Sull’unione tra Feltrinelli e Messaggerie

È una di quelle notizie che, arrivata così a fine luglio, rischieresti di perdere perché magari sei al mare. Invece il tempo non permette di andare al mare e ci costringe a rimanere pallidi e rabbiosi davanti al computer, pronti a prendercela con tutto e tutti, paladini della giustizia dalla pelle lunare. Dopo le indiscrezioni di un paio di mesi fa, l'unione tra Feltrinelli e Messaggerie diventa ufficiale, perciò vediamo di quali informazioni possiamo disporre per polemizzare quanto basta. 

Dando un'occhiata alle testate che riportano la notizia, si legge di «unione», «accordo», «matrimonio», «alleanza», e «joint venture» (che, scopro, è il modo fico e/o donabbondiesco per dire due o più imprese si mettono insieme per dare vita a un nuovo soggetto indipendente). Evviva gli sposi e auguri-e-figli-maschi, dunque? Leggendo qua e là, vedo rimbalzare il comunicato stampa che spiega asetticamente la natura dell'unione. Questa nuova "cosa" sarà controllata per il 70% da Messaggerie e per il 30% da Feltrinelli. Dentro confluiscono tutti i figli e figliastri aziendali come Messaggerie Libri, Pde, Fastbook e Opportunity, mentre «le rispettive reti promozionali resterano indipendenti e autonome». Il neonato soggetto avrà in mano la distribuzione annua di 70 milioni di volumi e, secondo quanto riporta il Sole24Ore, uno degli obiettivi è fronteggiare Amazon e le sue stregonerie tipo Kindle Unlimited.

Feltrinelli e Messaggerie, si dice, fanno «massa critica», ma con tutte queste definizioni strane ho l'impressione che il comunicato lo abbiano scritto a quattro mani Nichi Vendola e Lapo Elkann, anche perché cerco su Wikipedia cosa accidenti significhi "massa critica" e mi ritrovo davanti questa cosa: una soglia quantitativa minima oltre la quale si ottiene un mutamento qualitativo. Sembra una trappola, o una candid camera. Forse è tutto organizzato per farmi impazzire, per farsi insieme due risate, con la gente che cerca ovunque informazioni e spiegazioni e non trova nulla, solo joint venture, masse critiche e frettolose cronache di matrimoni politici, quelli di una volta in cui la sposa guarda sempre a terra, dà del voi al nuovo consorte e alla fine scappa col Kindle di turno. 

Mentre si aspetta il parere dell'Antitrust (sì, perché forse con questa cosa si corre il leggero, leggerissimo rischio di monopolizzare un po' la rete distributiva), Alberto Ottieri, amministratore delegato di Messaggerie Italiane, dichiara che la jointcosa «testimonia la volontà dei due gruppi di offrire anche in futuro a tutti gli editori indipendenti il massimo accesso al mercato e il miglior servizio». Se c'è un enorme unico distributore, i libri di tutti vengono distribuiti meglio, in pratica. Lo dice anche Roberto Revellino, direttore generale Corporate del Gruppo Feltrinelli: «Credo che unendo le forze si possa arrivare a condizioni migliori per tutti». 

Okay, questi sono i genitori dei rispettivi sposetti che manifestano la propria legittima soddisfazione, ma che ne pensano gli invitati? Sul Corriere il direttore di e/o Sandro Ferri dice che, se da una parte l'unione Feltrinelli-Messaggerie può confrontarsi quasi ad armi pari con Amazon, dall'altra la possibilità di scelta per l'editore va a farsi benedire. Prima sceglievi tra Pde e Messaggerie e se uno non ti andava bene cambiavi. Ora se uno non ti va bene, cavoli tuoi, perché c'è solo quello. A parte questa piccola osservazione, il racconto di questa bella alleanza è abbastanza sereno, ovunque. Forse perché è estate e, in ogni caso, a settembre casomai se ne riparla. Perciò riempitevi i pugni di riso, unitevi alla folla, aspettate gli sposini che escono e bersagliateli, così non ci pensate più. Evviva gli sposi. 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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