Pasternak va alla guerra

Photo Credit: Doctor Zhivago (1965)

Che i libri siano armi ineguagliabili e che i potenti di ogni tempo e luogo ne siano sempre stati intimoriti, tanto da proibirli, metterli all’indice, bruciarli ecc ecc, non è certo una novità. Dagli zelanti inquisitori agli zelanti grillini, il tentativo di fermare la diffusione di idee scomode è pratica comune. Ed è un piacere scoprire che a volte questi tentativi falliscono miseramente.

Prendiamo un capolavoro come Il dottor Zivago di Pasternak. Un romanzo d’amore ambientato sullo sfondo della rivoluzione del 1917, in cui il protagonista proviene dalla classe colta e benestante di Mosca e l’indifferenza per i dettami dello stato socialista si intrecciano all’affermazione del diritto a una vita privata e alla pretesa di rispetto in quanto esseri umani, allineati o no. Evidentemente il vecchio Boris doveva essere ben conscio del fatto che tale opera non avrebbe incontrato il gradimento del Cremlino, e infatti il romanzo non fu pubblicato. In URSS. Perché invece, come ci viene svelato in questi giorni dal Washington Post, un’edizione in lingua russa venne realizzata per volere della CIA, che usò Il dottor Zivago come arma ideologica durante la Guerra Fredda.

Il piano per pubblicare e diffondere l’opera del futuro Premio Nobel oltre la cortina di ferro (piano che ricevette l’appoggio del direttore della CIA Allen Dulles e il consenso del Presidente Eisenhower) è testimoniato da oltre 130 documenti conservati nell’archivio della CIA e viene oggi reso pubblico dal volume The Zivago Affair: The Kremlin, the Cia and the Battle Over a Forbidden Book di Peter Finn e Petra Couvée, in uscita il 17 giugno per l’editore Pantheon.

Ma andiamo con ordine.

Nel 1956, grazie alla segnalazione dello scout a Mosca Sergio D’Angelo, Giangiacomo Feltrinelli entrò in possesso di una copia del romanzo di Pasternak, con il quale stipulò un contratto. L’opera venne pubblicata l’anno successivo, nonostante le ingiunzioni del Cremlino e del Partito Comunista Italiano, e il romanzo iniziò a circolare. Poco dopo l’uscita dell’edizione italiana, Il dottor Zivago attirò l’interesse di alcuni agenti della CIA a Mosca, i quali avevano riconosciuto nel libro un enorme valore: esso poteva diventare un’arma fondamentale nella propaganda anti-sovietica tra gli stessi cittadini dell’URSS.

L’occasione per distribuire le copie del romanzo fu individuata nell’Expo di Bruxelles del 1958, una delle rare possibilità concesse ai cittadini sovietici per uscire dal Paese. Stampata un’edizione in russo presso l’editore dell’Aia Mouton e contattati i membri dell’intelligence olandese, la CIA si apprestò a distribuire le copie del Dottor Zivago nel padiglione del Vaticano, per allontanare qualsiasi sospetto. E l’opera andò a ruba tra i 16.000 cittadini arrivati dall’URSS. (L’unico che non ne fu affatto felice fu il povero Feltrinelli, a cui nessuno aveva chiesto i diritti).

L’operazione della CIA proseguì con successo anche negli anni a seguire, quando copie del romanzo furono distribuite a Vienna durante il Festival Mondiale della Gioventù del 1959 e ne venne stampata un’edizione in miniatura in 9.000 copie.

Alla fine di tutto, lo so, mi si potrà obiettare (e a ragione) che in questo caso il salvataggio del Dottor Zivago dalla censura sovietica non sia stata una questione di puro amore per la letteratura e che la CIA non mise in atto questa rocambolesca operazione segreta solo per evitare il bavaglio a Pasternak. Eppure non riesco a smettere di guardare con simpatia a questa CIA, che all’epoca, come arma devastante, usava semplicemente le parole di uno scrittore.

Silvia Banterle

Al contrario di tutto il resto del genere femminile, non vede l’ora di invecchiare, per poter finalmente essere acida come Emma Thompson in Saving Mr. Banks. A proposito, un attimo fa avete sbagliato a pronunciare, il suo cognome è sdrucciolo.

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