No Lovecraft, no World Fantasy Award

Esiste un premio, negli Usa, che dal 1975 viene assegnato ogni anno durante la World Fantasy Convention: si tratta appunto del World Fantasy Award, che si affianca al premio Hugo e al Nebula in quanto prestigioso titolo nell’ambito della narrativa fantastica. 
Convenzionalmente questo riconoscimento, che autori come Patrick Süskind, Ken Grimwood, Peter Straub e Haruki Murakami hanno il privilegio di vantare in curriculum, ha sempre assunto le fattezze materiali del busto di H.P. Lovecraft, personaggio certamente controverso ma dall’indubbia importanza nell’ambito del genere fantascientifico, di cui molti lo considerano il precursore in area angloamericana.

In seguito tuttavia a una campagna annuale portata avanti dallo scrittore Daniel José Older, che nel corso di questi mesi avrebbe sollecitato caldamente chi di dovere a discostare l’immagine del premio da quella del «razzista dichiarato» Lovecraft, l’organizzazione della Convention ha recentemente stabilito di rinunciare al proprio emblema
La notizia ufficiale è stata data domenica 8 novembre, durante la premiazione del romanzo The Clock Bone di David Mitchell, ma la vicenda parrebbe avere origini ancora più lontane, in particolare nel 2011 con la vittoria di Nnedi Okorafor: in quell’occasione infatti l’autrice, di origini nigeriane, avrebbe manifestato i propri sentimenti conflittuali nei confronti di quello che in condizioni differenti avrebbe considerato come un grande onore, in parte dovuti alla lettura della poesia Sulla creazione dei Negri del 1912 («A beast they wrought, in semi-human figure,/ Filled it with vice, and called the thing a Nigger»).
«Conoscevo le convinzioni razziali e antisemite di Lovecraft, ma non credevo fossero così profonde» ha scritto sul suo blog la Okorafor. «Quanto forte deve essere stato questo sentimento per indurlo a sedersi e a scrivere questo testo […] Il fatto che un sacco di gente all’inizio del ‘900 fosse ancora razzista non cambia il fatto che Lovecraft era un razzista».

Older ha salutato la notizia della delibera finale dell’organizzazione con grande entusiasmo, affermando che si tratta di un gesto che ha reso la fantascienza «un genere migliore, più inclusivo».

Ma non tutti hanno apprezzato la decisione. Anzi c’è chi, come il biografo dello stesso Lovecraft ST Joshi, ha addirittura deciso di restituire i suoi due World Fantasy Awards in seguito a un atto che ha definito come «un vile cedere alla peggior specie di correttezza politica», finalizzato a dare il contentino a un manipolo di «guerrieri della giustizia sociale» con le loro «calunnie ignoranti e tendenziose».
In passato Joshi aveva vinto un premio con l'opera Unutterable Horror: A History of Supernatural Fiction, Volumes One and Two e un altro sotto forma di borsa di studio. Tra i suoi titoli si annoverano una biografia di Lovecraft, studi e saggi sull’autore, una collazione di suoi testi e lettere.

Rimettendo i suoi riconoscimenti nelle mani del presidente della World Fantasy Convention David Hartwell, Joshi ha esplicitamente chiesto di non essere più tenuto in considerazione per un premio che risulta ormai «irrimediabilmente contaminato». Non soddisfatto, ha lanciato una dichiarazione di guerra aperta, asserendo che chiunque pensi che questa svolta possa in qualche modo compromettere celebrità, reputazione e influenza di Lovecraft si sbaglia di grosso, e minacciando di organizzare un vero e proprio boicottaggio della Convention con il sostegno di amici e colleghi

Pare proprio che, qualsiasi prospettiva si scelga di adottare, la prossima edizione del World Fantasy Award verrà inaugurata sotto il segno dell’estremismo: cosa che, c’è da dire, strapperà sicuramente un sorriso dall’oltretomba al tutt'altro che democratico padre di Cthulhu. 

 

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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