Siamo qui per parlare di lettori

Ieri sera è successa questa cosa: la Mondadori ha invitato me e un sacco di altri ragazzi che scrivono di libri su internet a un incontro con Paolo Giordano, per parlare del suo ultimo libro 'Il corpo umano'. Eravamo in un bel posto, tutti seduti su poltrone e divanetti, c'era del vino e delle cose da mangiare buonissime e ci siamo messi a parlare di libri. La cosa grossa è stata questa: eravamo, finalmente, tutti lettori. Ho scoperto che Paolo Giordano ha letto un sacco Elizabeth Strout ma non Comma 22, per esempio.

Il suo libro parla della guerra in Afghanistan e di un gruppo di ragazzi e di soldati confinati in una base, che aspettano che succeda qualcosa e non succede nulla, fino a un certo punto. Ma non siamo qui per parlare di trama. La chiacchierata di ieri sera parla dei maestri di Paolo Giordano, di quello che legge, di cosa ha pensato scrivendolo, di cosa ha pensato andando in Afghanistan e da dove prende ispirazione. Ma non siamo qui per parlare della chiacchierata di ieri sera. Queste cose le troverete di sicuro in giro per internet (e consiglio sicuramente il blog della nostra amica Noemi).

Siamo qui per parlare di lettori. E' una bella cosa che le case editrici inizino a organizzare questi incontri. A far parlare ragazzi che scrivono su internet per divertirsi, che sentono l'esigenza di condividere le proprie letture, più che i propri pareri, senza linee editoriali dall'alto, senza dover rendere conto a nessuno. E' un rischio, certo, magari a qualcuno il libro non è piaciuto. La questione allora diventa: non è rilevante che il libro ci sia piaciuto o no, non sono rilevanti le opinioni. Ma i lettori. Il fulcro del mercato editoriale, quelle persone attorno a cui costruire la letteratura.

E' importante abbattere le barriere con i lettori. Basta con le presentazioni dei libri con scrittore e moderatore in cattedra che quando chiedono domande dal pubblico nessuno apre bocca, al limite qualche "quanto c'è di autobiografico in questo libro?" oppure "scrivi di giorno o di notte?". Ieri sera c'era un'atmosfera per la quale nessuno si è posto il problema di un possibile silenzio imbarazzato, di un possibile fallimento comunicativo. Si sentiva tanto questa cosa, e alla fine hanno dovuto farci smettere, altrimenti continuavamo per chissà quanto.

Perché, volenti o nolenti, la letteratura è fatta dai discorsi sui libri. Ieri abbiamo fatto discorsi sui libri e, dunque, abbiamo fatto letteratura. Poi c'era anche Paolo Giordano, ma quello è stato la scusa del nostro incontro, non la sua bellezza. 

Jacopo Cirillo

I libri non sono importanti

6 Commenti
  1. Era un incontro a cui partecipare su invito, ho capito bene? Quindi non era aperto al grande pubblico?
    Se ho capito bene, e la cosa si svolgeva così, per quanto sia d’accordo che il simposio sia un modo migliore per abbattere le barriere tra scrittore e lettore, non mi pare che si allarghino tanto i confini, non credi?

  2. Certamente è un inizio. Anche perché bisogna parlare di questioni logistiche: se apri al grande pubblico, diventa una presentazione di un libro, come sono, di fatto, le presentazioni dei libri. E quindi unidirezionale.
    Quello che volevo mettere in luce io è il concetto che ci sta dietro, più che l’operazione di marketing. Non abbiamo parlato di uno scrittore “famoso”, eravamo un gruppo di gente che parlava di libri e c’era, in mezzo a noi, uno scrittore “famoso”. E mi sembra una novità, o almeno non mi era mai successo.
    E ho provato a prenderne il meglio e, con ottimismo, auspicare il fatto che sia una buona direzione, nella promozione e nella diffusione editoriale 🙂

  3. ma infatti… non volevo essere pessimista, solo dire che può essere, come mi confermi tu, che ci siano dei problemi logistici di cui tenere conto. poi, questa cosa che assomiglia alla chiacchiera tra amici, da come la racconti, è lodevole e interessante e posso immaginare sia stata piacevole. perché a chi piacciono i libri piace parlare di libri e di lettura e di scrittura, etc.
    certo, bisognerebbe trovare il modo di perlomeno moltiplicare questa tipologia di eventi e farli anche con autori “minori” (intendo per giro di lettori, non per qualità). temo, altrimenti, soprattutto la possibilità di aumentare l’idea, vera o finta che sia, del circolo elitario, della conventicola, etc. che non fa bene a un paese in cui la lettura viene vista come roba da intellettuali. e in cui si legge poco. e in cui quindi la lettura viene vista come roba da intellettuali e quindi si legge ancora meno (e così via, ad libitum)

  4. Hai perfettamente ragione! Nel mio piccolo ci sto provando ogni mese da sette al Santeria a Milano, con autori “minori” (che poi sono tutti super), sperando che prenda piede e che inizino a farlo tutti! E’ un po’ il compito che ci siamo dati qui a Finzioni fin dall’inizio. E’ bello che un colosso come Mondadori inizi a pensarci, è ancora più bello se iniziamo a farlo tutti!