Metti una sera… Ginsberg, Murakami e Patti Smith

Il mondo dell’arte è tanto bello anche per la sua facoltà di regalarci, di tanto in tanto, commistioni che non ci avrebbero mai sfiorato il cervello prima, con effetto sorpresa e stupore annessi.

Prendiamo ad esempio Haruki Murakami, l’amatissimo autore giapponese dalla penna prolifica, vittima di un nobel di anno in anno mancato, noto per la sua riluttanza ai riflettori e ai media: la stella schiva della letteratura contemporanea.
Bene. Accostiamolo adesso a Patti Smith. Sì, proprio lei, icona del rock anni Settanta, artista poliedrica, cantautrice e poetessa, anche lei ultimamente lontana dalle luci della ribalta.
Cosa potrebbe unire due personalità apparentemente tanto distanti? La risposta sottende un altro coro sorpreso: Allen Ginsberg.

Pare infatti che l’autore giapponese tradurrà alcuni testi del cantore della beat generation per lo spettacolo dal titolo Il poeta che parla che Patti Smith porterà sulle scene del Sumida Triphony Hall di Tokyo a giugno del 2016.
Durante la rappresentazione la Smith canterà i testi di Ginsberg in inglese mentre la traduzione, realizzata da Murakami, verrà proiettata su uno schermo gigante.

Lo show era già stato proposto nel 2013 a Edinburgo, in Scozia, quando la cantante aveva recitato alcune poesie di Ginsberg con l’accompagnamento musicale al piano di Philip Glass. La società Parco, alla base dell’organizzazione dell’evento, assicura che questa nuova edizione perfezionata rappresenterà un eccezionale momento artistico, costruito su una collaborazione senza precedenti. «Una volta che questo spettacolo verrà presentato al di fuori del territorio anglofono le parole saranno tradotte su un grande schermo. In questo caso verrà proposta una traduzione interamente nuova realizzata da Murakami e Shibata», assicurano gli organizzatori.

Non è di certo la prima volta che Murakami si cimenta con il mestiere della traduzione: sappiamo infatti che ha dato voce, tra gli altri, ai capolavori di Fitzgerald, così come a quelli di Salinger e di Raymond Carver. Il suo collaboratore, Motoyuki Shibata, è invece  uno dei più importanti traduttori giapponesi di Thomas Pynchon e Paul Auster.
Grazie al loro contributo, l’opera di Ginsberg passerà attraverso la musica di una grande artista americana per arrivare in una nuova forma al grande pubblico.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell’espressione “come se non ci fosse un domani”. Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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