Kurt Vonnegut e gli accordi post-matrimoniali

Sembra che gli accordi pre-matrimoniali fossero in voga ben prima di essere messi in scena dai fratelli Coen e resi famosi dalle coppie hollywoodiane, alle prese con patrimoni milionari, tradimenti facili e divorzi lampo. Qualche esempio? Si dice che Nicole Kidman spenda ben 600 mila dollari l’anno per tenere il marito lontano da sesso droga e rock n' roll. Un piccolo premio fedeltà. Catherine Zeta-Jones ha dovuto tutelarsi dalla patologia di Michael, esigendo svariati milioni di dollari in caso di divorzio. Sprovveduta invece la povera Katie Holmes, che ha acconsentito preventivamente a rinunciare al patrimonio di Tom; un passo falso Katie, non sono mica tutti dei bonaccioni come Dawson là fuori. 

Vi starete chiedendo cosa c’entra Kurt Vonnegut con questa list di star viziate. Beh, anche lui aveva stilato una sorta di accordo con la moglie, anche se post-matrimoniale.

Lo scopriamo grazie ad una lettera che lo scrittore indirizzò il 26 gennaio del 1947 alla moglie Jane, con la quale era sposato da sedici mesi, e che fa parte di Kurt Vonnegut: Letters, una raccolta di corrispondenze private dell'autore, a cura di Dan Wakefield, che uscirà il 30 ottobre per Delacorte Press

Le lettere, per la maggior parte inedite, sono state scritte nell'arco di sessant'anni e sono indirizzate a amici, familiari, vecchi compagni di classe, ma anche scrittori contemporanei quali Günter Grass, Bernard Malamud e Norman Mailer (al quale scrisse: I am cuter than you are.) Nell’insieme costituiscono l’autobiografia che l’autore non ha mai scritto; basti pensare che in una lettera scritta da un Kurt ventiduenne appena liberato dal campo di prigionia tedesco troviamo il resoconto del bombardamento di Dresda, esperienza raccontata e trasfigurata poi nel suo capolavoro Mattatoio n. 5.

Tornando al "contratto", trattandosi di Vonnegut merita una lettura nella sua interezza. Kurt rivela innanzitutto un animo casalingo, impegnandosi a pulire bagno e cucina una volta a settimana, in un giorno da lui stabilito. In modo approfondito eh, mica girando intorno alla pedana. Jane in cambio deve solo astenersi dal disturbarlo e interromperlo. 
E non solo, compaiono anche una serie di piccole accortezze che farebbero la felicità di qualsiasi donna di casa: niente sgradevoli imprecazioni tipo shit o sonofabitch, non portare fuori la spazzatura con le pantofole da camera, non lasciare in giro pacchetti di sigarette vuoti, non appoggiare il posacenere pieno su superfici scivolose o precarie che possano dar luogo a ribaltamenti. 
E soprattutto, la promessa delle promesse, la dichiarazione che ogni donna vorrebbe sentirsi fare ma che in pochissime hanno avuto la fortuna di veder messa per iscritto: soddisfare qualunque richiesta ragionevole della moglie in un tempo limite di tre giorni dalla manifestazione di suddetta richiesta. Impegno ancor più gravoso se consideriamo che la moglie al momento della lettera era incinta e dunque facile alle voglie. Certo, l’aggiunta dell’aggettivo "ragionevole" potrebbe aprire un dibattito infinito e servirebbe un ulteriore contratto per stabilire cosa rientra nella sfera della ragionevolezza. Tutto sommato Jane, puoi considerarti una donna fortunata. 

Ora vi saluto perché ho lanciato una stampa della lettera, la farò trovare a mio marito sotto il torsolo di mela che ha lasciato ieri sera sul divano.

Francesca Modena

Francesca Modena, nata a Modena, vive e lavora a Modena. Si alza all'alba per scrivere e correre. È fermamente convinta di essere giovane.

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