Il Salone del Libro di Parigi: una finestra sull’editoria francese

La primavera si riconferma come ogni anno la stagione del libro. E questo primo lunedì in particolare si presenta denso di eventi: mentre ha inizio la Bologna Children's Book Fair, parallelamente si conclude la 34° edizione del Salone del Libro di Parigi, uno dei maggiori eventi editoriali europei e notoriamente il più importante a livello nazionale. 

Il Salon du Livre si è aperto quest'anno sulla scia di prospettive contraddittorie: nel quadro della crisi generale del settore, il presidente dell' SNE (Syndicat National de l'édition) Vincent Montagne e il commissario generale Bertrand Morisset hanno aperto le danze con un discorso di grande ottimismo sulle sorti del libro, destinato a partecipare attivamente alla fine dei tempi bui tanto attesa per il 2014 in virtù del suo potere ispirante e illuminante. Un messaggio che inevitabilmente stride con i dati dei sondaggi Ipsos, che registrano un calo del tasso di lettura di cinque punti in tre anni, passando dal 74% dei francesi dai 15 anni in su che hanno letto almeno un libro l'anno nel 2011 al 69% del 2013. Numeri che, lo sappiamo bene, fanno invidia all'Italia, ma che testimoniano ugualmente una tendenza regressiva in un paese da sempre molto attaccato alla lettura. Si aggiunga a ciò la crisi internazionale delle librerie indipendenti e quella locale delle due grandi reti Virgin e Chapitre nel 2013: è chiaro in questo senso quanto l'eccesso di ottimismo sia da prendere con le pinze.

Risultati preoccupanti sono arrivati anche dal fronte digitale: il sondaggio promosso dalla piattaforma di streaming letterario Youboox ha rivelato che almeno un ebook su due viene piratato; dato confermato anche dal 14% dei lettori digitali che ha ammesso di aver scaricato illegalmente dei libri dalla rete. E, contrariamente a quanto si possa pensare, non sono solo i best seller e la letteratura di consumo a esserne vittime: il genere più toccato è il fumetto (59%), seguito dalle opere di fantascienza (23%) e dai romanzi in generale (14%). Quello lanciato da Fabien Sauleman, uno dei fondatori di Youboox, è un vero è proprio allarme: è necessario che gli editori trovino un modo di reagire al fenomeno dilagante della pirateria.

Le perplessità non si sono limitate soltanto all'andamento generale del mercato ma hanno investito anche l'evento Salone in quanto tale: Grégoire Leménager, giornalista letterario del Nouvel Observateur, ha contestato il valore di un'iniziativa che si riduce a un "ipermercato" in cui si rende onore esclusivamente alla sotto-letteratura o letteratura televisiva, tale da sommergere e offuscare i pochi elementi di qualità effettivamente presenti. 
E in questa edizione non ne sono mancati: in occasione del centenario della morte di Julio Cortázar (celebrata con una mostra fotografica), la scelta del Paese Ospite d'Onore è ricaduta sull'Argentina: quarantacinque tra scrittori, poeti, fumettisti e saggisti nazionali sono stati invitati a prendere parte a tavole rotonde e conferenze per scoprire la letteratura sudamericana erede del genio di Borges. 
Ampio spazio è stato riservato anche alla scena shanghaiana, al fine di celebrare i cinquant'anni di relazioni diplomatiche sino-francesi.
Inoltre, la Porte de Versailles ha accolto anche un'esposizione di disegni inediti di Jean-Jacques Sempé, creatore de Le petit Nicolas.

Ma ciò, per quanto congiunto ai 200mila visitatori attesi, non pare sufficiente a riscattare quello che un tempo era uno degli eventi culturalmente più prestigiosi di Francia dallo stato di declino irrimediabile nel quale sembra essere sprofondato agli occhi di autori, editori, operatori della letteratura che l'hanno vissuto e continuano a viverlo da vicino. Il Nouvel Observateur ha raccolto per l'occasione i peggiori ricordi di nove scrittori legati al Salone parigino:

In tutti i Saloni del Libro gli autori servono essenzialmente a indicare ai visitatori la strada per il bagno. Ma quello di Parigi è speciale […] Sul totale, 950.000 persone non si fermano: è la prima umiliazione. Poi ci sono le 49.500 che cercano lo stand di Amélie Nothomb.
(Alix Giraud de l'Ain)

Insomma, tanta nostalgia tra gli addetti ai lavori che, inevitabilmente, rimpiangono i bei tempi del Grand-Palais. 
Che la presenza di celebrità mediatiche (soprattutto 'culinarie') funga da principale polo d'attrazione delle masse è un fatto concreto che può essere esteso anche a realtà culturali limitrofe, come la nostra.
Ciononostante, il Salon du Livre di Parigi resta uno degli appuntamenti più noti del mondo editoriale: specchio forse amaro del modo attuale di fruire il libro, mantiene ancora un potere attrattivo che andrebbe ripensato in una prospettiva culturale a lungo termine, non finalizzata solo in senso commerciale. Recuperare un significato di promozione editoriale che parta dalla consapevolezza delle difficoltà attuali del settore, per quanto ardua possa essere l'impresa, è forse l'aspetto su cui vale la pena lavorare; mettendo da parte i facili ottimismi così come il disfattismo, anche quello più giustificato.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

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