Scrittori cyberbulli: il caso di Stephen Leather

Adoro i litigi. Parteciparvi mi annoia, ma osservarli mi appassiona. Si tratti di due calciatori che si prendono a testate in campo, di due persone che si insultano accusandosi di non aver rispettato la fila dal fornaio o di Marina Berlusconi ed Elisabetta Sgarbi che battibeccano sui giornali. Per questo quando ho saputo di questo scrittore, Stephen Leather, che è stato accusato da due suoi colleghi di aver portato avanti una campagna diffamatoria sul web contro di loro attraverso siti e account falsi, be', ho creduto di aver incontrato il mio eroe di giornata. 

Leather è un autore britannico che scrive thriller, anzi, è un autore di best seller, uno di quelli che su Amazon ha letteralmente spopolato e che una volta, mi informa l'Independent, è riuscito a occupare da solo i primi tre posti della classifica di vendita Kindle UK. Uno a cui il successo non manca, insomma, che ciononostante in questi giorni è stato raggiunto da accuse pesanti da parte di altri due scrittori, Jeremy Duns e Steve Mosby, secondo i quali Leather da anni sarebbe impegnato in un'attività diffamatoria ai loro danni attraverso siti e profili creati ad hoc

Cyberbullismo e uso spregiudicato dei cosiddetti sockpuppet (gli account falsi che tanto piacciono agli scrittori in cerca di autopromozione), con l'aggiunta di siti come fuckstevemosby.com. Già, ma perché Leather dovrebbe avercela tanto con Duns e Mosby? Cioè, lui è uno scrittore affermato, conosciuto e vendutissimo. Nonostante il successo dovrebbe accanirsi contro due altri scrittori, girando il web con nomi falsi per insultarli, recensire negativamente i loro libri, prenderli per il culo. Mi rigiro nella testa questa domanda in parte affascinato e in parte turbato.

Secondo Duns tutto è cominciato nel 2012, quando lui ha criticato pubblicamente l'utilizzo di sockpuppet da parte di molti autori. E si dà il caso che Leather avesse già ammesso candidamente di ricorrere ad account farlocchi per attirare un po' d'attenzione sui propri libri. È lì che è scattato l'odio, o almeno così ritiene Duns, che alla questione ha dedicato un lunghissimo post sul proprio blog, intitolato The Author Who Cyber-Stalked Me. Come se non bastasse, Mosby ha scoperto che il sito fuckjeremyduns.com rimandava a uno dei siti di proprietà di Leather, dedicato ai romanzi della serie di Dan “Spider” Shepherd. Uno scivolone, insomma. Leather beccato con le dita nella marmellata. 

Eppure pubblicamente l'accusato si dice estraneo ai fatti. La cosa ulteriormente imbarazzante è che tutti e tre gli autori coinvolti sono pubblicati da Hachette UK, che è l'editore anche di una certa JK Rowling la quale, si sa, non resiste mai alla tentazione di intervenire nelle polemiche. Così, col suo solito aplomb da Minerva McGranitt, la JK nazionale ha pubblicato su Twitter il sopra citato post di Duns aggiungendo: «Se è vero, si tratta di un comportamento vergognoso».

Non lo so. Come dicevo, io sono un sostenitore dei litigi, delle polemiche, del politicamente scorretto, specie quando a essere coinvolto è un settore come l'editoria, dominato tutti i giorni da un perbenismo asfissiante. Tutti a parlare bene dei colleghi, a recensirli positivamente, a consigliare i loro libri, e magari a sparlare di loro a denti stretti un secondo dopo, lontano dai microfoni. Se Leather avesse ammesso che sì, a lui Duns e Mosby stanno sulle palle, e che secondo lui i loro libri non valgono neanche una riga del risvolto di copertina di uno dei suoi, lì sarebbe stato simpatico. E ogni commento negativo su di loro, attraverso i suoi canali ufficiali, sarebbe stato legittimo. Armarsi di un esercito di sockpuppet invece è ridicolo. E codardo. Potevi essere un eroe, o meglio ancora un antieroe, Stephen, invece hai scelto di comportarti come un bulletto qualsiasi, che al massimo può stare simpatico a Gasparri. E siamo tutti sollevati dal fatto che hai trovato Duns e Mosby anziché l'ormai celeberrimo Richard Brittain, altrimenti ci sarebbe stata una bottigliata per te e per ognuno dei tuoi finti account.  

 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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