(photocredit: guardian)

 

A me le voci fuori dal coro piacciono sempre. Sarà il gusto per la polemica, per lo scombussolamento delle posizioni, per le provocazioni, i fraintendimenti e fiammate. Magari può partire tutto da una dichiarazione discutibile e difficilmente condividibile, ma ecco che il dibattito si rimette in moto e, miracolosamente, si riesce addirittura a parlare di qualcosa che era passato da tempo in secondo piano. È questo, in fin dei conti, il merito che personalmente riconosco a Terry Deary, autore britannico di libri per bambini, pubblicato in Italia da Salani, il quale ha avuto il coraggio di dire che le biblioteche sono diventate inutili.

Il papà di Puzzolenti primitiviHorrible Stories, Ganzi greci e di moltissimi altri titoli – che tra l'altro lo scorso anno si posizionò al settimo posto nella classifica dei libri più prestati nelle biblioteche del Regno Unito – è intervenuto nel dibattito locale di Sunderland, la sua città, dove il consiglio comunale sta decidendo se tagliare i fondi alle biblioteche pubbliche per far tornare i conti. Gli altri scrittori si sono mobilitati, mentre Deary ha detto che le biblioteche hanno fatto il loro tempo. "Non sto attaccando le biblioteche, ma il concetto stesso di biblioteca" ha detto al Guardian. In Inghilterra la tradizione delle public libraries è radicata nella cultura del paese, che se ne dotò già nella seconda metà dell'Ottocento. Deary contesta proprio l'inattualità di queste strutture. "Perché sono passati centocinquanta anni e noi abbiamo avuto questa idea di poter leggere i libri gratuitamente, a spese di autori, editori e contribuenti. Ma non siamo più nell'Età Vittoriana, quando si voleva permettere anche ai poveri l'accesso alla lettura. Oggi paghiamo la scuola dell'obbligo, per questo."

Affermazioni spigolose, che trovano pochissimo seguito tra gli scrittori ma che devono comunque farci ragionare (anche se tra la tradizione bibliotecaria britannica e la nostra possono esserci, purtroppo per noi, ben pochi paralleli). Del resto il dibattito sulle biblioteche è tornato a movimentarsi, oltre che a causa dei tagli ai finanziamenti, anche con l'avvento degli ebook, che stanno ridisegnando i confini di tutto l'universo librario. Deary, sentendosi in qualche modo "parte lesa", insiste soprattutto sull'insensatezza di un sistema in cui si dà via gratis qualcosa che andrebbe venduto. "I bibliotecari sono persone amorevoli e le biblioteche sono posti deliziosi, ma stanno danneggiando l'industria del libro perché tolgono mercato alle librerie." C'è da dire che, in un periodo di crisi economica, i lettori si procurano la materia prima in vari modi, tenendo sempre un occhio al portafoglio.

In Italia, paradossalmente, ciò sta portando a una più che tardiva (ri)nascita delle biblioteche, fino a pochi anni fa frequentate esclusivamente da una manciata di studenti stressati. Per i sudditi di Sua Maestà la faccenda è diversa e più complessa, proprio per questo non è così scontato ribattere e smontare Terry Deary. Il problema fondamentale è che le necessità degli attori in scena non coincidono, dal momento che i lettori vogliono solo leggere (in qualsiasi luogo, in qualsiasi formato, preferibilmente spendendo poco), i bibliotecari vogliono lavorare, gli autori e gli editori vogliono guadagnare e i librai non vogliono abbassare la serranda. Ed è più difficile del previsto, per tutti.