#Stregoni: la finale del Premio Strega con Finzioni

Dopo l'esperienza dello scorso anno, sapevo cosa aspettarmi dalla finale del Premio Strega al Ninfeo di Villa Giulia. Stesso tipo di invitati, stessi assalti al buffet, stesso menu, stessa palla, stesso vincitore scontato. Per fortuna su Twitter mi hanno tenuto compagnia in tanti, con il nostro hashtag da battaglia #stregoni, ma in serate come quella di ieri sera la depressione è dietro l'angolo, perché accadono (o non accadono) veramente troppe cose. L'unica cosa che potevo fare, quindi, era raccontarle.

Moscerini. Sono loro a darmi il benvenuto, durante l'attesa dell'apertura ai cancelli del Ninfeo. Moscerini che svolazzano sugli invitati, sugli accreditati, sugli imbucati, sui passanti, incoscienti e inconsapevoli. Mentre scruto i partecipanti farsi sempre più numerosi e rugosi, imbattendomi in scollature vertiginose (dai risultati qua esaltanti, là rivoltanti), uno dei primi pensieri è che in un posto del genere Enzo Miccio finirebbe per sgolarsi. Il look maschile è tutto sommato accettabile, seppur con qualche avventuriero che sembra aver svaligiato gli armadi di Philippe Daverio, Oscar Giannino e Ciccio Graziani. Con le signore, invece, ci si diverte, e non sai più se guardare quelle che normalmente ti gireresti a guardare o se il tuo interesse debba privilegiare gli scempi del buon gusto.

In ogni caso, questa attività mi tiene impegnato giusto il tempo per attendere l'apertura. La fiumana pacifica scivola all'interno, sparpagliandosi tra posti a sedere (chi ne ha uno), angoli (chi sa quale scegliere) e tavolo degli alcolici (chi vuole sopravvivere). Anche stavolta l'impressione è che tutta quella gente sia lì per motivi sensibilmente distanti dalla proclamazione del vincitore. A nessun frega una mazza, in sostanza, e Walter Siti non perde occasione di far percepire il proprio tono polemico, quando comincia lo scrutinio. Se a qualcuno interessa, dice. In pochi, però, si sentono toccati, o feriti. C'è il buffet, d'altronde, e la vera partita si sta giocando lì. Così con la scusa che tanto si sa chi vince, tutti mangiano e bevono, anche se più di uno avrà passato il piatto a Piccolo senza nemmeno sapere chi fosse.

E i voti cominciano a essere segnati sulla lavagnetta, spoglio dopo spoglio. Il trio Catozzella-Cilento-Pecoraro può starsene tranquillo, visto che la faccenda passa quasi subito in mano a Piccolo e Scurati. Ecco, da questo momento in poi il protagonista indicusso della serata diventa proprio lui, Antonio Scurati. Il più fotografato (dopo Vittorio Sgarbi) e il più preso in giro. Il dramma dell'uomo si consuma in una sequenza di numeri, che raccontano l'illusione del testa a testa tra lui e Piccolo, sempre in vantaggio. 87 a 81. 106 a 101. Poi 127 a 113 e, infine, 140 a 135. Mentre si attendono i fastidiosi tempi della diretta televisiva per annunciare il vincitore, già intuito durante l'ultimissimo spoglio e già applaudito, l'interesse generale è sì rivolto al trionfatore annunciato, ma i riflettori sono tutti per lui, il secondo. Secondo per la seconda volta, dopo quel 2009 in cui Tiziano Scarpa lo superò per un voto.

La folla, la folla insensibile, applaude Piccolo e deride Scurati, raggiunto dai udibilissimi commenti del tipo: Co' 'sta tranvata quanno te ripii oppure – in riferimento alla mini bottiglietta di Strega tenuta in mano dall'autore – Ecco, bravo, t'è rimasta giusto quella. Lui, che già durante lo spoglio aveva perso circa tre o quattro chili, rischia di dare ragione a chi lo chiama rosicone quando fa per andare via senza aspettare la proclamazione. È in evidente confusione, vuole solo tornarsene a casa. Ma non può. Se gli incubi ogni tanto diventano realtà, questo è il suo.

Poi qualcuno o qualcosa lo trattiene. Il buon senso, la dignità, o Piccolo che va a prendersi i complimenti. Ma in casi come questo la sportività non esiste, non prendiamoci in giro. Scurati frigge e fulminerebbe anche le sedie, con lo sguardo lucido che ha ora. Intanto il vincitore va sul palco, si becca la bottiglia e si fa le foto. Se non fosse per i fotografi che glielo chiedono, lui neanche si attaccherebbe a bere. E io mi domando: che lo vinci a fare lo Strega se poi non ti attacchi alla bottiglia? Sorsetti finti, per mettersi in posa, poi via tutti, incalzati dai camerieri. Scurati l'ho perso di vista, ma forse è meglio così. Vederlo in quello stato ma fa un brutto effetto. Anche se non sono il suo primo fan, anche se si è scopiazzato da solo il romanzo. Una tristezza tanto malcelata proprio non riesco a digerirla, perciò prima di andarmene mi faccio un bicchierino di Strega, giusto per mandare giù la serata, e rendermi conto che sono sopravvissuto anche quest'anno alla regina delle minacce: la noia.   

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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