Nuovi dati sull’editoria italiana: va sempre peggio

Va sempre peggio. No, non mi importa se è già scritto nel titolo, bisogna ripeterlo perché non è detto che i dati trasmettano la giusta drammaticità. Per i libri, la lettura e l'editoria in generale, in Italia, va sempre peggio. E non lo dico io, lo dice l'AIE, l'Associazione Italiana Editori, che alla Buchmesse di Francoforte ha presentato il Rapporto sullo stato dell'editoria in Italia 2014 (voilà). Un pianto, insomma, tanto che uno sconsolato Marco Polillo (presidente dell'AIE) al Fatto Quotidiano ammette «Siamo stati trionfalmente superati del numero di lettori portoghesi. Dietro di noi è rimasta solo la povera Grecia».

Spesso i dati vengono utilizzati per impressionare. Quelle cose tipo lo sai che l'intestino umano è lungo otto metri e tu ah, davvero, non lo sapevo, ma pensa te. Giuro, e lo sai che nel 2013 il 57% degli italiani non ha letto neanche un libro? Assurdo. No, assurdo è che nel 2014 i dati siano peggiorati. Oddio, non si può parlare strettamente di assurdità, perché non è solo nell'editoria che si è registrato un peggioramento. I sadici che guardano il telegiornale sentono discorsi simili se non più tragici anche per quanto riguarda il mercato del lavoro, i dati sulle aziende che chiudono, i disoccupati, i senzatetto, l'istruzione. Va sempre peggio, un po' ovunque. Però a molti italiani la questione dei libri brucia in particolare, perché siamo italiani. Perché la cultura è roba nostra. Poco importa che la maggioranza dei cittadini non legga una mazza. Questo è un Paese fatto di cultura, ce l'abbiamo sotto i piedi, nell'aria, sempre in mezzo alle scatole, che importi o meno. Siamo abituati a respirarla e anche a ignorarla, ma sappiamo che c'è, e sapere che sta andando gambe all'aria dispiace a tutti.

Ci sarebbero anche dei dati positivi, che andrebbero rispettati e valorizzati, ma suona troppo come un contentino, come uno sgradevole almeno. Di positivo c'è il digitale, che cresce moderatamente nonostante l'iva al 22% sugli ebook, e anche il rinnovato interesse per i nostri titoli all'estero, la cui vendita aumenta del 7,3% (saranno contenti quelli di Copy in Milan). Stop. Niente più segni più. Nei diciotto mesi comprendenti il 2013 e la prima parte del 2014, diminuiscono i lettori del 6,1%, si pubblicano meno libri (-4,1%), se ne vendono di meno (-2,3%) e calano i prezzi di copertina (-5,1%). Ci sono meno editori, 4534, di cui solo1187 che hanno pubblicato più di 10 libri durante l'anno e, giusto per inquadrare il 2014, rispetto al primo semestre del 2013 si sono vendute 3,7 copie in meno.

Ma i dati completi potete andare a leggerveli qui. Noi possiamo commentarli, rigirarceli davanti agli occhi, ribaltarli, criticarli, esorcizzarli. Sì, possiamo leggere noi il doppio, o il triplo, per sopperire anche a chi non legge. Una missione disperata, eroica di quell'eroismo patriottico, romantico e risorgimentale. Non fa niente se gli altri non leggono e non comprano, leggo e compro io, basta che non finisce tutto a schifo. Sforzo commovente, ma è già finito tutto a schifo, anche per i libri è uscita fuori questa storia di peggio di noi solo la Grecia. Che poi la Grecia avrà un bel po' di cose rispetto alle quali siamo peggio noi, quindi il termine di paragone sta cominciando a diventare una di quelle frasi svuotate della loro intensità a forza di essere ripetute, tipo la gente non arriva a fine mese. Chissà se in Grecia o in Portogallo c'è qualcosa per cui dire peggio di noi solo l'Italia. Forse lo dicono in Francia, forse la mamme tedesche spaventano i bambini dicendogli se non fai il buono andiamo a vivere in Italia, se non dormi arrivano gli italiani. Va sempre peggio. Le chiacchiere stanno a zero. Siamo contenti per il digitale, ma è un po' come quando perdi dieci a zero e all'ultimo riesci a fare uno straordinario gol in rovesciata che però passa inosservato, perché la partita hanno smesso di guardarla e giocarla quasi tutti. Allora esulti di rabbia e di tristezza, perché se la partita andava diversamente domani avrebbero parlato solo del tuo gol. Invece sarà solo un dieci a uno, e non sai neanche se alla prossima partita giochi o stai in panchina. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

5 Commenti
  1. Non so come vengano formulati questi dati, le mie letture arrivano dalla biblioteca e dalle bancarelle/librerie dell’usato. Libri nuovi non ne compro quasi mai. Rientro quindi nei lettori o nei non lettori?

  2. Uno dei motivi sarà sicuramente il prezzo assurdo dei libri in Italia. Prendiamo l’esempio di un classico moderno come Italo Calvino: i suoi romanzi costano 9 euro da Mondadori. 9 euro per meno di cento pagine sono tanti, soprattutto quando si tratta di un edizione tascabile e di un autore ormai scomparso… Con la crisi che c’è in Italia è normale che la gente non paga tanto per un libro che potrebbe costare soltanto 4 o 5 euro come avviene in altri paesi. In Italia il Visconte dimezzato costa 9 euro e in Francia 6 euro mentre 1° gli stipendi sono più alti 2° c’è il traduttore e il nuovo editore da pagare in più. Leggere Calvino costa di meno all’estero, pure in un paeso più ricco…
    Invece di lamentarsi penso che gli editori italiani dovrebbero rimettersi in questione e trovare delle nuove strategie commerciali più adatte alla situazione odierna dell’Italia.