Shia LaBeouf plagiatore seriale, Daniel Clowes tra le vittime

È stata una settimana da dimenticare per l’attore 27enne Shia LaBeouf, iniziata con un’accusa di plagio, proseguita con un processo pubblico e conclusasi con una sentenza inappellabile: LaBeouf è un plagiatore seriale e impenitente.

Tutto è iniziato lunedì quando l’attore ha postato online il suo cortometraggio, fresco di applausi a Cannes, HowardCantour.com. Dopo poche ore il web è entrato in subbuglio a partire dale osservazioni di alcuni utenti, su tutti Josh Farkas, che hanno messo in luce tante, troppe somiglianze tra il corto e la breve graphic novel di Daniel Clowes, Justin M. Damiano: il monologo iniziale e i dialoghi successivi ricalcano parola per parola l’opera del fumettista americano che è contenuta in The Book of Other People, un’antologia di un paio di anni fa a cura di Zadie Smith con i contributi di Nick Hornby, Mirando July e Dave Eggers il cui ricavato va interamente a una non profit che si occupa di scrittura creativa.

L’assenza di Clowes nei credits del film hanno fatto scartare l’ipotesi di un tributo ad opera di un fan devoto, come lo stesso attore si è più volte definito, e la successiva reazione del fumettista che si è detto scioccato e pronto a intraprendere un’azione legale, hanno sgomberato il campo da ogni dubbio: si tratta di un plagio.

Messo con le spalle al muro, LaBeouf si è scusato su Twitter con una serie lunghissima di tweet confusi e sconnessi…anch’essi plagiati! Gli osservatori più acuti hanno notato la familiarità di alcuni messaggi che si sono poi rivelati essere un puro copia e incolla di scuse celebri ad opera di Kanye West, Tiger Woods e il generale McNamara e addirittura di un thread di quella fonte inesauribile di saggezza che è Yahoo!Answer.

Molti si sono chiesti se LaBoeuf stesse scherzando. L’ingenuità delle sue gaffe ha fatto pensare a una messa in scena, una specie di performance artistica di cui però non si capisce lo scopo se non quello di farsi notare. O forse all’inizio faceva sul serio credendo di passare inosservato e una volta nei guai ha cercato di far passare tutto per una burla?

L’ipotesi di una montatura a fini pubblicitari ha retto poco perchè più tardi in settimana, quando il vaso di Pandora era ormai stato scoperchiato, sono emersi altri particolari e non c’è stato limite al peggio. Indagando sul passato dell’attore, Farkas ha infatti scoperto che il vizio di attribuirsi la paternità di opere che non gli appartengono, è di vecchissima data.

Il fumetto di LaBoeuf Lets Fucking Party conterrebbe infatti interi passaggi di una poesia di Charles Bukowski, mentre per Stale N Mate avrebbe attinto a piene mani da La petite fille et la cigarette di Benoît Duteurtre. Non è tutto, anche la sezione "About" del suo sito web Campaigne Book sarebbe copiata pari pari da quella della casa editrice PictureBox.

Si prospetta un Natale incasinato per LaBeouf che ha dovuto rimuovere il corto dal web in attesa che si faccia chiarezza sulla faccenda. Per chi non le avesse sotto mano, le strisce di Justin M. Damiano di Clowes sono invece disponibili qui.

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