L’Italia che deve ancora imparare a leggere

(Photocredit: muoversinsieme.it)

 

Inutile spalancare sdegnosamente la bocca. Parlano – ancora una volta – i dati Istat. Nel 2011 sono solo 26 milioni gli italiani (45,3% della popolazione) che hanno dichiarato di aver letto, durante l'anno, almeno un libro. Un libro. Per carità, si vive alla grande anche senza leggere, eh. Gli snobismi servono a poco. Anche chi non legge Freud può vivere cent'anni cantava Rino Gaetano, a ragione. Com'è noto, tanto, da noi si è sempre letto pochino, solo che stavolta rispetto al 2010 i lettori sono diminuiti dell'1,5%. Come al solito a leggere di più sono le donne e gli appartenenti la fascia 11-17 anni, sebbene la metà non legga più di tre libri l'anno, riducendo la percentuale dei lettori forti (un libro al mese) al 13,8%. 

Si legge di più al Centro-Nord, dove si pubblica anche di più: Lombardia, Lazio e Piemonte sono le regioni che sfornano più titoli. Nel 2010, inoltre, c'è stato un aumento delle pubblicazioni del 10,8% rispetto all'anno precedente, anche se alla luce dei dati riguardanti i lettori il sospetto è che gli unici a sorridere per davvero siano quelli del macero, un lavoro ormai sicuro al pari delle pompe funebri. Di case editrici se ne aprono però sempre meno e quelle esistenti sono costrette a generalizzare quanto il più possibile la propria produzione, diminuendo la tiratura media e concentrandosi sui titoli il cui prezzo di copertina sia inferiore ai dieci euro. Certo, sono più di un milione e 900 mila le persone che hanno usato internet per comprare libri, ebook e riviste, ed è un bel segnale, ma è chiaro che la situazione rimanga in generale alquanto desolante. 

Valla a capire l'Italia. Più di 60 mila libri pubblicati in un anno, con un italiano su due che non ne legge neanche uno. Dove trovi aspiranti scrittori in ogni condominio e in ogni ufficio postale e dove gli scrittori fanno i sindaci e i sindaci fanno gli scrittori. Dove Dante Alighieri è quello col naso strano e Giacomo Leopardi quello con la gobba, dove c'è il Premio Strega e Io, Ibra, il Festival dell'Inedito e Benvenuti nella mia cucina. Dove c'è chi scuote il capo davanti ai dati Istat sulla lettura e chi fischia Arisa mentre canta (alla grande) l'Inno Nazionale. Valla a capire l'Italia. Che deve ancora imparare a leggere e imparare a fare l'Italia. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

1 Commento
  1. Allo stesso modo dello scrivere, il leggere non aiuta il miglioramento delle persone. Lo so che a scuola insegnano il contrario incidendo, a cominciare dal morbido cervello dei bimbi per finire con lo scolpire quello rugoso dei vecchi egoisti che, presto o tardi, quei giovani diventeranno, la pessima convinzione che se qualcuno è cattivo la colpa è dell’ignoranza. Così l’ignorare è, per i professori che insegnano “cultura”, un sinonimo della cattiveria. In tutto questo poco importa la qualità di ciò che è letto; in fondo viviamo nel mondo della quantità, dove per democrazia s’intende la ragione di una maggioranza di imbecilli, affascinati dalla pubblicità, o di quella composta dai voti comprati attraverso la bruta convenienza o la paura. Che vuoi importi sapere che il non voler farsi convincere dalla stupidità, ignorandola, possa migliorare l’intelligenza…