Togli i libri di Almirante o ti sfondiamo la vetrina

(photocredit: rai)

 

L'Italia tutto sommato comprende un territorio piccolo, uno stivaletto minuscolo che se paragonato a molti altri paesi con cui è posta a confronto la sproporzione fa impressione. L'Italia è piccola, ma è piena. In Italia succedono un sacco di cose, ci sono un sacco di posti, si parlano un sacco di dialetti. Tante minuscole realtà, al punto che un viaggio dal Trentino alla Sicilia ti riempie tanto quanto una traversata dalla Finlandia al Marocco. Non è mai uguale a se stessa, è esotica per i suoi stessi abitanti e ti sorprende sempre. Provi a farti delle idee, illuso che valgano un po' ovunque, invece scopri che non è così e che da qualche parte succede il contrario di quello che pensavi dovesse succedere, tipo che a Lucca una libreria espone in vetrina la biografia di Almirante e qualcuno minaccia la libraia per telefono.

Quando si parla di storia recente, su per giù dal fascimo al governo Renzi, noto che il mondo si sta definitivamente sdoppiando. C'è quello reale, concreto, in cui la gente parla parla parla, discute fino allo sfinimento, sui mezzi pubblici, al supermercato, in piazza. Ognuno vuole dire la propria opinione, giustamente. Si dibatte, ci si accalora e bla bla bla. Poi c'è il mondo su internet, che non è un mondo finto come la parola virtuale fa intendere. È un mondo a tutti gli effetti anche quello, governato però da regole diverse, quasi opposte a quelle del mondo fuori. Pur avendo molto più tempo e calma per esprimere un pensiero, tutto è sottoposto a velocità e compressione. E le discussioni e risentono, strette nel solito imbuto che è facile osservare dando un'occhiata ai commenti di un qualsiasi video su YouTube. Non importa se il video sia il discorso di Berlusconi del 1994 o la puntata di Candy Candy in cui Anthony muore cadendo da cavallo. Guardando i commenti, troverete quasi sempre le ultime battute di una discussione che non riuscite a capire, perché per trovare dei messaggi utili a comprendere dovrete superare una lista di frasi tipo: impara la storia; fascista sarà tua madre; commento rimosso; guarda che diciamo la stessa cosa; i comunisti non sanno l'italiano; commento rimosso; a 3:21 ho pianto.

Ecco, quando leggo qui che alla Ubik di Lucca qualcuno ha minacciato per telefono la libraia al grido di "O togli i libri di Almirante dalla vetrina o te la sfondiamo", ho il sospetto che i due mondi si siano capovolti. Capisco tutto, capisco Lucca, la tradizione, le regioni rosse e l'odio per i fascisti. Tutti abbiamo una storia da raccontare su quegli anni. Un nonno partigiano, una vecchia zia staffetta, un genitore sessantottino che ha preso una catenata sulla fronte. Ma questo evento è grottesco, per diversi motivi. Non voglio suonare come il difensore di Almirante semplicemente perché non è questo il punto, ma anche perché non ho motivi politici o ideologici per farlo. La questione è un'altra. La Sperling & Kupfer, che ha pubblicato Almirante, biografia di un fascista scritto da Aldo Grandi, come ogni editore ha pagato per comprarsi la vetrina della libreria. Funziona così. Gli spazi migliori hanno un prezzo e le novità te le mettono ovunque tu possa vederle, in piramidi e torri di copie. La libraia è stata costretta a togliere i diciotto libri esposti in vetrina a seguito del gesto intimidatorio. Poteva rifiutarsi di metterceli, dirà qualcuno. Sì, è perché? E l'editore poteva non pubblicare, Grandi poteva non scrivere, e il fascismo e il neofascismo potevano non esistere. 

Un po' provocatoriamente mi sono domandato cosa sarebbe successo nella situazione opposta. Tipo in una libreria con una biografia di Berlinguer o, fresco fresco di Strega, con una delle belle pile di Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo. Se qualcuno avesse telefonato in libreria minacciando la libraia di spaccare la vetrina piena dei libri di Piccolo, ho il sospetto che oggi nelle prime pagine dei giornali avremmo trovato titoli che parlano di censura, incubo che ritorna, intimidazioni fasciste, e hashtag tipo #TuttiInVetrina o #LaVetrinaSiamoNoi e flash mob con la gente in piedi nelle vetrine a leggere il libro di Piccolo. Ovviamente non sto chiamando all'adunata i sostenitori di Almirante perché, come detto, è l'atto in sé a costituire un fatto grottesco, per una questione di forma. Non si può nemmeno escludere che dietro le minacce ci siano addirittura i fan del politico di MSI, ai quali il libro di Grandi potrebbe essere in qualche modo indigesto. Sarebbe tutto ancora più assurdo, ma la sostanza deplorevole dell'episodio non cambierebbe. La questione del contenuto, però, non può essere ignorata, sarebbe da ipocriti. Perciò la domanda è duplice: possibile che accadano cose del genere? e possibile che accadano ancora cose del genere? Si tratta di un episodio marginale, dirà qualcuno, di una bravata che non esprime una tendenza generale. Eppure quando qualche scemo tempo fa entrò in libreria minacciando di bruciare i libri, sembrava che fosse in atto un colpo di stato. Anche quello era un fatto grave ma marginale, eppure andò diversamente, l'indignazione dilagò. Sono episodi così distanti? 

Andrea Camillo

Si è laureato in Italianistica per correggere i congiuntivi ad amici e parenti, ma sta ancora aspettando un cesto di Natale dalla Crusca. Nel frattempo scrive storie e finge di non annoiarsi troppo,

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