Social Book: come condividere la propria biblioteca e vivere felici

Con la storia delle Primarie ce lo ripetono due volte al giorno, ormai: è fondamentale finanziare la cultura. Belle parole, certo, ma nostro malgrado abbiamo imparato  che in Italia, soprattutto quando si parla di cultura (di scarsa importanza perché tanto la cultura non si mangia), tra il dire e il fare c’è di mezzo… il mare? No, direttamente l’oceano. 

Per fortuna ogni tanto, sul panorama culturale italiano, si affaccia qualche iniziativa degna di nota. È il caso di cheFare, un premio di 100.000 euro assegnato al miglior progetto di innovazione culturale a impatto sociale.
Tra il 24 settembre e il 3 novembre 2012, cheFare ha raccolto oltre 500 progetti e ora è giunto il momento di scegliere i 5 finalisti votando sul sito dell'iniziativa, fino al 13 gennaio 2013, il progetto che più vi attira. Il vincitore sarà proclamato il 29 gennaio 2013 in seguito alla votazione di una giuria composta da personalità di spicco del mondo della cultura.

Nella rosa dei 32 progetti selezionati, ben 4 sono dedicati al mondo dei libri. Tra questi spicca Social Book (gli altri, di cui vi parleremo in seguito, sono #LunaFalò, The Global Hamlet e Lìberos).

Social Book (progetto n. 27), presentato da the lab snc e ideato da Giancarlo Briguglia, è un social network dedicato al prestito dei libri in cui ognuno può mettere in comune la sua piccola biblioteca personale.
L’idea di base è creare reti sociali, culturali, di prossimità all’interno di quartieri o comuni, attraverso internet, in modo da contribuire a una maggiore coesione urbana stimolando una cittadinanza attiva, visto che gli utenti dovranno incontrarsi realmente per scambiarsi i libri.

Va da sé che, incoraggiando gli incontri tra lettori, si potrebbe avere gioco facile nel creare operazioni culturali in collaborazione con i comuni, le biblioteche presenti sul territorio o con le librerie. Qualche esempio? È presto detto: gruppi di lettura, presentazioni, rassegne, tavoli di studio e via dicendo. In pratica, le biblioteche personali arricchirebbero l’offerta culturale del comune creando un dibattito pubblico dal basso.

Nel concreto, ad ogni utente verrà assegnata una pagina personale in cui potrà caricare i libri della propria biblioteca tramite un'app per smartphone in grado di riconoscere il codice ISBN.
In seguito, grazie al motore di ricerca del network, ciascun utente potrà cercare il libro che desidera leggere, individuare chi ne possiede una copia e capire quanto dista da casa (per rispetto della privacy non verrà visualizzato l’indirizzo in cui si trova il volume, ma solo la distanza tra chi lo cerca e chi lo possiede).

Non saranno solo i privati a trarre benefici da Social Book: le biblioteche pubbliche e gli enti culturali che vorranno far parte del progetto avranno a disposizione il primo censimento delle biblioteche personali mai realizzato e conosceranno meglio i gusti letterari dei propri concittadini.

Insomma, Social Book si propone come una sorta di BookCrossing 2.0 che, oltre a stimolare la lettura e la socializzazione, offre un'occasione di risparmio. Il che, in tempo di crisi economica e continui tagli alla cultura, sembra proprio una buona idea.

Valentina Simoni

Una laurea in giurisprudenza, ma da grande voglio fare la coccolatrice di akita. Dico cose che non dovrei dire. Scrivo cose che non dovrei scrivere. Leggo cose che non dovrei leggere. Feticista della grammatica italiana e lettrice compulsiva, bookaholic senza speranze, divoratrice di serie tv. Nel tempo libero ascolto musica classica, imparo a suonare chitarra e pianoforte e gioco a riordinare la mia libreria.

4 Commenti
  1. Sembra una cosa estremamente interessante, ma esattamente qual è la differenza tra social book e anobii?

  2. La differenza principale consiste nel fatto che per funzionare deve necessariamente uscire dalla rete e usare lo spazio reale. Inoltre, aNobii è sì un social, ma è ampiamente utilizzato in maniera molto poco social.

    Inoltre, difficilmente potrà funzionare peggio di aNobii.