L’insegnamento della Hermione nera

Giochiamo da subito a carte scoperte: anche io sono stato uno di quelli. Uno di quelli che, apprendendo la notizia di un'attrice nera per il ruolo di Hermione nello spettacolo teatrale Harry Potter and The Cursed Child, ha pensato che non fosse una scelta azzeccata. Razzismo latente? C'è un ruspaaa! in ognuno di noi? Più che altro ho sempre dato per scontato ormai che Hermione fosse bianca. E poi anche Emma Watson è bianca. Già, peccato che le cose sono più complesse di così. 

Dare per scontato, appunto. Non sono stato l'unico a storcere il naso davanti alla povera Noma Dumezweni, pluripremiata attrice africana cresciuta in Inghilterra. Dopo l'annuncio si è diffuso un rumoroso mormorio, tra il confuso e l'indignato: ma Hermione non è nera, Hermione non è nera. Io ho pensato che ci fosse lo zampino della Rowling o che comunque si trattasse di una trovata, volendo anche di una provocazione, ma ripensandoci ora un po' me ne vergogno e forse questo mio pensiero iniziale avvalora la tesi del razzista latente in ognuno di noi, anche nei più impensabili. 

È teatro, e a teatro non si bada a queste cavolate. A teatro conta l'interpretazione. La Dumezweni è un'attrice coi controcoglioni, non si può discutere la sua preparazione. Però. Però c'è voluto l'intervento di JK per calmare le acque, e a ricordare a noi tutti che nei romanzi non è mai specificato il colore della pelle di Hermione. Wow. Cioè, non solo mi sono sentito un razzista e un odioso purista potteriano, ma anche un facilone, un disattento. Come ha ricordato anche Gianmaria Tammaro su Wired, nei romanzi le descrizioni fisiche del personaggio si soffermano sui capelli, sui denti, e in un passaggio di lei si dice persino che è «very brown». In più Hermione è una mezzosangue, una paladina degli emarginati e la sua storia può tranquillamente adattarsi a quella di tanti altri ragazzi che hanno dovuto integrarsi in una società a cui, secondo qualcuno, non appartenevano. 

Così sono passato dal disappunto e dal dubbio al pieno convincimento. Hermione può essere nera, è super nera. E ho capito che la colpa è del cinema, di Emma Watson. Lei ovviamente non c'entra nulla, lei anche è stata una Hermione perfetta, ma il punto è che anche tra Daniel Radcliffe e Jamie Parker (che interpreterà Harry) c'è una bella differenza, così come tra Rupert Grint e Paul Thornley (il "nuovo" Ron). Con il grande successo degli adattamenti cinematografici della saga e il loro ingresso a pieno titolo, forte anche del benestare e del supporto della Rowling, nell'immaginario potteriano ci siamo convinti e rassicurati che quei volti fossero giusti, che la loro stabilità fosse confortante. 

Con questo cambiamento, invece, la Rowling e i produttori dello spettacolo è come se ci avessero lanciato una sfida o semplicemente ci avessero ricordato che i romanzi non sono mai uguali a loro stessi. Quando rileggiamo un libro troviamo particolari sfuggiti alla prima lettura, rinnoviamo e modifichiamo la nostra esperienza con quella storia. Io i romanzi di Harry Potter li ho cominciati a leggere a undici anni e ho finito la serie che ero ancora minorenne. All'epoca ricordo che mi appassionava soprattutto il fatto che dei miei coetanei facessero tutte quelle cose fantastiche, tra bacchette, incantesimi, ippogrifi eccetera. Oggi se li rileggessi sarebbe diverso. Ci sarebbero di mezzo tanti anni in più, altre esperienze, altre letture, i film. Penserei che Hermione è Emma Watson ma che Emma Watson è anche quella di The Bling Ring Noi siamo infinito e ci sarebbero dei cortocircuiti, come è naturale che sia.

Potrei immaginarmi una nuova Hermione, nera o asiatica, perché nessuno mi ha detto che non potevo, nessuno da ragazzino nessuno mi imponeva un volto da dare ai miei personaggi preferiti, o la loro voce. Spesso ho pensato che JK fosse quasi patologica nel suo rifiutarsi di staccare il cordone ombelicale ai libri di Harry Potter e nel suo continuare a galleggiare tra Hogwarts e dintorni. E forse lo è, ma non sta a me giudicare, specie se la presunta giudicata è una signora che ha creato una cosa talmente memorabile. Così anche stavolta la Rowling mi ha dato una lezione, insegnandomi qualcosa in più sui suoi romanzi, e come sempre riesce magicamente a far valere il peso del suo ruolo di creatrice senza però impedire a ognuno di noi di avere i propri personaggi e la propria storia. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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