Tsutaya arriva in Italia a cambiare il modo in cui si vendono i libri

Abbiamo già parlato in diverse occasioni di come il mercato dei libri stia cercando di adattarsi all'onda lunga che fra Amazon, ebook, selfpublishing et alia ha messo sotto scacco da almeno quindici anni le forme tradizionali dell'editoria. I lettori sono pochi, il mercato è ipersaturo, le modalità di fruizione di quella cosa ormai informe chiamata libro sono numerose (carta, e-ink, tablet, smartphone?) e l'incertezza regna sovrana. Fa quindi meditare la notizia che dal Giappone muove in Italia per cui la catena giapponese di (mia definizione) "librerie aumentate" Tsutaya aprirà a breve i battenti ad Alba, in Piemonte.

Tsutaya non rientra nelle tipologie di libreria che la maggior parte di noi ha in mente: non ha l'atmosfera della libreria indipendente (duh!), non è un bookstore di plastica da supermercato o centro commerciale, né assomiglia a un negozio Feltrinelli o Giunti al Punto. Tsutaya si presenta infatti come un nuovo format di libreria nel quale il libro è soltanto un piccola parte in un coacervo di merci e servizi che spazia (almeno in Giappone) fra musica, video, giornali, riviste, giochi, e servizi online del più svariato genere (il noleggio d'auto!) fino alla ristorazione di classe in stile Slowfood et similia.

A guardare le foto che si possono trovare online di questa cosa chiamata Tsutaya (che nel solo Giappone conta più di 1300 punti vendita), non è certo "libreria" la prima parola che viene in mente. A seconda della grandezza del punto vendita, Tsutaya sembra proporre al pubblico qualcosa che si trova a metà fra uno Starbucks, un Blockbuster (esistono ancora?), una fumetteria e una libreria tradizionale, in diversi gradi di sofisticazione (alcuni punti vendita sembrano dei McDonalds pieni di libri, altri invece sembrano megalibrerie chic alla maniera di Barnes & Noble con annesso sushi bar). Ed effettivamente sembra che sia proprio su questo aspetto multiservizi che la Culture Convenience Club Co., Ltd. (l'impresa dietro al marchio Tsutaya) vuole puntare nell'espandere il proprio mercato in Italia.

Ad essere sinceri, io non so bene verso quale standard si stia muovendo la filiale italiana di Tsutaya, se voglia proporsi come (un altro) multistore da regalo di compleanno dell'ultimo minuto, o se punti a creare un qualche tipo di ambiente ove spendere un pomeriggio intero con caffé libro e laptop. In ogni caso — e qui viene fuori il vecchio barbogio che c'è in me — mi fa pensare con piglio nostalgico come buona parte delle recenti strategie editoriali sembri mirare a vendere il libro non come libro, ma come accessorio o consumo collaterale di qualcos'altro. Ed è difficile, in questa prospettiva, non collegare tutto ciò al generale declino di qualità dei libri che pare venire accusato da ben più di un lettore da un po' di tempo a questa parte. Forse, ma queste sono mie congetture con poco fondamento, non è questa la direzione da prendere. Forse è il caso di puntare sul libro e sull'esperienza della lettura, invece di accantonare tutte e due le cose in margine ad altro. Forse. Meh, mi fermo qui sennò l'articolo diventa una filippica e io non voglio finire a fare la parte di Nonno Simpsons.

Lorenzo Andolfatto

Sono lettore, traduttore, interprete e studiante. Mi occupo di cose cinesi nelle ore di lavoro, e di cose letterarie perlopiù americane nel tempo libero. Non sono ancora diventato musica da ascensore.

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