La misteriosa storia dell’anello che ispirò Tolkien

Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli

Mi serviva un incipit in grado di calarci subito nell'atmosfera, così ho optato per la scelta più banale ed efficace. Per i tolkieniani non sarà una di quelle notizie che fanno saltare su dalla poltrona, ma la vista dell'Anello ha comunque un non so che di fascino. Okay, non è proprio quell'Anello, per il semplice fatto che quell'Anello non esiste, così come non esistono Bilbo, Frodo, Gandalf e Gollum (proprio così, non esistono, fatevene una ragione), ma è con ogni probabilità quello che ha dato a Tolkien l'ispirazione per i suoi libri, e ora è in mostra al Vyne, in Inghilterra.

La storia di questo oggetto è molto affascinante. Si tratta di un anello d'oro di 12 grammi, di età romana, ritrovato in un campo dell'Inghilterra meridionale nel 1785. Non un anello normale, bensì un anello maledetto. Su di esso è incisa la dea Venere e una scritta in latino in cui viene nominato un tale di nome Senecianus. Fin qui tutto normale, ma qualche decennio dopo il ritrovamento, a cento miglia di distanza, fu rinvenuta una lapide in cui si parla di un certo Silvianus – proprietario di un anello rubato – e della maledizione da lui scagliata contro colui che ha sottratto il suo tesoro. E sapete qual è il nome con cui viene indicato il ladro? Senecianus, ovviamente, maledetto finché non riporterà l'anello al tempio del dio Nodens.

Tolkien, prima di mettersi a scrivere romanzi, lavorava come professore a Oxford e, tra i suoi studi, si occupò anche di Nodens, visitando più volte il suo tempio. È quasi certo che fosse a conoscenza della storia dell'anello maledetto che, secondo gli storici, dopo il ritrovamento fu venduto alla famiglia Chite, proprietaria del Vyne, per secoli interessata all'antiquaria. Oggi il Vyne è della National Trust che, in collaborazione con la Tolkien Society, ha organizzato una mostra con dei bei pezzi forti per tutti i fan: oltre all'anello di Silvianus, è possibile trovare anche una copia della maledizione e la prima edizione di Lo Hobbit. Tolkien, quindi, potrebbe aver tratto la propria ispirazione da un misterioso furto avvenuto secoli fa chissà per quali ragioni. Chi era davvero Senecianus e perché rubò l'anello? Qual è il segreto che si nasconde dietro questo oggetto? Ma soprattutto, che cosa stava cercando, nei pressi di Silchester, quel contadino che lo ritrovò nel lontano 1795? Purtroppo, cari telespettatori lettori, non possiamo darci nessuna risposta, ma nel dubbio possiamo spararci una bella maratona del Signore degli Anelli, che non fa mai male. 

 

 

 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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