Nadine Gordimer non scriverà più romanzi

«Non credo che scriverò un nuovo romanzo. Forse un paio di racconti. Non ho più l'energia, scrivere mi fa star male e sono troppo critica, troppo esigente verso il mio lavoro, non credo che accetterei qualcosa che non mi soddisfa. Ho male nel mio corpo, sono ammalata». Così Nadine Gordimer, scrittrice sudafricana, Premio Nobel per la letteratura nel 1991, in risposta a una domanda nata per caso, durante un'intervista di qualche giorno fa concessa a Pietro Veronese per Repubblica. 

La Gordimer, contattata in occasione dell'uscita italiana dei suoi Racconti di una vita, raccolta di storie scritte tra il 1952 e il 2007 e pubblicate da Feltrinelli, ha raccontato come la malattia (un cancro al pancreas, scoperto di recente) le stia impedendo di concentrarsi sulla scrittura: «quando ho scritto il mio ultimo romanzo non lo avevo, non era ancora incominciato. Quello che ho scritto non ha nulla a che vedere con la malattia. La mia energia era immutata, e anche la mia attività intellettuale. Guardavo alla vita come ho sempre fatto». Non è la prima volta che uno scrittore di fama mondiale comunica la sua intenzione di smettere di scrivere: era già successo per Philip Roth (annuncio trasformatosi in un vero e proprio evento mediatico) e poi per i Premi Nobel Garcia Marquez, Gunter Grass e Alice Munro.  

Annuncio doloroso a parte, la Gordimer ha approfittato dell'intervista per raccontare la sua meravigliosa esperienza con gli editori e i traduttori italiani. La prima casa editrice a tradurre le opere della scrittrice è stata infatti Feltrinelli (con Un mondo di stranieri, nel 1961) a cui Nadine Gordimer è da sempre legatissima, grazie anche al rapporto molto forte con Giangiacomo prima,  Inge e Carlo Feltrinelli poi. Da La figlia di Burger a Nessuno al mio fianco, tutti i romanzi e i racconti sono stati pubblicati, nel tempo, dalla casa editrice di Torino.

C'è affetto, forza e fiducia nelle parole di Nadine Gordimer per l'Italia: «Voi italiani avete uno spirito indipendente, siete un Paese con una storia meravigliosa». Allo stesso tempo, la scrittrice si è lasciata andare a delle riflessioni molto belle sulla letteratura, capace di dare un senso all'esistenza umana, alla meraviglia che ci circonda: «Noi scrittori abbiamo una strana capacità di entrare nella vita degli altri. Una capacità empatica. È una dote che abbiamo in maggior misura di altri, di chi non è scrittore. Qualcosa che non so spiegare. Sappiamo avventurarci in sentieri sconosciuti. Come nel mio ultimo romanzo, Ora o mai più, pubblicato due anni fa  –  un titolo che voleva significare che ogni tempo è unico  –  , cerchiamo di fare uso della nostra capacità di penetrare la distanza. Di raggiungere universi che stanno oltre il mondo di cui disponiamo. Attraverso la lettura riusciamo a sapere di più, a trovare il senso da dare alla nostra vita».  
 

Luigi Mauriello

È un romantico nel senso fitzgeraldiano del termine. Nella vita scrive, beve caffè, va a caccia di refusi sulle locandine dei trasporti pubblici. Dategli uno spunto d'appoggio e con un paragrafo vi salverà il mondo.

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