Shakespeare in app & web

Come suggerisce una recente esperienza al proposito, è d’obbligo provare prima di giudicare.

Ma la notizia è questa: la Touch Press ha elaborato l’ennesima app per i nostri IPad, una riproduzione dei sonetti shakespeariani nell’edizione critica della Arden Shakespeare (con note a margine e brevi interpolazioni delle più note dispute filologiche riguardanti i versi più oscuri) e con in più la possibilità di visualizzare l’originale In Quarto del 1609.

La app, chiamata, per l’appunto, The Sonnets include inoltre il commento dello studioso scozzese Dan Paterson estratto dal suo libro “Reading Shakespeare’s Sonnets: A new Commentary”, e la possibilità di aggiungere note di propria mano.

Si tratta fondamentalmente di un video in cui Paterson e altri esperti disquisiscono sulle origini del sonetto come forma poetica, il contesto in cui furono scritti i memorabili versi, i pro e i contro circa una loro interpretazione autobiografica, più questioni ancora controverse come la reale identità del giovane uomo e della dark lady da cui si crede siano stati ispirati e a cui furono successivamente dedicati.

A dispetto di una presentazione del progetto tanto seriosa, questa nuova app potrebbe tuttavia regalare qualche insolita e piacevole sorpresa: ogni sonetto, infatti, è letto da un attore diverso: nomi del calibro di Patrick Stewart (Il piccolo Lord, Star Treck: primo contatto, X men, oltre che consumato attore a teatro proprio delle più celebri opere del Bardo), Fiona Show (The Black Dahlia, Harry Potter e l’ordine della Fenice, The Tree of life…), David Tennant (Doctor Who, Harry Potter e il calice di fuoco, Dragon Trainer…), e Dominic West (Star Wars Episodio I, Chicago, John Carter…).

Il prezzo della app è di 13.99 $. Cifra congrua se penso che non c’è praticamente matrimonio di amico o parente in cui non abbia recitato questi versi del sonetto 116:

Alle nozze sincere di due anime
Impedimenti non so. Non è amore
L’amor che muta se in mutare imbatte
O, rimovendosi altri, si rimuove,
oh no: è faro che per sempre è fisso
e guarda alle bufere e non dà crollo,
amore, è stella ai vaganti navigli
nota in altezza, nel valore ignota.

[…]

La voce tremante, un po’ per l’emozione, un po’ di più per l’odiosa nota stridula che assume il mio timbro vocale al microfono e in cui non mi riconosco. Al prossimo, potrei risparmiare la (comunque non eccelsa) performance e collegare l’IPad direttamente all’amplificatore.

E mentre alcuni attori prestano il proprio talento per interpretare i sonetti shakespeariani per una app pur sempre a pagamento, ci sono altri loro colleghi che si battono per rendere gratuito e fruibile da chiunque l’immenso genio del bardo nella sua veste più antica.

Stephen Fry, Vanessa Redgrave ed altri ancora hanno infatti aderito alla campagna lanciata dalla Biblioteca Bodleian dell’Università di Oxford per mettere on-line il primo In Folio del 1623, contenente l’opera omnia del poeta.

La campagna – denominata Sprint for Shakespeare – si prefigge di raccogliere 20.000 £ per inserire in rete le 1000 pagine della preziosa e straordinaria collezione.

L’idea è quella, una volta completata l’opera, di costituire un sito web accessibile liberamente. Sul sito ci sarebbe spazio anche per gli interventi e i contributi di studiosi, docenti, o per il semplice pubblico.

Sir Peter Hall, fondatore della Royal Shakespeare Company and theatre ha affermato al riguardo:

La digitalizzazione dell’In Folio shakespeariano è un progetto di enorme importanza. Rappresenterebbe una incomparabile opportunità per attori, registi, accademici e per tutti coloro il cui amore per le opere di Shakespeare è rimasto immutato nei secoli

Questo primo In Folio è davvero un’eccezione. Tra l’altro non ha mai avuto bisogno di restauri, così da portare ancora incisi i segni e le note dei lettori dell’epoca e rifletterne i gusti: mentre il Romeo e Giulietta è stato consumato dalle numerose consultazioni, il Re Giovanni appare praticamente intatto.

E dunque questo è Shakespeare 2.0, ragazzi: passato e futuro coniugati in un unico tempo immortale. 

Sara Minervini

Chi sono? Sono una lettrice. Che faccio? Leggo. E come vivo? Vivo.

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