L’orda. Intervista al TQ Vanni Santoni

Beh, visto che da qualche giorno a questa parte in rete non si parla d'altro, e alla fine per chi non segue da vicino tutta la faccenda diventa difficile raccapezzarsi, abbiamo pensato di dare la parola a uno dei membri della GenerazioneTQ, il fiorentino Vanni Santoni, affinché ci spieghi meglio come funziona il gruppo e che intenzioni ha. Vanni – nostra vecchia conoscenza –  ha pubblicato Personaggi precari (RGB) e Gli interessi in comune (Feltrinelli). È fondatore di SIC – Scrittura Industriale Collettiva. Il suo prossimo libro uscirà in ottobre.

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Ciao Vanni!

Salve.

– Vanni, quanti anni hai?

Trentadue.

– A trentadue anni, cosa ti rende diverso da un venti/venticinquenne di oggi? E da un cinquantenne?

Personalmente non credo in alcun tipo di discorso generazionale. Ritengo inoltre che TQ sia partita da esso per ragioni pratiche – chi sta in una certa fascia di età è più colpito da determinate storture della società contemporanea – ma che fin dall’inizio abbia voluto volare più alto. I suoi documenti, del resto, lo dimostrano.

– Cosa ti accomuna con gli altri TQ?

Il mestiere.

– La prima riunione dei TQ fu a Roma lo scorso aprile, come ci sei arrivato?

Ho ricevuto un invito via mail. Sono andato alla sede romana di Laterza, ho detto “Fidelio” all’uomo mascherato al cancello e sono entrato.

– Chi fu, tra i presenti, il personaggio che ti colpì maggiormente?

Il tempo a disposizione di ciascuno era così poco che davvero nessuno aveva la possibilità di lasciare agli altri molto più che una vaga impressione. Io stesso, dopo aver tracciato mille appunti in un quadernino, riuscii a tirar fuori poco più di metà delle cose che volevo dire. Ricordo che Christian Raimo, che non conoscevo, fece un intervento molto acuto.
Quello che colpiva, che impressionava, era la quantità di persone, e quanto esse parevano motivate a stare lì. Il senso di attesa. Di necessità.

– Sui primi 54 firmatari del manifesto, 16 sono donne. Se andate a ballare il liscio, ogni maschietto salta un turno…

Per come siamo abituati in Italia, 16 su 54, cioè il 30% circa, mi sembra già una quota discreta, che tuttavia spero vada ad aumentare.

– Chi decide in merito alle nuove adesioni? E con che criteri?

L’adesione a TQ è libera e aperta a chiunque voglia farne parte, e in effetti in questi giorni ne stanno arrivando moltissime, sia individuali che collettive, come nel caso del gruppo che fa capo alla rivista “404”. L’unico requisito è la volontà di farne parte in modo attivo, ovvero partecipando ai gruppi di lavoro, al costante dibattito in mailing list e agli incontri, come è del resto spiegato qui.

– Vi siete dati un minimo di organizzazione funzionale? Ruoli? Chi prepara i panini?

I panini non saprei, ma posso dirti che i riassunti li prepara Vincenzo Ostuni. In realtà la struttura organizzativa sta formandosi adesso e resterà comunque aperta, in divenire. Dopo la riunione in Laterza sono nati i primi gruppi di lavoro, quelli che hanno redatto i documenti finora pubblicati: Politica (ovvero il documento principale), Editoria e Spazi Pubblici. Adesso, dopo la seconda riunione romana, affollatissima nonostante la data – penultima domenica di luglio – e l’incendio a Roma Tiburtina, che ha impedito l’arrivo di molti TQ da fuori, è in corso l’adesione ai gruppi di lavoro che devono ancora scrivere il loro manifesto – Scuola, Università & Ricerca, Generi, Audiovisivi, Web – e quella ai gruppi di lavoro sui progetti da portare avanti, che si sviluppano già in molte direzioni, dal diritto alle politiche editoriali, dagli osservatori (sulla qualità letteraria ed editoriale, sulle buone pratiche, sulle librerie, sui festival, sui diritti degli autori) alla questione del sostegno pubblico all’editoria, fino ad azioni pratiche quali la creazione di un catalogo dei grandi libri dimenticati o l’organizzazione di seminari tematici.
Vale la pena inoltre ricordare che i nuovi membri possono entrare nei gruppi a titolo paritario coi membri fondatori, e che la carica di coordinatore sarà elettiva, a turnazione rapida (si parla di tre mesi), tanto per il macrogruppo TQ quanto per i vari gruppi di lavoro. Per evitare che TQ venga identificato sempre con i soliti nomi abbiamo deciso per una turnazione anche nel rilascio di interviste e nella stesura di articoli sulle attività del gruppo.

– E tu che fai? Che ruolo hai?

Finora ho partecipato al coordinamento del gruppo Spazi Pubblici e ho contribuito alla comunicazione di TQ in rete. È tutto molto fluido, ruoli e responsabilità cambiano a seconda delle esigenze e delle disponibilità del momento. Appena cominceranno i lavori, parteciperò a quelli dei gruppi a cui ho aderito, come ad esempio l’Osservatorio sugli editori. Sarò fra i coordinatori di un convegno TQ che si terrà a Firenze. In questo momento sto rispondendo alle domande di Finzioni.

– E noi per questo ti ringraziamo. Ma al progetto TQ ci credi davvero? Perché?

Ti racconto una storia. All’incontro romano avevo visto più di cento persone stipate in una stanza, senza posti a sedere per tutte, senza il tempo sufficiente per parlare tutte, senza un ordine del giorno e senza neanche una cartellina che dicesse chi erano i presenti. Tuttavia, come scrissi in tempo reale ad alcuni membri, mentre me ne tornavo a Firenze, mezzo sdraiato sullo spartivagoni dell’Euronight che parte da Roma Tiburtina e sul quale non c’è mai posto, non riuscivo a cavarmi il sorriso dalla faccia. Questo perché ai miei occhi era comunque accaduto qualcosa di straordinario: tanti scrittori, critici, “operatori della cultura”, ma soprattutto tanti scrittori, gente che di solito vive in uno stato di considerevole solitudine lavorativa, avevano deciso di incontrarsi. I membri dell’ “orda”, per dirla con Bolaño, avevano acquistato una faccia e una voce. E allora era diventato facile accorgersi, o ricordare, che dietro a ciascun membro dell’orda c’è una persona, e che quella persona, dal momento che ha scelto come te un mestiere che richiede tanti sbattimenti e genera pochi quattrini, ha le tue stesse passioni, le tue stesse tensioni. Che è simile a te.
Non è un caso, credo, se da più parti le pause sigaretta sono state indicate come i momenti più proficui di quella prima riunione. Considerazioni che nascono dalla volontà di tirare una frecciata a quel primo incontro, necessariamente disorganizzato, ma nascondono una verità più profonda: nei momenti di vita collettiva fuori dallo schema intervento/moderatore, i gruppetti si spezzavano e si scozzavano, riconoscimenti reciproci avevano luogo, nascevano nuovi capannelli e nuove relazioni cominciavano a intrecciarsi. Trovavi la conferma che la scrittrice x, che stimavi, era effettivamente una persona valida, o che lo scrittore y, per il quale nutrivi un’immotivata antipatia, era invece figura degna del massimo rispetto. C’era un senso quasi di coscienza di classe, una gran voglia di assumersi delle responsabilità, un’urgenza di fare qualcosa anche se non era ancora ben chiaro cosa. Ho avuto la sensazione che potesse uscirne qualcosa di buono.

– Dai, a noi puoi dirlo: che ci guadagni?

Credo che se il gruppo TQ vuole avere un qualche impatto debba innanzitutto opporre un lapidario rifiuto alle logiche che partono da questa italianissima domanda e trovare, o ritrovare, un approccio che parta dal concetto di bene comune. Mi piace in particolare questo passo del primo manifesto: “…questo è un invito, aperto a tutti coloro che lavorano nell’ambito della cultura e delle arti, a pensare e ad agire assieme, deponendo egoismi e rivalità; a mettere in gioco parte del proprio tempo e in discussione il proprio ruolo artistico o intellettuale; a essere fortemente, fieramente cittadini, operando da mediatori tra i saperi, intervenendo nel dibattito politico, immaginando nuovi modelli di pratiche sociali.
Se poi l’azione di TQ porterà davvero a raddrizzare alcune delle storture che esistono nel sistema editoriale o in quello culturale – o addirittura nel paese – si potrà tornare a parlare di “guadagno”, perché ci avremo guadagnato tutti.

– Progetti TQ per l’autunno?

TQ ha in programma un intervento al Forum del Libro di Matera, il 22 ottobre, e un convegno a Firenze a novembre. Ci sono inoltre in ballo un incontro a Milano e uno a Torino, in date ancora da definire.

– E che fai a Ferragosto invece?

Sono alle prese con la revisione finale di due romanzi e di un racconto lungo. E con la lettura delle mail di TQ: ormai la mailing list interna viaggia intorno alle cinquanta al giorno. Se mi avanza una serata, darò un occhio a cosa c’è su goabase

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

5 Commenti
  1. @eFFe
    Bella intervista! Non mi è piaciuta, però, la domanda (provocatoria): “Cosa ci guadagni?” Perchè sottintende un secondo fine, un volersi (o potersi) impegnare soltanto se c’è qualcosa da ricevere, da guadagnare.
    Questo saldo retropensiero finisce coll’uccidere qualsiasi “impegno”. E così si rimane sempre soli o partigiani di piccole bande.

  2. @Arriano, touché!
    Forse avrei dovuto formulare quella domanda così: “ci guadagni qualcosa?”. In tal modo, forse, gli impliciti sarebbero stati meno… impliciti! 😉 Ma come hai perfettamente capito, la domanda è una voluta provocazione, che serviva a offrire a Vanni Santoni la possibilità di chiarire meglio il senso dell’intera iniziativa TQ, dalla volontà di riunirsi in quella ormai mitologica giornata alla stesura e pubblicazione del manifesto. Cosa che infatti, citando un passo dello stesso manifesto, fa. Emerge, a me sembra, chiaramente l’idea di un lavoro collettivo, di una necessità di superare logiche di narcisismo e di convenienza personale. La domanda, insomma, serviva proprio a creare un’opposizione dalla quale lo spirito TQ sarebbe emerso con più evidenza! 😉

  3. Come siamo messi con la programmazione delle iniziative locali? C’è la possibilità di parlare con qualcuno nella propria regione di residenza? Esiste una mappa di riferim. delle sedi regionali che suppongo distribuite a macchia di leopardo?

  4. @Fabio, per quanto ne so io la strutturazione organizzativa dei TQ è in fase di definizione, con la comprensibile lentezza di un gruppo che ha superato le 350 adesioni e si muove su base volontaria. Si sono formati 17 gruppi di lavoro tematici, ma non penso che ci siano strutturazioni geografiche (anche se naturalmente non mancano i contatti con il territorio). Tutte le informazioni le puoi trovare sul loro nuovo sito:

    http://www.generazionetq.org