La National Book Foundation celebra il grande sciamano americano Don DeLillo

A dire il vero la notizia non mi sorprende. Mi spiego: a questo punto della sua carriera c'è poco altro da fare oltre al riconoscere a Don DeLillo quel che spetta a Don DeLillo, ovvero un posto d'onore al centro del pantheon della letteratura postmoderna americana e mondiale. Questa cosa, tra l'altro, qui a Finzioni avevamo già avuto modo di celebrarla. E dunque immagino fosse soltanto questione di tempo prima che al decano scrittore del Bronx venisse riconosciuta una medaglia alla carriera da parte della National Book Foundation, ovvero una delle più prestigiose fondazioni letterarie in terra americana.

Lo scorso mercoledì la National Book Foundation ha infatti annunciato al pubblico il conferimento del premio a Don DeLillo, riconoscendo l'importanza della carriera dello scrittore nel definire la cultura e letteratura americana  di oggi, così come il valore del suo "corpus letterario variegato che pone sotto scrutinio i costumi della cultura americana contemporanea e riesce ad incastonare brillantemente i ritmi della lingua di ogni giorno all'interno di una narrazione elegantemente composta e definita." O ancora, nelle parole di Harold Augenbraum, direttore della National book Foundation, "Don DeLillo è senza dubbio uno dei più grandi romanzieri della sua generazione. Ha esercitato un'influenza enorme nelle due generazioni di scrittori che lo hanno seguito, e la sua opera continuerà a risuonare in quelle che verranno."

La cerimonia per l'assegnazione del premio si terrà il prossimo 18 novembre a Manhattan, in occasione della 66esima edizione del National Book Award, e in quella occasione sarà niente di meno che Jennifer Egan a presentare il premio al "il grande sciamano della scuola paranoide della letteratura americana," che andrà ufficialmente ad aggiungersi all'esclusivissima (e meritata) lista dei vincitori precedenti, fra i quali spiccano i nomi di Toni Morrison, del buon vecchio Philip Roth, e di Norman Mailer.

Non so se vi siano maniere univoche di descrivere l'opera di DeLillo. Cantore della paranoia, esaminatore dell'ombra delle istituzioni, decodificatore dell'alienazione, della tecnologia, del terrorismo: questi sono i termini che più ritornano in associazione a romanzi importanti quali Underworld, Rumore bianco, L'uomo che cade, Libra. Ma vi è anche il DeLillo di Ratner's Star, buco nero narrativo unico e distante; ci sono I nomi, riflessione surreale e claustrofobica sul linguaggio, o ancora Great Jones Street che, tramite una trasfigurazione del primo Bob Dylan, tratta dell'ossessione e della fama.

Insomma, di quanti altri premi e conferme avete bisogno prima di andarvelo a recuperare in libreria?

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

2 Commenti
  1. adoro leggere da sempre….i libri sono la mia grande passione e i miei amici fidati..,ma…chissà perchè non riesco a colmare questa ‘grande lacuna’…ho ‘paura’ di leggere Don deLillo…epppure resto sempre affascinata dalla ‘buona’ letteratura americana..ho appena finito di leggere ‘Il figlio’ di philipp Meyer…uno splendido romanzo americano ‘vecchia maniera…non so’ con che libro iniziare per avvicinarmi a deLillo…qualcuno può aiutarmi?grazie

  2. m.grazia,
    ti consiglio di partire da rumore bianco 🙂
    è stato quello il libro che mi ha fatto abboccare a delillo. non è un romanzo mastodontico (tipo underworld), né troppo involuto (ratner’s star, great jones street, i nomi), né “storico” (tipo libra)..non deluderà!