To grill a mockingbird: quando la lettura è cibo, non solo per la mente…

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Leggere, per molti di noi, è un piacere della vita tanto quanto lo è mangiare. E se ci si pensa quando si parla di lettura molto spesso si prendono a prestito termini connessi ai comportamenti alimentari.

Ad esempio i lettori cosiddetti “forti”, si definiscono spesso voraci: se un libro incontra il loro gusto sono capaci di divorarlo anche in una notte sola e a breve distanza, come belve fameliche, sono già pronti a ripetere l’esperienza, magari con uno dei tanti volumi intonsi che abitano le loro case e che si trovano lì proprio per scongiurare insostenibili periodi di carestia.

Altri sono dei veri e propri bulimici: come i romani che, durante gli usuali luculliani pasti, vomitavano di proposito per fare spazio all’ennesima portata, i lettori ingordi non fanno in tempo a scuotersi di dosso i dolori del giovane Werther che già fremono per imbarcarsi con Achab alla ricerca della balena bianca. E così via si potrebbe proseguire con gli anoressici, i lettori da fast food, i buongustai etc…

Sul binomio cibo-lettura è nato il Festival Internazionale del Libro Commestibile, che suona come un’iniziativa goliardica e invece è presa molto seriamente dalle due organizzatrici canadesi Judith A. Hoffberg e Béatrice Coron. 

Infatti, come spiegano sul sito le due amiche, il festival vuole celebrare « l’ingestione di cultura», essere un modo per condividere concretamente un libro e riflettere sul nostro rapporto con il cibo e le diverse tradizioni, oltre che costituire un «manifesto contro la fame e l’analfabetismo nel mondo».

In pratica si tratta di un’esibizione curata da privati o organizzazioni di tutto il mondo (previa iscrizione al festival, sul sito), aperta agli amanti dei libri e agli appassionati di cucina, che si tiene ogni anno intorno al 1° aprile (giorno della nascita del gastronomo francese Jean-Anthelme Brillat-Savarin) e premia le creazioni artistiche migliori valutando che siano rispettate due semplici regole: tutti gli ingredienti usati per le opere d’arte devono essere commestibili; tutte le opere d’arte devono avere a che fare con i libri prendendo ispirazione dalla forma, da una scena, da un personaggio o dal titolo.

Scorrendo la galleria fotografica si incontrano creazioni esilaranti: dall’omaggio a Saltinger, a The man and the brie, Much ado about muffin, e il migliore di tutti, il geniale To grill a mockingbird.

Naturalmente, a premiazione avvenuta, si avvera la pulsione inconscia di ogni goloso di libri: ingerire l’oggetto del proprio desiderio, anche se io mi sentirei un po’ cannibale e un po’ vandala ad addentare, ad esempio, questo bellissimo Brucaliffo o la meravigliosa torta ispirata a Where the wild things are.

Viviana Lisanti

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