Lettura = cultura?

Quando ieri, dopo la sua pubblicazione sul quotidiano La Repubblica, la notizia dell'uomo che non legge libri ha raggiunto la Redazione News di Finzioni, la nostra reazione è stata tutta un coro di «AAAAAAARRRRRRGH!», seguiti da «Brrrrrrr!», insieme a «Gesù!», «Per carità!», «L'orrore! L'orrore!» fino ad arrivare a un più prosaico, ma quanto mai esplicativo, urlo alla Xena.
Dovete perdonarci: siamo lettori forti, feticisti della parola scritta. Le nostre mensole trasudano libri, sui nostri comodini le sveglie sono state da tempo sfrattate da orde di volumi in attesa di recensione e abbiamo tutti un libraio di fiducia promosso al ruolo di psicologo.
Capirete che, per noi, un non lettore convinto è un po' come l'Anticristo.

E invece, purtroppo, pare dovremo farci il callo visto che i dati Istat sul 2013 sono tutto fuorché consolanti: il 57% degli italiani non ha letto nemmeno un libro nell'anno trascorso.

CINQUANTASETTE.
Nemmeno un libro.

Agghiacciante, no?

No. Non per tutti, almeno: il Non Lettore, musicista quarantaseienne intervistato da Gian Luca Favetto, per esempio, di fronte a una simile cifra non fa una piega.
Anzi! Bello come il sole ci fa sapere che lui, in tutta la sua vita, di libro ne ha letto solo uno. No, due. O magari sono solo tre, ma comunque siamo lì.
Di sicuro, a scuola ha letto Il vecchio e il mare. E quello no, non lo ha annoiato. O almeno così gli sembra di ricordare.
Alle medie ha letto perfino una raccolta di poesie: 'A livella, di Totò. Il suo libro preferito.
E poi ci sarebbe una commedia di Shakespeare, ma non gli sovviene quale. Né di cosa parlasse. L'ha letta in tre sere e, forse, nemmeno quella volta si è annoiato. Forse.
Di certo avrebbe potuto fare di meglio, visto che si trovava in tournée in Germania (ecco, in effetti in quel caso magari era la tempistica ad essere sbagliata).

Sta di fatto che lui, sul comodino, non ha Shakespeare. Lui, sul comodino, ha solo bollette.

Ai libri, il Non Lettore preferisce la musica, i film, la palestra, l'arte. Piuttosto la Settimana Enigmistica, ma romanzi per favore no.
In libreria entra solo per comprare guide turistiche. Alla faccia di Hugo, lui non ha bisogno di un libro per stare seduto di fronte a Notre Dame.

I libri, in breve, lo annoiano. Non ha tempo e, se lo ha, preferisce fare altro. Altro che lo rilassi, cosa che la lettura non sa fare. In compenso lo blocca. Forse. Non lo sa. D'altronde, lui non legge quindi non può dirlo con certezza.
È un tipo un po' indeciso il Non Lettore. Ormai ve ne sarete accorti.

Quella che passa attraverso le parole di Favetto, in definitiva, è l'immagine di una persona ricca di interessi i quali, che ci piaccia o meno, non comprendono la lettura. Cosa che può certamente risultare incomprensibile per chi è abituato a basare la propria cultura sulla parola scritta, di qualunque campo del sapere si tratti.

È pur vero che, ormai, la conoscenza passa anche attraverso altri canali del tutto estranei alla carta stampata (e agli schermi e-ink, ovviamente).
Ma basterà? È sufficiente guardare un film, alla meno peggio un documentario, per far sì che la conoscenza si trasformi in cultura?

Ed è poi davvero necessaria la parola scritta, narrativa o saggistica che sia, per poter parlare di cultura?

Non sono provocazioni, ma domande sulle quali la necessità di un dibattito si fa sentire ora più che mai, soprattutto di fronte a simili prese di posizione. Gusti personali o meno, il Non Lettore reputa la parola scritta incapace di trasmettergli emozioni e informazioni degne di essere registrate dal suo cervello senza che gli scappi uno sbadiglio.
Il che deve far riflettere, se non altro per capire come impostare la trasmissione della cultura negli anni a venire e per far sì che quel 57% non ci releghi tra i popoli pigri e ignoranti ma, più semplicemente, ci annoveri tra i fruitori di altri mezzi di diffusione della cultura, che siano essi rappresentati dalla musica, da internet, dall'arte o dal cinema. A sé stanti, senza una base scritta che possa affiancarli, spiegarli, giustificarli.

In tutto questo, poi, non è da trascurare il ruolo delle scuole (se proprio non si vuole parlare delle famiglie) in quanto culle dell'educazione alla lettura. Viene infatti da chiedersi come sia possibile che, in almeno otto anni sui banchi, il Non Lettore sia incappato solo ne Il vecchio e il mare (no, dico, come hai fatto a sfuggire ai Promessi Sposi? Svelaci il tuo segreto!).
Probabilmente è anche il caso di valutare come la lettura continui a essere proposta agli studenti: sono rari i casi di professori che trasmettono l'amore per la lettura, mentre sono tantissimi i docenti che la impongono. E con risultati comunque scarsi, evidentemente.

L'articolo si chiude con una serie di affermazioni secche e convinte. Il Non Lettore ama Mozart, ma non gli è mai saltato in mente di leggere un libro su di lui: «Mi basta la sua musica perfetta. Suonare le sue sinfonie prende tutto il corpo. La lettura, invece, mi arriva solo al cervello, per questo mi annoia. Il pensiero altrui fissato in un libro non mi affascina, ma non ho nessun problema a rapportarmi con le persone e ad ascoltarle. È proprio la scrittura che non mi permette di avvicinarmi al mondo di un altro».

Qualcuno potrebbe certamente ribattere che si tratta del punto di vista miope di chi, un libro vero, non l'ha mai aperto. Non con la maturità adatta, almeno, e non con la consapevolezza che esiste tutto un altro mondo, al di là della narrativa.

Da canto mio, venendo incontro alle sue passioni e al suo non amore per i romanzi, mi permetto di consigliargli di dare una possibilità alla saggistica.
Il teatro di Mozart. Stefan Kunze.
Analisi di spartiti, libretti e storia personale di Mozart. Un po' lunghino, ma ne vale la pena.
Una scelta azzardata, è vero, soprattutto per un non lettore. Ma chi davvero ama Mozart non può assolutamente liquidarlo come un mattone noioso.

Caro Non Lettore, se dopo averlo letto sarai ancora dello stesso parere, sono pronta a rimanere senza libri per un anno, sei mesi, tre mesi, due mesi, due settimane.

Scusami, di più non ce la faccio.

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

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