Quando i critici letterari la fanno fuori…

I mammut. I pachidermi della critica letteraria. I nomi grossi. Quelli cazzuti. Quelli che progettano e dirigono la Letteratura Italiana di Einaudi. Quelli che poi diventano pure scrittori di narrativa e dopo i settant'anni ti tirano fuori tre romanzi. Quelli come Alberto Asor Rosa, per esempio. E che, alla soglia degli ottanta, la fanno fuori dal vaso.

E' dell'altroieri l'articolo di Asor Rosa sul Manifesto, in cui, con piglio e prosa ottocenteschi, il Professore romano invoca un intervento "dall'alto" per ristabilire i principi di una sana democrazia, ahinoi annichilita da una gestione della cosa pubblica quanto mai disgustosa. Leggasi: i Carabinieri e la Polizia che chiudono il Parlamento, cancellano le immunità parlamentari e procedono all'instaurazione di un «normale stato di emergenza» (deve averci il gusto per gli ossimori, il Professore). Ora, che il paese stia in mano a dei loschi personaggi (noi invece abbiamo il gusto degli eufemismi) è un dato di fatto. Ma da qui a chiedere una roba del genere, ci passa la distanza che c'è tra Moccia e Borges. O tra il raffreddore e il Parkinson.

Non sorprende allora che un altro pachiderma, ma non della letteratura, abbia colto la palla al balzo per lanciare i suoi strali contro Asor Rosa e la "cricca editoriale" di cui farebbe parte. Dotato dei sui tre minuti d'etere, Giuliano Ferrara spara sulla Croce Rossa (non si fa, cattivone!) accusando il critico e saggista di star lavorando per preparare un colpo di stato. Ma ce lo vedete un critico letterario ottantenne alla testa di un commando di teste di cuoio? L'ironia della cosa sta nel fatto che ormai è rimasto solo Giuliano Ferrara – pro domo sua – a credere nella rilevanza culturale e politica dei critici accademici. Noi, no di sicuro.

eFFe

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eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

13 Commenti
  1. Che questi ideologi di destra intellettualmente ispirati dagli ultraliberali americani in voga là da 30 anni e più ormai si stanno riprendendo una rivincita culturale prima che politica. La loro subaletrnità prettamente culturale verso chi di sx. è consapevole a loro stessi e hanno dovuto mandare giù per decenni dal dopoguerra in poi, adesso hanno sono amplificatori televisivi perchè c’è chi dà loro lo spazio per farlo. Detto in sintesi.

  2. Oh beh. Sì. In effetti, sì. Se ti riferisci a Ferrara, chiaro.
    Perchè Asor Rosa in teoria sarebbe di sinistra: ed ecco perchè stavolta l’ha fatta fuori dal vaso…

  3. Definire Ferrara un intellettuale di destra (?) che va in televisione solo perché adesso c’è chi gli fornisce gli spazi è svilente, bugiardo oltre che ingiusto.

  4. @davide nel senso che è svilente, bugiardo e ingiusto definire Ferrara un intellettuale tout court?

  5. No. Sarebbe giusto definire Ferrara un provocatore che spesso e volentieri non si trattiene dallo sparare cazzate. Ma definirlo di destra – e di destra in senso Pidiellino dei più beceri (dal dopoguerra a oggi, poi! È evidente che Mazingazeta ignora il passato di Ferrara) – è decisamente esagerato.

  6. @davide : è vero ciò che sostieni, Ferrara ha una storia molto differente dagli altri ai quali mi riferivo es : giannino, sallusti, sechi, veneziani, tutti commentatori e opinionisti più che intellettuali nel significato classico del termine. Tuttavìa proprio considerando l’ambiente culturale dal quale egli proviene, la dx. politica attuale italiana gli attribuisce quella capacità di opporsi o dibattere che solo lui può possedere. E lui si presta a ciò se non dal dopoguerra dai primi anni ’80 in poi direi di sì, pure in tv.

  7. @Davide: mazingazeta non dice “intellettuale di destra” ma “ideologo” e le due cose sono ben diverse. Ideologo, secondo Wikipedia, è “la persona, o il gruppo di persone, che – solo occasionalmente coincidente con il capo politico o organizzativo – con le proprie elaborazioni culturali e dottrinarie contribuisce in maniera determinante a fornire le basi teoriche e programmatiche di un’associazione come, per antonomasia, un partito politico”. Definizione che mi pare calzare bene a Ferrara, voce pseudo-indipendente della linea politica di governo, anti-abortista, berlusconiano di ferro: dunque, di destra. Poi ce lo ricordiamo tutti mentre a Valle Giulia scappava rincorso dai celerini, i quali probabilmente devono averlo raggiunto e colpito varie volte sulla testa se è diventato quello che è oggi…
    Ma insomma, Giulianone sta antipatico a tutti noi, non credo sia il caso di spaccare il capello su “quanto” sia di destra e se e quanto sia intellettuale. Davvero non capisco il tuo punto.

  8. @effeffe : …ettepareva :-)) quando inizi a controribattere con senso e educazione non sanno più andare avanti perchè dimostri che non hanno più quella ragione che credevano di possedere alla prima risposta

  9. @mazingazeta, ma no, è che davide non s’era spiegato bene, ma in fondo è un bravo ragazzo, gli vogliamo bene! 😉