Saviano vince un premio per il coraggio (ma senza scorta non lo ritira)

Roberto Saviano ormai è più un vero e proprio personaggio mediatico che un semplice scrittore e, come gran parte dei personaggi mediatici è assai controverso, tanto che anche una vicenda banale come la cerimonia d'assegnazione del PEN/Pinter writer for courage award (un premio per gli scrittori coraggiosi, praticamente) crea un mezzo incidente diplomatico e un minipolverone mediatico.

Praticamente la Met Police britannica non ha ritenuto necessario assegnare la scorta allo scrittore nonostante in Italia sia risaputamente sotto scorta, in luoghi segreti ecc ecc ecc per timori di eventuali attentati alla sua sicurezza e, dal momento che l'organizzazione del PEN non poteva permettersene una privata, il nostro connazionale autore di Gomorra, presentatore di Vieni via con Me, opinionista, giornalista, quello-che-vi-pare-nell'-ordine-che-preferite, ha mandato la sua amica scrittrice Annalisa Piras a ritirare il premio per lui limitandosi a contribuire con un videomessaggio (le solite cose contro i poteri che si nutrono di ombra e silenzio, i soliti ringraziamenti a chi ha fatto si che potesse scrivere Gomorra nonostante i rischi). 

Il presidente del PEN ha commentato così la vicenda: «È un messaggio piuttosto negativo in un momento in cui c'è un forte bisogno di buon giornalismo e dovremmo sostenere chi ci ricorda a cosa serve la libertà di stampa» (fonte: Corriere). Noi lasciamo le polemiche e le discussioni a riguardo ad altri e ci limitiamo ad aspettare il prossimo grande o piccolo casino mediatico con Saviano come protagonista. 

Eve Blissett

Eve Blissett

Prendi tutti i personaggi femminili di DFW, aggiungi 1/4 Hermione Granger, 1/4 di Margot Tenenbaum, 1/6 di Holden Caulfield, 1/6 di Daria Morgendorffer, e un pizzico di Dana Scully (per dire solo le prime cose a caso che mi vengono in mente). Aggiungi tatuaggi. Poi shakera come se non ci fosse un domani seguendo il ritmo di She's Lost Control dei Joy Division. And now, get drunk!

7 Commenti
  1. Il problema è che noi l’abbiamo fatto diventare un personaggio mediatico. Se si evitasse di scrivere articoli riguardo al mancato ritiro di un premio letterario, ovvero una ‘vicenda banale’ -cito direttamente il testo- oggi Saviano sarebbe uno scrittore-e-basta, non uno scrittore-opinionista-eroe-sex symbol(sì, per alcune lo è) e via dicendo.

  2. La sovraesposizione mediatica di Saviano, a dire il vero, dipende ben poco da articoli come questo, di mero taglio informativo. Essa è un fenomeno già datato, in cui Roberto stesso ha ricoperto un ruolo di protagonista (come ha poi ammesso) con delle uscite pubbliche che lo hanno messo in pericolo. La massima accusa che si potrebbe fare a un non ben definito “noi” (noi lettori? noi telespettatori? noi radioascoltatori?) è che una parte di questo “noi” ha incarnato in lui le sue speranze di redenzione. Sfortunato è quel popolo che ha bisogno di eroi (cit.).

  3. Sul riferimento, in particolare, a questo articolo chiedo venia e faccio un passo indietro. La mia aveva tentato di essere -con tentativi miserabili- una malriuscita metonimia. Con questo articolo volevo far riferimento ad ogni articolo che, a mio parere, è superfluo.

    Questo in particolare è informativo (anche se il titolo, insomma, ne dà un’altra chiave di lettura: ma sarà che son’io a farmi suggestionare…), ma sono dell’opinione che ogni articolo che parli di altro che non sia di sue opere in uscita, della spiegazione delle stesse (anche se, non essendosi fin’ora lanciatosi -Roberto- nella narrativa, non ce n’è manco bisogno) et similia, non abbia ragione d’esistere.

    Fa ‘visite’ -parlando in termini d’utenza- perché c’è il suo nome, ma del fatto che Saviano non va a ritirare un premio perché non gli abbiano dato una scorta, del fatto che ascolta gli Almamegretta, del fatto che gli sia piaciuto tantissimo Scarface perché film-icona della cultura dell’antagonismo, non può fregar di meno. Anzi. Alimenta ancora un’interesse che va al di là di quello per la sua creazione letteraria, che ingrandisce un personaggio nell quale -come giustissimamente dici- la gente ‘incarna le sue speranze di redenzione’. (cit.)

    Insomma, per quanto possa sembrare il contrario, non è una polemica, è/era un tentativo di ragionamento.

  4. Che tu non trovi ragione d’esistere in articoli che esulano dalla mera produzione letteraria è un’opinione rispettabile, come tante altre. Chi fa una rivista, come noi, adotta una linea editoriale: quella di Finzioni è di informare, tra il serio e il faceto, su ciò che accade dentro e intorno al mondo dei libri. Dal riscontro di pubblico che abbiamo, direi che tale linea, condivisibile o meno che sia, si è rivelata di successo. Questo non significa, come puoi facilmente constatare dalla natura dei nostri articoli, che facciamo del mero pettegolezzo.
    E’ una frontiera sottile quella tra informazione e intrattenimento, su questo hai ragione. Noi cerchiamo non tanto di stare da un lato o dall’altro, quanto piuttosto di allargare lo spessore della frontiera; da qui il nostro motto: approcci leggeri a contenuti pesanti.

  5. Ripeto, ho usato come capro espiatorio questo articolo per affrontare un discorso ben più ampio. Molto, forse persino troppo ampio. Però, da quanto mi dici, vedo che -alla Robin Hood- con la prima freccia hai fatto centro e con la seconda, pure.

    Metafora ‘Made in Disneyland’ a parte, è proprio del labile confine tra informazione e pettegolezzo che volevo parlare. E visto che, a quanto pare, si concorda entrambi, il confronto non ha più ragione d’essere -o, comunque, ne ha molte di meno!.

    Sulla linea di Finzioni, be’, nulla da discutere. Se non concordassi non l’avrei scelto come blog da seguire e con il quale -di tanto in tanto- intervenire.

    Però, permettimi, in conclusione, di citarti, di nuovo. “Che tu non trovi ragione d’esistere in articoli che esulano dalla mera produzione letteraria è un’opinione rispettabile, come tante altre.” Mi hai illuminato la mattinata anche solamente con l’ultima parte, ovvero “un’opinione (ci tolgo pure rispettabile, va’), come tante altre”.
    Non sembra essere così altrove, ma va be’..

    P.S. Mi rendo conto che la metafora presa in prestito da Walt Disney va spiegata, e perciò ti allego la scena a cui facevo riferimento 😉

    http://www.youtube.com/watch?v=1kh5A9CzB6s
    Con riferimento specifico: da 0.36.55 in poi.

  6. Cari anonimi, se qualcuno vi minacciasse puntandovi un ‘arma dritta verso voi trovereste la parola?Avreste il coraggio di scrivere ?Usereste la “Penna” per combattere?E ,se avreste una scorta e poi decidono che non è più il caso di tenerla come vi comportereste?Cari scrittori ,se così posso chiamarvi ,avete rispetto per chi combatte con la “Penna”?Rispettate il prossimo o dovete solo cercare di infangarlo?Rispettate lo scrittore e la gente che ne ha stima perchè è l’unico capace di scrivere con coraggio?Quello che forse voi non avete ?!