Rushdie torna con un nuovo romanzo

Siamo solo agli esordi di una nuova annata letteraria, ma il panorama editoriale inglese è già in fermento per la notizia del nuovo romanzo di Salman Rushdie, la cui pubblicazione è prevista per il prossimo autunno.
Nonostante la violenta stroncatura da parte di Zoe Heller (New York Review of Books) dell’ultimo memoir Joseph Anton, pare che lo scrittore indiano sia riuscito a trovare il tempo, tra un tweet e un selfie, di dare una nuova prova della sua scrittura, costruendo ancora una volta un’opera ambiziosa. Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights in September si presenta infatti come una miscela di «storia, mitologia, amore senza tempo in un mondo – il nostro – immerso in un’era di irrazionalità».

Di questo attesissimo testo, che segna il ritorno al genere romanzesco dopo i sette anni trascorsi dall’uscita dell’Incantatrice di Firenze (Mondadori, 2008), ci è concesso conoscere solo pochi dettagli, compensati dalla grande varietà di lodi tale da fomentare le aspettative anche da parte di quella frangia di lettori che non rivolge a Rushdie le proprie simpatie.
Si parla infatti di un lavoro «ricco e multisfaccettato», ispirato da due millenni di tradizione orale e da ciò che essi hanno sedimentato nel nostro modo di vivere il presente.

A esprimersi in toni particolarmente entusiasti sono – prevedibilmente – gli addetti ai lavori; primi tra tutti quelli della Jonathan Cape di Londra, storica casa editrice di riferimento dell’autore sin dal primo successo I figli della mezzanotte (1981), per i quali si tratta di un «risultato mozzafiato», nonché di una «testimonianza duratura del potere dell’immaginazione».
Il direttore editoriale Dan Franklin, che ha acquisito i diritti per i paesi del Commowealth dallo “sciacallo” più noto tra le agenzie letterarie del mondo anglofono Andrew Wylie, assicura che Two Years Eight Months and Twenty-Eight Nights in September è una delle migliori opere di Rushdie, divertente, emozionante e straordinariamente attinente al mondo in cui viviamo. 

Insomma, la prossimità dei temi trattati all’orizzonte contemporaneo sembra confermarsi ancora una volta il punto di forza di un autore già apprezzato per la sua capacità di coniugare nel realismo magico mito e attualità e che, a parte quest’ultima fatica, ha all’attivo altri undici romanzi (I figli della mezzanotte, tra gli altri, è stato consacrato come Best of the Booker), il memoir precedentemente citato Joseph Anton, quattro saggi e i libri per l’infanzia Harun e il mar delle storie (vincitore del Writer’s Guild Award) e Luka e il fuoco della vita.
Non ci resta dunque che attendere il suo ritorno anche in Italia.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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