La memoria preferisce Facebook ai libri

Avete fatto il giochino "Quanti libri ricordi?" del nostro Andrea Meregalli e avete totalizzato 0 punti? Vi spiego perché. Anzi ve lo spiega una ricerca dell'Università di Warwick e della California.

I ricercatori hanno testato la capacità di memorizzazione sottoponendo ai partecipanti tre materiali diversi: gli aggiornamenti di utenti anonimi di Facebook, frasi selezionate casualmente dai libri e volti umani.

Nel primo test i partecipanti hanno mostrato di ricordare una volta e mezza in più i post di Facebook rispetto ai libri. Nel secondo la memorizzazione di Facebook era di due volte e mezzo superiore a quella dei volti. «Un gap nella performance che è simile a quello che si verifica tra persone che soffrono di amnesia e persone con una memoria di ferro», sottolinea la dottoranda Laura Mickes.

Cosa rende i post di facebook più memorizzabili? La brevità, la semplicità, i pettegolezzi che contengono? Un insieme di questi elementi, sembra.

Prima di inziare l'esperimento i ricercatori hanno fatto in modo che i post di Facebook non si differenziassero troppo dalla frase di un libro, quindi stessa lunghezza e linguaggio il più possibile "ripulito" da irregolarità ortografiche come emoticon, maiuscoli, e punti esclamativi, che favoriscono la memorizzazione. Ciononostante Facebook ha sempre vinto la sfida.

C'è di più, i commenti ai post sono stati i testi più ricordati di tutti. Questo perchè i gossip restano più impressi nella nostra mente come tutte quelle informazioni in formato "mind-ready", cioè spontanee, informali e colloquiali.

Secondo la professoressa Christine Harris, il fenomeno è del tutto normale se si pensa all'evoluzione dell'uomo e a quanto la memoria sia stata essenziale per la sopravvivenza e la socializzazione. Solo ricordando ciò che gli altri dicono sappiamo riconoscere gli amici dai nemici e difenderci.

«La nostra capacità linguistica non si è sviluppata in funzione della comprensione di testi complessi» aggiunge il professore Nicholas Christenfeld «Si potrebbe dire che la pratica di scrivere in maniera attenta e curata, che risale agli ultimi cinquemila anni, sia un'anomalia. La moderna tecnologia ci consente di tornare a un tipo di comunicazione pre-letteraria. Ed è questa che funziona e viene ricordata».

 

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