Pasolini in coda da Trony e Fabio Volo

"evidentemente ognuno odia il potere che subisce, quindi io odio con particolare veemenza il potere di questi giorni"

Pier Paolo Pasolini

Sono oggi trentasei anni che siamo orfani di Pier Paolo Pasolini; capita a volte che i padri se ne vadano prima di noi. Purtroppo succede anche che poi ci si dimentichi di avere avuto un padre. In questi giorni mi sono accorto, correggetemi se sbaglio, che la gente ha un sacco di amici – ma proprio tanti amici – che chiede loro di uscire di casa anche se fa freddo, anche se piove, anche se bisogna fare una coda chilometrica per prendere una copia dell'ultimo libro di Fabio Volo. E tutta questa gente lì a giustificarsi con un sorriso ebete "Lo devo prendere per una mia amica". "Tranquillo," verrebbe da dire "succede di voler male anche agli amici". E via scaffali che si svuotano e i commessi lì a metter su libri con copertine dal dubbio gusto, ma non siam qui a fare gli snob.

La stessa coda chilometrica è quella che si crea fuori da un grande discount di elettrodomestici che apre nella capitale, causando disagi che nemmeno in Millenium People… 

Noi di Finzioni ci siamo immaginati che, oggi, Pier Paolo fosse, non tanto in coda alla libreria del centro con il Volo Nazionale, o in mezzo alla ressa per entrare nel nuovo Trony ipermegasuperscontato, ma fermo, dapprima a qualche metro di distanza a cercare la giusta inquadratura, come piaceva a lui, e poi sempre più vicino – è il caso di dirlo – alla massa, pronta a nutrirsi del prodotto elettrico così come del prodotto Volo.

Chiedersi quali domande avrebbe posto Pier Paolo è un po' utopistico, ma possiamo comunque provare, con quello che ci ha lasciato, a trovare una chiave di analisi per queste dannatissime code. Una risposta, breve, ma comunque spunto per un'ampia riflessione può essere data da questo breve stralcio tratto da un'intervista che Pasolini rilasciò mentre nervosamente camminava  su e giù dalle dune della spiaggia di Sabaudia.

Che Pier Paolo fosse un profeta non è certo una novità e le sue analisi sulla società degli anni '60 e '70 si possono traslare con pochissime correzioni anche ai giorni nostri. Sintomo purtroppo di un piattume culturale e intellettuale davvero drammatico per tutto il paese. La speranza è quindi oggi, la stessa che fu ieri per Pasolini, ossia trovare qualcuno che, partendo dall'apice degli studi dei maestri sposti il confine un po' più in là.

"I maestri sono fatti per essere mangiati; mangiati in salsa piccante e superati" 

Michele Danesi

Michele Danesi

È un temibile sociopatico. Da poco trasferitosi a Torino, lotta per il partito del maschio col ferro da stiro. Per lui non esistono limiti spaziali o temporali; quando non stira lenzuola, legge e scrive in continuazione: ha capito che in questo modo le persone evitano di parlargli. Nonostante questo, vive nell'insana consapevolezza di piacere agli altri.

6 Commenti
  1. Grazie Michele.
    Apprezzo il tono dell’articolo, e apprezzo l’ordine con cui ci ricordi di PPP.
    Vedi, a ben pensarci, un po’ tutti conoscono e citano PPP, e citano sempre e solo due cose: la poesia sugli scontri di Valle Giulia e la merda mangiata in Salò: sembra, alle volte, che sia esistito solo un PPP coprofago, reazionario e omosessuale, come se non bastasse. Grazie.

  2. Se non è PPP è Flaiano o Italo Calvino. Qualche intellettuale (nel caso di PPP anche omosessuale e comunista) a cui appellarsi. Dovremmo rimpiangere i bei tempi in cui svettavano questi tre mostri dolenti e profetici?

    Io credo che oggi in Italia ci siano tanta gente acuta e profonda, e che non ci sia tutto il piattume di cui ci si lamenta. Lo vedo ogni giorno su twitter, dove dialogano persone che, data la possibilità e lo spazio mediatico, potrebbero facilmente diventare guru e maîtres-à-penser.

    Sono persone allegre, che hanno un lavoro (non sono necessariamente giornalisti, opinionisti o scrittori), famiglie, passioni. E magari hanno fatto la fila da Trony per comprarsi il Fabio Volo. Che è un po’ trash, lo ammetto, ma non è tanto peggio di altri scrittori che ho avuto la sventura di leggere recentemente.

    Mi piacerebbe sentire cosa direbbe al riguardo PPP. La sua testa conservata in formalina nella teca di cristallo (fa un po’ Futurama e molto ribrezzo), dopo aver cercato di mordervi, direbbe che da Trony lui ci sarebbe andato volentieri e che Fabio Volo a lui piace parecchio.

    Sì, in entrambi i sensi.

  3. Condivido tutto. Si può proprio dire che la ragione, l’intelligenza, il buon gusto, la cultura, il garbo, il bello scrivere – tutte o quasi tutte le cose per le quali vale la pena vivere, o che a vivere aiutano molto – in questa Italia teledipendente abbiano definitivamente “preso il Volo”.

  4. Il piattume lo vedi anche a Hortobagy in Ungherìa, lì inizia la putszka, dimora dei famosi tartari (se ci vai lì vedrai esibirsi con costumi e acrobazìe e il paesetto è uguale a da sempre, 20 case sì e no), allora lì riscontrerai un paesaggio per noi (e te) alpini alquanto insolito, non c’è più niente fino all’orizzonte (100km. ? 200 o 50km ? non si riesce a misurare appunto per noi alpini), eppure non è affatto ma desolante. Bello, e tanto.
    Ma bisogna conoscere da sè che lì c’è hortobagy perchè se ci vai con un viaggio organizzato e facendo code di km. lo disprezzerai perchè non c’è niente alla fin fine : ecco l’insegnamento di PPP secondo me.