La gatta con gli stivali: Beatrix Potter e il crossdressing

Particolare di un’illustrazione di Quentin Blake per The Tale of Kitty-in-Boots

Dopo quasi due anni, credo che ormai sappiate tutti quali sono stati gli autori imprescindibili della mia formazione letteraria da bimba. In un modo o nell’altro – intervistati, citati o solo inconsciamente ricalcati nel modo di scrivere – Bianca Pitzorno, Roald Dahl, J.K. Rowling, Jill Barklem, Astrid Lindgren, Gianni Rodari hanno spesso fatto capolino tra le righe dei miei pezzi. Insieme a tanti altri, certo, ma questi appena ricordati sono gli indimenticabili, i fondamentali, a cui sono felice di aggiungere oggi altri due nomi giganti: Beatrix Potter e Quentin Blake. Presi singolarmente li conosciamo e li amiamo tutti (Peter Coniglio, Tom Micio, le orecchie a sventola del GGG, Matilde che legge, e chi più ne ha più ne metta), ma la news è che a breve avremo modo di vederli in coppia.

A settembre infatti, nell’anno del centocinquantesimo anniversario della nascita di Beatrix, Penguin Random House Children’s ne pubblicherà un racconto inedito, intitolato The Tale of Kitty-in-Boots e accompagnato dalle illustrazioni di Quentin Blake. Indubbiamente un bel cambiamento rispetto agli acquerelli con cui la scrittrice era solita accompagnare le sue storie, e che ci hanno abituato a un soffice Peter Coniglio in giacchetta azzurra. Ma altrettanto indubbiamente l’artista britannico saprà rispondere in modo egregio all’assenza di disegni con cui Beatrix abbandonò l’opera (finì il racconto, ma realizzò una sola tavola), e incarnare, pur con stile del tutto diverso, uno dei principi della scrittrice: non proteggere eccessivamente né trattare con condiscendenza i bambini.

E il caso di questa storia più che mai dimostra come l’autrice ritenesse che i bambini sono in grado di leggere e capire molto più di quel che pensava il suo editore dell’epoca (e tante persone anche oggi, se è per questo). La protagonista, la Kitty del titolo, è una gatta nera, e già il fatto che gli stivali li abbia una gatta e non un gatto è di per sé dirompente. Se poi aggiungiamo che Kitty non solo porta gli stivali, ma anche “a gentleman’s Norfolk jacket”, che però indossa tutto questo solo di notte e che di giorno si fa chiamare Miss Catherine St. Quintin, be’, siamo praticamente a rischio censura (a Venezia di sicuro. Ma per rincuorare chi già grida al libro gender: le trattative per un’edizione tradotta del racconto sono ancora in corso).

Già miei cari, quella birichina della Beatrix ha riservato per il suo ventiquattresimo racconto un lato provocatorio e non rassicurante – già anticipato dalle storie precedenti: io ancora mi sogno il povero Tom Micio intrappolato nella pasta di pane dal malefico topo Samuel Baffetti – che deve aver inquietato non poco l’editore Warne. Kitty, infatti, non ha solo l’abitudine di sgattaiolare di notte fuori dalla casa della sua padrona con indosso abiti maschili per andare a caccia, facendosi chiamare Squintums o Q. No, per poco non fa fuori il povero Peter Coniglio, che qui compare in versione anziana e pingue, e la signora Trovatutto, oltre a ingaggiare un testa a testa con il signor Tod e, una volta tornata a casa, aggredire Winkiepeeps, il gatto che copre le sue assenze notturne. Insomma, un personaggio non proprio lineare e di certo un protagonista non convenzionale per una storia da bambini.

Non fu però solo per le perplessità dell’editore che il racconto non vide la luce nel 1914: in quel periodo la scrittrice si era da poco sposata e trasferita in campagna, dove passava le giornate dedicandosi alla gestione della fattoria più che alla scrittura; inoltre, le morì il padre e infine scoppiò la guerra. L’opera rimase su un quadernetto di appunti, conservato negli archivi del Victoria and Albert Museum di Londra, ma mai considerato fino al 2013, quando Jo Hanks di PRH lo riscoprì e decise di pubblicarlo per la prima volta, a più di cent’anni dalla sua stesura.

Di tempo sembra esserne passato a sufficienza, Beatrix stai tranquilla, oggi siamo più pronti ad accettare protagoniste che si trovano a loro agio in panni maschili e non sono angeliche e perfette dame di compagnia… Forse.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

2 Commenti
  1. lo sto traducendo or ora, sorridendo sotto i baffi: una micetta a dir poco intraprendente…

  2. non solo, in anteprima: ci sarà anche un nuovo racconto conigliesco scritto da Emma Thompson (ma sì, l’attrice, proprio lei), l’unica, a parere degli eredi di B.P., in grado di proseguire con la saga di conigli vari…