Malala, il femminismo, ed Emma Watson: piccole donne insegnano

Prendete un personaggio femminile di quelli scritti con il pennino intinto nell'ispirazione divina. Un personaggio femminile protagonista a latere del romanzo di formazione a episodi che ha segnato un'epoca, un tot di generazioni e ha creato ex novo un genere letterario, e con esso uno cinematografico.

Prendete questa piccola donna fortissima e volitiva e cucitele addosso il volto bellissimo di una ragazza inglese, per sempre. Emma Watson È Hermione Granger, non ci sono santi che tengano. Lo è e lo sarà. Anzi, fu Hermione, in qualche modo, a fare di Emma la donna che Emma è adesso.

Ora mettete questo visino d'angelo e questo caratterino risoluto accanto a un'altra donna, ancora più giovane, ancora più forte. Un'altra piccola donna che alle pagine di un libro ha legato la sua vita — fino a rischiare di perderla — e che sulle pagine di un libro ha raccontato la storia dei cattivi cattivissimi che spaventano il mondo con le bombe e con le barbe, ma che poi tremano davanti a una bambina con un libro in mano. Femmina è, Malala Yousafzai. Femmina coraggiosa che porta con orgoglio il velo sui capelli, simbolo della religione islamica e della cultura pakistana che onora, ma che mai in nome di una visione distorta di quella cultura e di quel credo ha permesso che il suo velo, i suoi capelli e la sua testa venissero schiacciati da un piede maschile. La sua storia — è pleonastico ripeterlo — ha segnato una svolta: pakistana nata nel 1997, ancora bambina raccontava il suo mondo e il diritto all'istruzione nell'universo talebano su un blog, a neanche quindici anni metteva paura ai talebani. Bambina, fu attesa fuori da scuola da un'arma da fuoco, e da un uomo barbuto. Si salvò, divenne un simbolo e un premio Nobel. Per la pace. La sua storia l'ha raccontata in un libro, "I am Malala", tradotto naturalmente in mezzo mondo, e oggi la stessa storia è raccontata nel documentario "He named me Malala", alla cui presentazione, appunto, è intervenuta Emma Watson, nei panni di intervistatrice, lo scoso mercoledì.

«Femminismo è una parola difficile» ha detto Malala alla sua intervistatrice.

E poi, il miracolo:

Quando ho sentito questa parola per la prima volta ho provato emozioni contrastanti. Ma poi ho sentito il TUO discorso alle Nazioni Unite, quando hai detto «Se non ora quando? Se non io, chi?», e ho capito che non c'è nulla di male a dirsi femminista, anzi tutti dovremmo esserlo: perché femminismo è solo un altro modo per dire uguaglianza.

Potere della letteratura: Hermione ha fatto di Emma una donna, e quella donna ha dovuto affrontare prestissimo il maschilismo (il discorso, tenuto in settembre alla Nazioni Unite, parla proprio del momento in cui la Watson si è ritrovata, quattordicenne, ad essere trattata come un oggetto sessuale, e della conseguente decisione di agire come una donna, o come una femminista). Quella donna, frutto di una penna, ha insegnato in qualche modo a un'altra donna, il cui simbolo è una penna, a essere tale. La generazione di autrici e dunque di lettrici degli ultimi vent'anni ha prodotto due ideali antipodici di donna, nelle donne che su quelle pagine hanno scelto la propria personalità. Le dolci, melliflue e svenevoli Belle Swan in attesa del superfigo che le salvi, e le ferme e decise Hermione Granger, che libro in mano si salvano da sole. Grazie al Cielo, Malala è una Hermione.

Amelia Cartia

M'innamoro di tutto. Parlo troppo, scrivo tanto, leggo un po', dubito di tutto, sbaglio spesso, mi perdo sempre e poi ritento. Cambio strada ad ogni passo, e cambio indirizzo più spesso che posso. Se la vita è un viaggio, sono abbastanza certa d'essere viva.

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