Premio Strega 2014: per fortuna che c’è la letteratura

Uno in più della scorsa edizione, ed è record di sempre. Solo che il record non lo possono festeggiare stappando una bottiglia di Strega, perché qualcuno si offenderebbe, tipo il futuro vincitore. Se stappano ora, lui che stappa, poi? Comunque, la notizia che in questi giorni saltella di qua e di là è che al Premio Strega di quest'anno sono stati candidati ventisette autori con prole cartacea al seguito (trovate l'elenco praticamente ovunque), tra i quali l'11 aprile sarà estratta (non a sorte, eh!) la dozzina, da cui poi uscirà la cinquina di finalisti che si litigheranno lo spazio sulla lavagnetta. 

Boom di candidature, dicevamo, ma non è che la cosa deve sorprendere più di tanto. E non perché in Italia ci sono più scrittori che lettori e bla bla bla, ma semplicemente perché in Italia si pubblica tanto, troppo, e si vende poco, pochissimo. Perciò voi lo biasimereste un editore piccolo, medio, medio-piccolo, medio-grosso, grosso-medio, grasso-medio o peso forma che tenta il colpaccio per movimentare un po' le vendite? Già, perché malgrado tutto si tratta anche di questo. Una fascetta con scritto "Candidato al Premio Strega 2014" o "Nella dozzina del Premio Strega 2014" o meglio ancora "Finalista al Premio Strega 2014" può essere una vera manna dal cielo. In più, avere un titolo allo Strega dà sempre un po' di prestigio. Quindi il lettore se vede che un editore bazzica lo Strega può pensare che si tratta di un editore che pubblica roba buona, o che ci sa fare, o abbastanza potente per sgomitare.

Sì, nessuno biasima nessuno, ma il punto è questo: quante domande ci si pone, tra editori, editor, agenti e autori, prima di candidare un titolo allo Strega? Mai abbastanza, visti alcuni dei titoli che nel corso degli anni sono finiti in finale. Così come non sono mai abbastanza le domande che ci si pone al momento della pubblicazione, e il risultato lo conosciamo tutti bene: una marea di libri inutili, spesso e volentieri scadenti, che intasano il sistema, disorientano i lettori indecisi, inducono i lettori deboli sulla cattiva strada e fanno indignare i lettori forti, che ripiegano sulla poesia slava più per disperazione che per altro. Ma non divaghiamo. Non c'è un tetto massimo (ci faccia un pensierino, De Mauro), perciò a nessuno è vietato di partecipare. Volemose bene. Ognuno ha bisogno della propria possibilità, anche, e soprattutto, se l'editore è sconosciuto e l'autore potrebbe essere un nome qualsiasi di qualsiasi citofono di qualsiasi palazzina in qualsiasi città italiana. Perché, abbiamo detto, anche solo candidarsi può far bene, per ragioni di prestigio e di bilancio. 

Da sana competizione letteraria (okay, quel "sana" fa ridere anche me) lo Strega rischia però di diventare un trampolino, un finto talent show per editori ed autori sconosciuti o semi-sconosciuti tra i quali c'è di sicuro un titolo di gran lunga migliore di quello che vincerà, ma che partecipa sapendo di non vincere. Perché lo Strega non lo vince l'editore sconosciuto. Grasso che cola se arriva in dozzina. E se arriva in dozzina il rischio è che poi il titolo o l'autore in questione finiscano nelle grinfie di un grande editore acchiappatutto, che così ci guadagna anche la fama di scopritore di talenti. Tra gli Amici della Domenica potrebbero metterci Maria De Filippi, così movimenta un po' la situazione. Magari al vincitore o al terzo classificato fa vincere anche Sanremo, sai quante fascette, poi. Sarebbe splendido vedere gli autori esibirsi al centro con tanto di divisa felpata e parenti urlanti sugli spalti. È un mondo difficile, anche allo Strega. Che fare, allora? Non ci si candida o ci si candida? Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. 

La cosa triste è che tutto potrebbe somigliare alle elezioni amministrative. In ogni comune, non importa dove e non importa come, il periodo delle elezioni è sempre uguale. Frenesia, guerre di manifesti, macchine che passano col megafono, candidati che pagano aperitivi e comprano sorrisi che forse diventeranno crocette. E poi finalmente il giorno delle votazioni, con la tensione alle stelle. E i cartelloni ai seggi che indicano tutti i candidati e tutti che si fermano a leggerli con interesse, anche e soprattutto chi sa già chi votare, sapendo già chi vincerà. Tutti quei nomi esotici, quelle liste strane, pazze, coraggiose, con i simboli belli e brutti, ingannevoli, esagerati, riciclati, furbi, sinceri. Candidati messi lì per togliere voti ad altri e far vincere un altro. Candidati messi lì solo per fare numero. Candidati messi lì con la speranza dimessa che si possa arrivare al ballottaggio e tentare di cambiare le cose, di sconfiggere il solito nome che tutti conoscono, tutti disprezzano, ma tutti alla fine votano. Ma questa è politica, noi fortunatamente ci occupiamo di premi letterari e di letteratura. E per fortuna che c'è la letteratura, no?

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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