La Rowling risponde alle domande sul suo romanzo clandestino

Su Finzioni abbiamo coperto l’evento editoriale dell’estate con diversi articoli, e sappiamo quasi tutto del romanzo The Cuckoo’s Calling e del suo autore, ormai a tutti gli effetti una spy story sulla spy story.

Dopo aver suscitato il classico polverone mediatico, adesso che gli spiriti si sono acquietati, rimangono un po’ di domande. Perché ha scelto uno pseudonimo? Era tutta una strategia di marketing? Chi l’ha smascherata? Ci saranno altri libri di Robert Galbraith? Verrà tradotto in altre lingue? La scrittrice, di solito restia a concedere lunghe interviste, ha risposto a tutti questi interrogativi nella sezione delle FAQ sul sito robert-galbraith.com

La Rowling dice di aver scelto uno pseudonimo per “allontanarsi il più possibile dal suo personaggio di scrittrice”. Robert Galbraith è il risultato della combinazione di Robert Fitzgerald Kennedy, uno dei suoi eroi della storia, e Ella Galbraith, un altro pseudonimo che si inventò in età giovanile. Della somiglianza con il nome del famoso economista americano John Kenneth Galbraith, col quale condivide anche le iniziali, non si è preoccupata più di tanto.

Lo scoop è tutto partito da una fuga di informazioni riservate alla Russells, lo studio legale della scrittrice. Un socio ha spifferato alla moglie del suo migliore amico che ha spifferato al Sunday Times of London via Twitter e quindi eccoci qui a stampare in fretta e furia 390.000 copie. È già pronto un sequel, la cui uscita è programmata per il prossimo anno, e si sta già lavorando alle traduzioni (non sappiamo in quali lingue, ma non dubitiamo che quella italiana sia già in corso d’opera).

Ma insomma, era tutto premeditato? Lei risponde, francamente, che non lo era. “Se aveste visto i piani labirintici che ho creato per nascondere la mia identità capireste quanto poco mi andava che mi scoprissero. Volevo mantenere il segreto il più a lungo possibile.” … Per poi rivelarlo? Per restare davvero nell’anonimato?
Queste risposte sono soddisfacenti solo a metà. Se si guarda all’aspetto letterario e in un certo senso narrativo vanno bene, ma come quando si leggere un romanzo, bisogna sospendere l’incredulità. Come non considerare tutti i risvolti commerciali? Come l’avrebbe presa un editore? Pubblicare la Rowling e vendere solo 500 copie? Io preferisco giocherellare con l’ipotesi del complotto: quel “più a lungo possibile” significa che prima o poi lo avrebbero, in qualche modo, rivelato, perché l’arte è anche consumo e, c’è poco da fare, queste sono le due facce del Giano dell’editoria.

Lorenzo Castelli

Da quando ha scoperto la differenza tra E’ e È la sua vita non è cambiata. Ma adesso inizia le frasi con il verbo essere alla terza persona singolare modo indicativo tempo presente una volta su tre. È convinto che i suoi articoli salveranno il mondo.

Nessun commento, per ora

I commenti sono chiusi.