La seconda vita di Max Pezzali

(photocredit: blogosfere)

 

E chi se lo aspettava. Già, direte voi, chi se lo aspettava che su Finzioni si mettessero a parlare di Max Pezzali. No, il mio chisseloaspettava si riferisce ad altro. A una rinascita, una seconda vita, una (ri)scoperta, chiamatela come volete. Perché il caso di Max Pezzali è senza dubbio singolare e credo meriti la dovuta considerazione; anche perché, come vedrete, in un modo o nell'altro c'è di mezzo un libro.  

La storia degli 883 la conosciamo tutti, proprio come conosciamo tutti il ritornello di Hanno ucciso l'Uomo Ragno o di Nessun rimpianto. Esatto, tutti, nessuno escluso, quindi giù la maschera. No, aspetta, ormai mica ci si deve vergognare di conoscere a memoria le canzoni degli 883. No? Eppure fino a qualche anno fa molti ti avrebbero sputato in faccia se ti beccavano a canticchiare Nord Sud Ovest Est sopra i quindici anni. Perché, si sa, durante l'adolescenza si va a tentativi ma si deve capire un po' che direzione prendere, anche indagando fino in fondo tutto la direzione che non vorrai prendere. Perciò scopriamo e ascoltiamo gruppi di cui ci innamoreremo follemente ma che magari, qualche anno dopo, considereremo solo il simbolo del passato, di una fase. Così per i libri, d'altronde. C'era chi a sedici anni leggeva Moccia e chi invece Dostoevskij. Poi si migliora, o si peggiora. Se vogliamo fare un paragone, ascoltare Max Pezzali qualche anno fa era come leggere Fabio Volo oggi. Negli Anni Novanta gli 883 hanno fatto epoca e negli Anni Duemila Il mondo insieme a te è diventato una specie di album-pomiciata, nonché fonte di ispirazione per giovani amanti armati di bombolette spray e/o di lenzuoli. E Max Pezzali è sempre stato coerente e valido, anche. Neanche lui, forse, si aspettava che nel 2013 sarebbe diventato il cantante del momento, icona ventennale apprezzata su tutti i fronti, in grado di potersi permettere di presentare battaglie tra rapper senza diventare lui stesso oggetto dello scontro.

Sarà che è uscito il suo best of e che ha buttato lì l'ipotesi di ritirarsi «da pugile imbattuto», fatto sta che il mondo della musica si è improvvisamente ricordato di lui, scordandosi di quando lo snobbava. Forse sta beneficiando dell'effetto vintage, che trasforma qualsiasi cosa in oggetto di culto per il semplice fatto di appartenere al passato, o forse sta meritatamente raccogliendo gli apprezzamenti che per un bel po' gli sono stati negati da quella buona fetta di pubblico che oggi lo riscopre. Tutto questo preambolo (perdonatemi, stavolta l'ho presa davvero larga) scaturisce dalla notizia dell'uscita di I Cowboy non mollano mai – La mia storia, autobiografia di Max Pezzali in uscita il 10 ottobre per Isbn Edizioni. Il libro racconta ovviamente la giovinezza di Max a Pavia, la voglia di evadere dalla provincia, la nascita degli 883 eccetera. Per i suoi fan si tratta di un testo imperdibile, ma non ci vuole un genio per sospettare che il libro potrà cavalcare alla grande l'onda del momento, la generale riscoperta di Max. Se fosse uscito due o tre anni fa, sarebbe stato accolto dai più con il solito risolino sprezzante di chi ascolta roba migliore di quella che ascolti tu, in tutto e per tutto uguale a quello di chi legge libri migliori di quelli che leggi tu. Poi però basta che il contesto ti indichi Max Pezzali come autore di culto ed ecco che anche qualche insospettabile finirà per leggersi I Cowboy non mollano mai, come è giusto che sia. Allo stesso modo, può darsi che tra qualche anno i libri di Ligabue saranno apprezzati non solo dalle ragazze che al concerto gli tirano il reggiseno e da D'Orrico che lo paragona a Carver, ma anche da tutti quelli che ne capiscono.    

L'esempio di Max Pezzali offre una lezione per molti. Anzitutto, per tutti i cantanti che credono di poter raccogliere più consensi e di liquidare l'etichetta che gli è stata affibbiata con gli anni: come vedete, c'è una possibilità anche per voi, state sereni. Poi per i settari della musica, e quindi anche dei libri, che pensano di decidere da sé e di essere estranei ai condizionamenti esterni: la voglia di conoscere è legata alla voglia di socializzare, perciò alla fin fine leggerete libri per parlarne con qualcuno, per far vedere agli altri che ne sapete qualcosa, per capire dagli altri se quello che state leggendo merita oppure no. Non per fare il cospirazionista, ma è inutile credere di essere totalmente liberi nelle nostre scelte. In sostanza, leggiamo e ascoltiamo quello che crediamo vada letto e ascoltato oppure che non vada letto e non vada ascoltato. Che sia in positivo o in negativo, è sempre rispetto a un canone che facciamo le nostre scelte, ma l'esistenza di un canone implica l'esistenza di una selezione, quindi di una scelta, ma di una scelta fatta da chi? Ora, dato che comincio a somigliare pericolosamente ad Adam Kadmon, dirò solo questo: pochi snobismi, perché c'è sempre da imparare, anche da Max Pezzali. Un abbraccio

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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