Non tutti i pirati sono fighi: in UK nasce “Get it from a genuine site”

Quand'eravamo piccini noi, nei lontanissimi anni 2000, al liceo non eri nessuno se non ti scaricavi la musica da Napster. Trovata insignificante, quella, nata come un paio d'altre bazzecole informatiche del nostro secolo grazie al guizzo di genio e all'invincibile nerdaggine di due matricole di un qualche college americano.

Questa cosetta qua, Napster, all'epoca deflagrò come una bomba. Una di quelle che non lasciano feriti, in una di quelle guerre che non ammettono prigionieri. Napster si mangiò, dalla stanzetta di quei due diciannovenni, la quasi totalità del mercato discografico mondiale, cambiandogli la faccia in saecula saeculorum, amen. La storia non finì benissimo, perché le major dell'industria discografica provarono a rivalersi dei fantastiliardi persi perdendo le vendite di ciò che ormai si poteva avere aggratis, e i due ragazzi passarono guaietti non indifferenti. Ma ormai la rivoluzione era fatta. Dopo quel punto di non ritorno iniziammo a scaricare qualunque cosa, c'era e-Mule che era il migliore amico di tutti gli universitari che cercavano una serie tv (intera, tutta, completa, stagione 1- stagione 10, nel tempo di una sessione d'esami) da guardare invece di studiare; e sfido chiunque a dire impunemente, mentendo sapendo di mentire, che non ha mai passato una serata davanti ai film di Megavideo. Alla fine, quando capimmo che ormai il dado era decisamente troppo tratto per tornare indietro, arrivò Spotify (me l'ha spiegato il mega boss del mercato italiano, potete leggerlo qui).

Dalla lezione della musica e del cinema, in tema di pirateria e di download illegali, il mercato editoriale ha imparato un bel po', evitando di sottovalutare il problema come avevano fatto i grandi discografici, ed evitando così di cascare in un baratro senza ritorno (l'editoria è riuscita poi a crearsi un baratro tutto suo in cui buttarsi, ma questa è un'altra storia): le case editrici hanno saputo conciliare il mercato del cartaceo con quello digitale, e in qualche modo hanno tenuto botta.

In qualche modo, però. Perché i prezzi dei download legali possono essere bassi quanto ti pare, ma restano sempre meno accantivanti della completa gratuità dell'illegalissima pirateria, che continua a rompere gli argini e a rosicchiare pezzi di mercato.

Per richiamare il pubblico del mercato culturale digitale al dovere morale di riconoscere il giusto compenso a chi ha creato un prodotto d'ingegno, il governo britannico (e chi sennò, quello italiano? Dai, su, fate i seri) ha pensato di investire in una campagna pubblicitaria di sensibilizzazione dal titolo eloquente, "Get it from a genuine site". Un progetto ben studiato, interessante da un punto di vista sia contenutistico che grafico e diffuso sui canali più frequentati dagli abituali fruitori di prodotti culturali digitali come ebook e musica in streaming. Per la prima volta i content creator dei diversi prodotti creativi (tra cui e-book, film, album musicali e giochi) e i quattro principali internet service provider del Regno Unito – ossia BT, Sky, Talk Talk e Virgin Media – hanno unito le proprie forze per promuovere il rispetto del diritto d’autore, così da ridurne i casi di violazione in rete.
Il progetto ha in particolare lo scopo di indirizzare i consumatori verso fonti di contenuti sicure e legali e prevede, per i primi mesi del prossimo anno, l’avvio di un programma di segnalazione che invierà notifiche a ciascun fruitore del servizio nel caso in cui, attraverso la propria connessione internet, siano stati condivisi contenuti illegali con altri utenti. Sul sito si trova una sezione edicata a consigliare al pubblico gli indirizzi dei siti internet in cui poter scaricare legalmente film, e-book, giochi e album musicali; sì da coinvolgere il pubblico stesso come parte attiva del progetto, dando a tutti la possibilità di condividere informazioni e link via Twitter e Facebook. Parallelamente a quanto avviene online, la campagna pubblicitaria si muove anche sulle strade, con un progetto di street art che mira a «celebrare la storia culturale e la diversità dei settori creativi nelle diverse aree del Paese», realizzando opere d'arte pubblica in diverse città del Regno Unito, prima tra tutte Birmingham.
Il punto è: limitarsi a minacciare sanzioni non ha sortito un effetto adeguato, nemmeno nella super ligia Inghilterra. La cosa più sensata da fare, a questo punto, è anche la più ovvia: ricordare a tutti che con i soldi spesi in cultura si può finanziare altra cultura, e da un ebook e una canzone può nascere un dipinto, che a sua volta sovvenzionerà un film, o uno spettacolo. And so on, all'infinito.

Amelia Cartia

M'innamoro di tutto. Parlo troppo, scrivo tanto, leggo un po', dubito di tutto, sbaglio spesso, mi perdo sempre e poi ritento. Cambio strada ad ogni passo, e cambio indirizzo più spesso che posso. Se la vita è un viaggio, sono abbastanza certa d'essere viva.

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