La puntualità di Fabio Volo

(photocredit: music.fanpage)

 

Il 22 ottobre uscirà La strada verso casa, l'ultimo romanzo di Fabio Volo pubblicato da Mondadori. Una notizia chiara, semplice, che però presenta un errore. Quale? Be', non è una notizia. Quando ho intercettato gli articoli che la riportavano, sono subito andato a curiosare, a capire, a informarmi. Ho scoperto che Fabio Volo ha pubblicato sulla sua pagina Facebook la copertina del nuovo libro (eccola) e che è già online anche la trama (eccola). La copertina ripropone quello che è ormai un modello riconoscibile delle copertine dei libri di Fabio Volo: oggetto curioso su sfondo a tinta unita. Ha funzionato e funziona, è praticamente un marchio di fabbrica del tandem Volo-Mondadori di cui personalmente apprezzo la continuità. Anche nella trama si possono individuare alcuni elementi ricorrenti (trentenni-quarantenni in crisi di identità che cercano di posticipare il momento in cui, nei rapporti di coppia e nella vita in generale, è necessario prendersi delle responsabilità) sebbene stavolta la storia sia basata sul confronto tra due fratelli («Il nuovo romanzo di Fabio Volo racconta la storia di due fratelli che gli eventi costringono ad avvicinarsi, a capirsi di nuovo»).

La strada verso casa esce a due anni di distanza da Le prime luci del mattino (2011), che a sua volta uscì a due anni di distanza da Il tempo che vorrei (2009), il quale seguì Il giorno in più (2007) che fu preceduto da Un posto nel mondo (2006) e prima ancora da È una vita che ti aspetto (2003) e Esco a fare due passi (2001). Le date parlano chiaro: Fabio Volo ha pubblicato sette libri in dodici anni, arrivando sempre puntuale a un appuntamento che, progressivamente, lo ha portato a essere atteso da un numero sempre maggiore di lettori. Un romanzo ogni due anni, pubblicato saggiamente in autunno e candidato a essere uno dei più gettonati regali di Natale. Seriale, puntuale, Natale (lo so, il terzetto così non ha senso, ma fa una gran bella rima). Tutto da copione, così come rientreranno nel copione le solite polemiche portate avanti da lettori frustrati e aspiranti scrittori sfigati (figure che spesso coincidono nella medesima persona), tutti accaniti contro Fabio Volo che scrive male, che scrive romanzi che fanno pena e che occupa ingiustamente le librerie monopolizzando l'attenzione, nascondendo i libri buoni, contribuendo ad abbassare il livello della qualità della lettura e della scrittura (le frange più estreme lo accusano anche del fallimento di Alitalia, della guerra in Siria, del successo di Miley Cyrus e del fatto che stamattina c'era poco latte).

Fabio Volo scrive tanto, vende tanto, guadagna tanto. Libri più belli dei suoi non vendono per niente e autori più bravi di lui non guadagnano una lira. E Berlusconi è più ricco di me, ma bisogna farsene una ragione, credo, perché, credo, l'attuale situazione italiana della lettura e dell'editoria è talmente preoccupante che anche un La strada verso casa che porta la gente in libreria dovrebbe far tirare a tutti un sospiro di sollievo, perché se c'è un numero (esiguo) di italiani che può permettersi di andare ancora in libreria e di spendere soldi per un libro, sia esso Proust o Fabio Volo, dovremmo accogliere la notizia con serenità. E la cosa positiva è, come dicevo all'inizio, che tutto ciò, per fortuna non fa notizia, perché Fabio Volo sforna libri con regolarità, libri che si assomigliano, con copertine che si assomigliano, ma che vendono e fanno contenti tutti (fatta eccezione per chi gode a rodersi il fegato). Perciò, finché escono i suoi libri significa che le cose, nonostante tutto, continuano a scorrere secondo la normalità. La brutta notizia, piuttosto, sarebbe il crollo delle vendite del suo ultimo romanzo. Ciò non significa che Fabio Volo, con la sua puntualità e il suo successo, debba essere considerato un salvatore della patria. La sua presenza, però, a me sembra quanto meno rassicurante.

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

27 Commenti
  1. beh però se una commediaccia orrida incassa un botto di soldi in sala la cosa non mi fa certo sentire particolarmente fiduciosa sul futuro del cinema italiano…Non tutti devono leggere Proust, siamo d’accordo, ma il fatto che i libri del Signor Volo si vendano non vuol dire che siamo in buone mani e che si debba accettare la cosa allegramente in nome del benessere dell’editoria.

  2. Condivido il tuo commento, Alessia, specificando che le mie parole non volevano indicare Fabio Volo come la felice panacea che risolverà i problemi dell’editoria nostrana, e augurandomi che nessuno possa dubitare dell’universale tristezza che procurano i libri Proust oscurati dai suoi. Il mio tono pro-Volo rispecchia piuttosto la mia personale polemica contro gli anti-Volo, che vedono in lui la massima manifestazione del male, quando si parla di libri.

  3. cioè, fammi capire…

    la (nostra? tua? di chi?) normalità sarebbe legata (a doppio filo) con le vendite dei libri di Fabio Volo..?

    scusa, eh, però mi pare un concetto “lievemente” incomprensibile.

    personalmente, non ho nulla contro Fabio Volo, ma ti assicuro che se il suo nuovo libro vendesse pochissimo, sarei l’ultimo dei terreni a cadere in depressione.

  4. In realtà non è proprio una buona notizia, perché grazie al buon volo guadagna solo Mamma Mondadori. Diciamo che è una buona notizia per Mamma Mondadori e dovrebbe essere indifferente al 99% del mondo dell’editoria, compresi scrittori e lettori. Perché tanto chi compra Fabio Volo, difficilmente comprerebbe Proust. Difficilmente – e dico difficilmente per non generalizzare troppo – inoltre avrebbe il gusto di scoprire il geniale scribacchino sfigato, di cui un altro tipo di lettore sarebbe entusiasta, perché riterrebbe in definitiva “diverso” dal buon Volo e “suo”. Il buon vecchio meccanismo dell’immedesimazione.

  5. @Jeanloupverdier Mi spiace se il concetto è apparso incomprensibile, ma non intendevo far notare alcun filo diretto né tanto meno alcuna rigida proporzione tra la normalità (della vita quotidiana, della salute dell’editoria) e il risultato delle vendite del nuovo libro di Fabio Volo. Ciò che mi premeva evidenziare è che, con la loro serialità, le pubblicazioni di Volo non fanno notizia, così come non fanno notizia le loro grandi vendite, bensì farebbe notizia un loro insuccesso. La serialità, inoltre, ne ha fatto una presenza costante, sicura (da qui il mio “rassicurante”), che non implica di certo una certificazione della situazione attuale e non suggerisce che tutto vada bene o che tutto vada male in base ai risultati di vendita dei libri di Fabio Volo: la sua presenza, come la presenza di qualsiasi evento certo, suggerisce semplicemente che, nonostante tutto, gli stravolgimenti in atto devono fare i conti con punti fermi.
    In effetti il pensiero è contorto, ma assicuro anche io di non essere condizionato, nell’umore, dal successo o dall’insuccesso di “La strada verrso casa”.

  6. Io eliminerei il discorso commerciale perché, come dice Andrea (non Camillo) il vero guadagno economico ce l’ha Mondadori e Mondadori soltanto.

    In tutta onestà, l’unica cosa positiva che vedo riguarda il fatto che gente che in media non legge (o legge molto molto poco), leggerà un libro. Poi, è chiaro, non è Proust, non è Hemingway o DFW, ma è pur sempre un libro. Saranno persone che, con ogni probabilità, intaseranno poi Facebook con citazioni dal libro, e questa non è una cosa molto bella, ma il fatto che ci sarà un lettore in più non è una cosa positiva?

  7. sono d’accordo con Jacopo.

    secondo me, non esistono lettori buoni e lettori cattivi.

    ergo, ben vengano anche tutti quelli che leggono solo un libro ogni 2 anni.

    solo non mi “tornava” l’assioma “vendite di Fabio Volo=felicità per tutti”.

    ma, al riguardo, ha già ben precisato l’autore dell’articolo.

  8. Guardate che è un errore pensare che queste persone leggano un libro ogni due anni. Mia madre legge i thriller da supermercato e leggerà almeno quanto me, se non di più. Chi legge Volo appartiene, per quanto sia brutto da dire e una generalizzazione eccessiva, a un ben definitivo segmento del mercato editoriale, che è quello più redditizio. Un libro seriale richiama lettori che amano la serialità. Che vogliono leggere centianaia di volte lo stesso soggetto, finché non esauriscono il desiderio di stare a quel gioco e cercano un nuovo schema. Volo tramonterà inesorabilmente, prima o poi, insieme alle voglie dei suoi lettori, oppure si riciclerà in un nuovo formato, se sarà bravo abbastanza da farlo. Ma finché c’è l’industria culturale ci sarà sempre un Fabio Volo. Poco male, perché io trovo ancora proposte interessanti, editori e scrittori indipendenti che ci sanno fare. E gli stessi grandi editori sono obbligati a pubblicare qualcosa di decente ogni tanto, no?

  9. Personalmente io trovo assurdo che un lit-blog come il vostro si permetta di definire “lettori frustrati” quelli che criticano Fabio Volo come autore di romanzi. Jacopo mi fa notare su twitter che abbiamo due diverse concezioni della lettura e dell’educazione: be’, se questa è la vostra, aggiungerei meno male.

    E comunque lo scopo di questo post mi pare chiaro: in fondo è lo stesso che si prefigge Mamma Mondadori pubblicando Volo. E’ il traffico, baby.

  10. @Holden&Company In merito all’ultima osservazione, come autore del post, posso dire di aver scelto di parlare di Fabio Volo ritenendo che fosse un argomento interessante. È il criterio principale su cui mi baso, poiché le news devono attirare l’attenzione e incuriosire. Dubito, però, che il traffico dei lettori su Finzioni sia fortemente condizionato da articoli come questo. Potrà forse contribuire, ma non è un post su Fabio Volo che fa la differenza e, consapevole di ciò, se ho scelto di parlare di questo argomento è stato solo per voglia di sottoporre ai lettori una notizia che ritenevo interessante e che potesse dar vita una discussione. Il secondo, obbiettivo, almeno, sembra essere stato centrato 🙂

  11. Avete mai letto Fabio Volo? Io sì. La mia coinquilina aveva portato in casa "Esco a fare due passi"; non sapevo che fare e lo lessi in un pomeriggio, se la memoria non fa cilecca. Non mi piacque, lo trovai banalotto. Ora, sono forse, per questo, una lettrice frustrata? Assolutamente no. Fine della prima parte.

    Quanti dei personaggi che popolano web e social e che gridano infuriati contro Volo, i libri di Volo, i lettori dei libri di Volo e i citazionisti dei lettori dei libri di Volo hanno mai letto VERAMENTE Volo? Anche solo qualche pagina, qualche brano, qualcosa in più, insomma, della citazioncine che appaiono sulla bacheca di molti. Mi piacerebbe davvero fare un sondaggio in stile "Le Iene", ma sono comunque abbastanza sicura che la risposta sarebbe: pochi, davvero molto pochi. Ecco a chi ho pensato quando Andrea ha parlato di "lettori frustrati": a coloro che, come pecoroni, si accodano lungo la serpentina del pensiero comune, pronti a screditare spesso – troppo spesso, ahimè – meramente a priori, millantando gusti letterari pregiati e di spessore.

    Come se dovessimo fare sempre un hit parade di cosa è meglio di cosa, poi. Ma chi l'ha detto?!? Dove sta scritto?!? La lettura non è una gara né una competizione. Non per come la intendiamo noi. E adesso vado a proseguire con la mia Helen Fielding e l'ultimo di Bridget Jones, e se qualcuno osa dirmi qualcosa gli darò del frustrato, eccome se lo farò.

  12. No, Holden/Luca Pantarotto, la nostra educazione è differente perché non sono abituato a dare della “pezza da culo” a una persona che neppure conosco. Questo comportamento è deludente perché porti avanti una dialettica da tv berlusconiana, e onestamente mi sarei aspettato di più da un blog sulla letteratura americana.

    Per quanto riguarda il modo differente col quale consideriamo la lettura, su Finzioni consideriamo più felice il fatto che una persona legga un libro scadente piuttosto che non legga affatto. Questo è il pensiero di Finzioni, ed è più che lecito non pensarla allo stesso modo; ma criticare un sito perché non è qualcos’altro, è come criticare una sedia perché non è un elefante.

  13. Jacopo, è evidentemente che non ci capiamo. Prova a mettere su due piatti della bilancia gli epiteti “pezza da culo”, che io – su Twitter – ho attribuito a Volo (e mica me lo rimangio; anzi, sarà contento, visto che le tematiche relative a cacca e cesso occupano in genere almeno 20/30 di ogni suo libro, e gli epiteti di “lettori Frustrati” e “pseudo-intellettuali” che tu/voi attribuite a chi critica Volo, e fatti due conti.

    Per quanto riguarda l’argomento “leggi Fabio Volo, basta che leggi”, è la cosa più vecchia del mondo, e fa ridere i polli. Se leggi Fabio Volo, quello leggerai per tutta la vita: e va benissimo, eh?, anch’io leggo cagate, mica leggo solo Faulkner, ognuno ha i suoi guilty pleasures. Ma chiamarli appunto così, no? Il fatto è che voi, qui, fate buono tutto, e questo non fa bene, credo, alla letteratura: perché far buono tutto significa che, in fondo, non te ne frega niente di niente.

    Poi se preferisci puoi anche continuare a darmi della Barbara D’Urso, eh? Mica mi offendo. Solo che – ti invito a considerare – è proprio nei salotti della D’Urso che si fa buono tutto, come fate voi.

  14. (continuando una conversazione con Jacopo su twitter…)
    Concordo con la faciloneria di certa critica aprioristica, che non ha senso considerare in un dibattito serio. Ritengo, comunque, che Volo sia facile bersaglio di “lettori frustrati e aspiranti scrittori sfigati” (frasi che secondo me ha destato la suscettibilità di qualcuno) in quanto esponente della cosiddetta letteratura di consumo (niente in contrario, purché non diventi LA letteratura). La domanda per me sottesa perciò è: lo scrittore in questione avrebbe pubblicato e venduto tanto se non fosse già stato un personaggio pubblico e di spettacolo? La parte meno scontata della risposta sta nel fatto che è all’ennesima – e con successo – esperienza letteraria.

  15. Non sono d’accordo, Luca. Io di Volo non ho letto nulla, e perciò non mi sento in grado di criticarlo in alcun modo. Chi lo fa di solito non ha letto un solo libro suo: com’è possibile criticare ciò che non si conosce? Forse sbaglio io, ma preferisco mettere tutto il discorso tra parentesi. Chi invece critica i libri di Fabio Volo senza averli letti si dà un tono da pseudo-intellettuale. Perché queso epiteto non si attacchi basta argomentare la propria posizione, dire perché Fabio Volo è la cosa peggiore che può materializzarsi in libreria, una cosa così dannosa che merita la damnatio memoriae. Credo invece che si debba parlarne, e che ignorare l’argomento non giovi a nessuno. Per quanto riguarda “lettori frustrati”, ti posso dire che sono d’accordo con te perché trovo che sia un’espressione troppo forte e troppo assolutista nel descrivere le possibili cause che sfociano nell’odio per Volo. Ci saranno lettori effettivamente frustrati e aspiranti scrittori rosiconi, certo, ma ci saranno anche persone che hanno letto i suoi libri e che li reputano immondizia. La differenza tra “lettori frustrati” e “pseudo-intellettuali” è che quest’ultimo si applica non a chi detesta Volo, ma a chi critica in maniera piatta.

    Finzioni è da sempre un sito di lettori e non di critici. Quando abbiamo aperto il progetto ci siamo dovuti chiedere se potevamo criticare un libro senza avere gli strumenti dei critici: l’unico modo in cui possiamo parlare di un libro è da lettori. Il motivo per il quale parliamo bene di tutto è che di tante cose non parliamo(*). Se recensissimo tutti i libri che gli editori ci mandano, ciò che dici sarebbe vero, ma non è ciò che succede. Lo scopo finale di Finzioni (come quello di ogni sito letterario) è di fatto quello di dare consigli di lettura. Sai anche tu qual è la mole di libri che viene pubblicata ogni anno in Italia: che senso ha consigliare cosa non leggere quando un’operazione del genere toglie un titolo dai mille? Il lettore saprà solo che quel libro non è consigliato, ma avrà comunque l’imbarazzo nei confronti degli altri 999. Per noi ha più senso consigliare solo libri belli.

    Infine, per quanto riguarda la D’Urso e la dialettica da berlusconismo, ciò che intendo è che ci sono molti modi di criticare. Uno, quello portato avanti da Berlusconi in primis e poi riflesso da ciò che lo circonda (come la D’Urso), prevede un attacco senza mezzi termini. Ne siamo tutti vittima (nel senso che anche a me, di istinto, viene da criticare in questo modo), perché volenti o nolenti sono vent’anni che in tv e in politica si sentono solo degli insulti.
    Ma c’è anche un altro modo di criticare, quello in cui non si presuppone che l’altra persona sia un merdone, ma si preferisce chiedere prima spiegazioni e poi, nel caso, dare del merdone. C’è di mezzo il dialogo, il confronto maturo che da vent’anni non abbiamo. Ripeto, anche a me viene più facile il metodo D’Urso, ma sarei davvero davvero grato se almeno su Finzioni si riuscisse a dialogare.

    Come ti dicevo anche su Facebook, Finzioni ha dei problemi (v. i refusi, ma non solo) che stiamo cercando di risolvere coi mezzi che abbiamo; ci sono però anche lati del progetto che non sono modificabili perché si tratta di una diversa politica (v. il non parlare male di libri).

    (*) e non è neppure molto vero dato che a volte parliamo bene, altre parliamo della nostra esperienza di lettura. Parlare sempre bene perché non si parla mai male è una semplificazione logica.

  16. @Lorenzo: eh, secondo me no, non avrebbe pubblicato. O forse sì perché gli editor avrebbero nasato comunque l’aspetto più commerciale. Tempo fa ci fu il fenomeno Bisotti (se non sbaglio il nome), che di fatto condivide con Volo sia il target, che il genere che le critiche; lui, però, non era un nome famoso.

  17. Sempre brutto incasellare ed etichettare le persone: Lonely Planet in molte edizioni delle sue guide fece l’errore di etichettare come “orde di turisti con macchina fotografica al collo” i propri lettori insodisfatti di alcune loro proposte.
    I dati di vendita insegnano che è meglio evitare.

    Critico da sempre Volo e chi lo legge proprio perché, avendo provato a leggerlo, mi sono reso conto che di originale e creativo non c’era nulla.
    Non mi sento sfigato aspirante scrittore ma si, mi sento frustrato lettore.
    Frustrazione, dal dizionario: mancato soddisfacimento o appagamento dei propri desideri, delle proprie speranze e sim.; stato di insoddisfazione, delusione che ne deriva.

    Impossibile quindi che leggere volo non possa lasciare in stato di frustrazione.

    Inoltre le fastidiosissime e virali citazioni su web e sui social network finiscono proprio per testimoniare che i temi, le espressioni e le “immagini” scritte sono del tutto già viste, sentite, e scritte. Versi di canzoni, scene di film, parti di altri scritti.
    Non un plagio diretto ma un argomento veramente trito, ritrito e ripassato in padella.
    Chi lo cita ha visto, sentito e forse già letto poco altro o semplicemente qualcosa di “poco distante da casa”.

    E’ un fatto che volo, come moccia (da scrivere sempre minuscoli, ovvio) pubblichino e che lo facciano spesso perché famosi e perché appoggiati da personaggi famosi (il caso di moccia figlio d’arte è emblematico!).

    Mc Donald’s è sempre lì, puntuale con i suoi panini scaccia crisi venduti anche ad 1€ eppure questo non ci rassicura dal problema alimentazione ne da quello alimentazione sana. Perdonate l’empio fuori tema per confutare la tesi della pubblicazione rassicurante.

    Finzioni, progetto di lettura creativa: volo che c’entra quindi? E più che altro, cosa si propone scrivendone visto che non si parla del contenuto del libro ne si accenna alla trama (A parte 1 riga)?

    P.S. No, vi prego no, i commenti dei colleghi di Finzioni no…anche se non è vero sembreranno sempre scritti per spalleggiare, a mio parere andrebbero quindi evitati.

  18. Per tutto ciò che dici, lascio rispondere Andrea Camillo. Io ti rispondo solo per il post scriptum.

    È vero che i commenti di colleghi sembrano sempre scritti per spalleggiare, e ciò a volte perché è davvero questo il fine, ma altre volte perché si condivide un certo modo di pensare. Per quanto riguarda i miei commenti, però, noterai che non sono assolutamente allineati al 100% con l’articolo né per l’epiteto di “lettori frustrati” né per le ragioni per cui il successo di Fabio Volo non è da vedere in maniera così pessimista.

  19. @Massimo S. Credo sia a questo punto doveroso scusarmi per un’espressione, “lettori frustrati”, con cui non intendevo etichettare in maniera offensiva coloro che, legittimamente, leggono e non apprezzano i libri di Volo (a tal proposito, apprezzo il ribaltamento della frustrazione intesa come conseguenza della lettura dei suoi romanzi). Essendo stata essa oggetto della discussione e di incomprensioni, credo sia opportuno ritenerla infelice, perché scivolatami incautamente di mano.
    Per quanto riguarda l’esempio di Mc Donald’s, tutt’altro che fuori tema, voglio solo dire, come ho già risposto, che in quel “rassicurante” non intendevo designare Volo né come la panacea dell’editoria italiana, né come l’esempio da seguire per gioire dell’abbassamento qualitativo della lettura italiana. Ammetto che la chiusa dell’articolo alla “volemose bene” indebolisce quello che nel mio intento voleva essere l’avvio per una discussione, lanciata dallo spunto iniziale dell’uscita del nuovo romanzo di Volo, che mirava a sfiorare temi come lo stato della lettura o il rapporto tra la qualità e il successo. Poiché ne è nata una discussione incentrata su punti diversi da quelli che mi ero prefissato, ciò significa che la mia sollecitazione è stata difettosa.

  20. A proposito di commissari politici e propagandisti aziendali, la stessa rivista che critica senza averlo letto un romanzo di David Eggers che mette in discussione il verbo digitale (‘Internet è il Regno della Verità!’) definisce “lettori frustrati e aspiranti scrittori sfigati (figure che spesso coincidono nella medesima persona)” quanti si permettono di non apprezzare Fabio Volo, che vende tantissimo. Non c’è dubbio che l’anticonformismo e il coraggio nei confronti dei propri padroni siano uno dei caratteri dominanti delle ‘nuove realtà nate sul Web’…

  21. Criticare i libri di Fabio Volo senza averli letti è MALE. Elogiare i libri di Fabio Volo senza averli letti non è nè bene nè male: è LAVORO. Così mi sembra di aver capito dalle difese d’ufficio dei dipendenti di Finzioni.

  22. Sascha, non capisco davvero le tue argomentazioni e come tu sia arrivato a dedurre che qualcuno si stesse sognando di definire internet il regno della verità.
    Quindi ti rispondo solo su un punto: nell’articolo su Dave Eggers nessuno critica un romanzo che non ha letto, si riportano con tanto di link (tipo una decina) articoli di persone che criticano, dopo aver letto, le basi del nuovo romanzo di Eggers e creano un dibattito molto vivo oltreoceano che io ho trovato interessante e pertanto ho deciso di parlarne. Su una cosa sono d’accordo con te: è scorretto criticare ciò che non si è letto, che sia un libro o un articolo.

  23. L’articolo l’ho letto e avevo anche letto per conto mio gli articoli citati (beh, due). Più o meno equivalgono ai comunicati di una ditta petrolifera dopo che si è verificato un incidente serio a una piattaforma e hanno la stessa credibilità. Quanta alla definizione di sfigati per chi non apprezza Volo si commenta da sè: a me non piace criticare gli scrittori di successo e non credo proprio che sia colpa di Volo se davvero non si pubblicano o non hanno successo scrittori migliori. Ma mi da molto fastidio sentirmi dire, preventivamente, che se lo critico, magari a ragion veduta, sono un invidioso, un frustrato o uno sfigato. Se insultate la gente dovete aspettarvi che la gente vi risponda con lo stesso tono. Tutti noi dobbiamo guadagnarci il pane e magari diciamo in pubblico cose che non crediamo in privato: ma evitiamo di fare gli smargiassi, eh?

  24. @Sascha Ribadisco che non era mia intenzione offendere chi, legittimamente, non apprezza Volo (d’altronde, dovendo tracciare una linea di demarcazione netta, di certo non potrei collocarmi dalla parte dei suoi estimatori). Riferendomi polemicamente, ironicamente (e, è a questo punto opportuno ripetere, infelicemente) ai “lettori frustrati e aspiranti scrittori sfigati” volevo comprender chi non si limita a non apprezzare Volo ma si accanisce contro di lui arrivando ad accusarlo di colpe che gli sono dopotutto estranee. Non volevo di certo accusare preventivamente i suoi detrattori, ma solo punzecchiare i più radicali (e a mio modo di vedere esagerati) tra di essi. Se ho involontariamente offeso, continuerò a dispiacermene e a scusarmene. È giusto, però, chiarire anche che non è per “guadagnarmi del pane” che ho scritto quel che ho scritto e che, oltretutto, il contenuto dell’articolo rispecchia anche ciò che da tempo ripeto in privato. Questa precisazione serve inoltre a far notare che nessuna imposizione dall’alto è stata qui passivamente eseguita, dal momento che – anche se su Finzioni ci sono redattori così sacrileghi, come il sottoscritto, a parlare di Fabio Volo – non è di certo questo il luogo in cui i collaboratori vengono immolati per la causa di una linea editoriale interessata a difendere a spada tratta i libri di Fabio Volo.
    Quindi, di nuovo le mie scuse per tutti coloro che si sono sentiti offesi. Non era mia intenzione. Non volevo fare lo smargiasso. Non ho caporedattori che mi frustano e mi tolgono il pane se non parlo bene di Fabio Volo.
    Volevo solo tentare di sollevare una discussione e, ingenuamente, mi sono fatto esplodere la polemica tra le mani.

  25. Io ne ho letti due, il secondo dei quali (Un posto nel mondo) mi fu regalato da una mia amica fan di Fabio Volo, dopo che le dissi che il primo (Esco a fare due passi) non mi era piaciuto nemmeno un po’. In realtà le dissi che lo volevo lanciare fuori dal finestrino del treno! Comunque non mi è piaciuto nemmeno il secondo. Ma non mi sento di criticare i lettori di Fabio Volo, tra i quali ci sono persone intelligenti e per nulla superficiali. Mi sono chiesta anch’io cosa ci trovano in questi libri, forse a volte si ha voglia di qualche rassicurante banalità. In fondo la lettura è (anche) evasione.