Gli ultimi giorni di Gheddafi: otto scrittori raccontano

 

Gheddafi ucciso dai ribelli. Gheddafi suicida. Gheddafi morto per un'esplosione a seguito di un blitz Nato. E così via.
 
No, non si tratta di cronaca. La guerra di Libia è ancora (purtroppo) una realtà della cronaca di ogni giorno, e nei mesi recenti Gheddafi è stato (purtroppo, again) il protagonista di quotidiani, tg, blog e tweets in tutto il mondo. In questi ultimi giorni si sono accavallate le voci che fanno sperare in una fine del conflitto: Gheddafi è nascosto con la sua famiglia, e i ribelli sono pronti ad accerchiarlo.
 
Otto scrittori hanno messo le mani avanti rispetto alla cronaca, supponendo che questi siano davvero gli ultimi giorni di vita di Gheddafi. Per alcuni è cinismo, per è altri speranza. Per noi è narrativa.
 
Gli otto autori che hanno aderito all'esperimento di Salon.com sono:
  1. J.Robert Lennon con Blood in the Corners: Gheddafi è nascosto in un veicolo da trasporto militare allestito per lui nel 1986;
  2. Shann Ray con Republic of Fear: Gheddafi si racconta a un suo nipotino;
  3. Steve Almond con The Supreme Leader, in his final moments, dreams of love: Gheddafi si trastulla guardando le foto di Condoleeza Rice;
  4. Randa Jarr con Forsaken: Gheddafi piange la sua sconfitta;
  5. Pauls Toutonghi con Solace: Gheddafi si consola con una partita a scacchi;
  6. Joshua Furst con In Sirte: Gheddafi maledice il proprio destino;
  7. Will Boast con Mad Dog's Daughter: Gheddafi ricorda la figlia Hana, uccisa nel 1986; 
  8. Alexander Yates con I know them for their wounds: la reazione di chi arriva al nascondiglio di Gheddafi.

Marta Traverso

Marta Traverso

Gossip blogger, bonsai all'ombra della Lanterna, vagabonda dei social media

22 Commenti
  1. Mi viene il voltastomaco solo a entrare in questa pagina.
    No: qui non si tratta di cinismo, né di speranza.
    Né, tantomeno – di narrativa.
    Non mi dispiace affatto distruggere il vostro illuso afflato letterario.
    Voi non avete capito un cazzo di quello che sta accadendo veramente – ripeto: veramente – in Libia, e non avete idea di chi sia Gheddafi.
    Trastullatevi pure con le vostre vignette da gossip magazine.
    Questo – ahimé – non cambia la realtà, poveri i miei teleidioti, sudditi di Santoro, di Travaglio, dei TG di Rai3…
    Ve ne accorgerete presto però di come sta andando il mondo, voi inclusi.
    E a vostre spese.
    Ah, credete che sia una berlusconiana dell’ultim’ora, o una fascia ?
    No: mi spiace deludere le vostre prevedibili aspettative.

    Sono semplicemente una che conosce quanto sta accadendo oggi in Libia.
    Che conosce chi sia Gheddafi, e che cosa fosse la Libia prima di ques’aggressione armata da parte degli umanitaristi internazionali a delinquere.

    Prima di sparare a zero su qualcuno o qualcosa – documentatevi.
    Seriamente: non su La Repubblica o sul Corriere.

    Ah.
    Vi dispiacerò per l’ultima volta: Gheddafi non ha alcuna intenzione di morire.
    E non morirà se non quando lo desidererà il Suo Dio.
    Non certo per mano di quattro cecchini prezzolati dalla mafia globale.

    Alla rabbia si aggiunge la tristezza di questo squallore.

  2. @Jazeera1973,

    forse ti è sfuggito che questo è un blog letterario (il primo in Italia, peraltro), non un blog di analisi politica o di affari internazionali. Nel post viene riportata una notizia che ha a che fare con la narrativa, e quindi l’abbiamo fedelmente riportata. Senza nessuna pretesa di offrire analisi o esprimere giudizi sulla terribile vicenda libica. Se è questo che cerchi, Finzioni non è il luogo adatto.
    Mi pare di capire che tu prenda molto a cuore questa vicenda, tuttavia ciò non ti autorizza a esprimere insulti. Questo è il primo e ultimo avvertimento. Se vuoi dialogare con noi, lo fai in maniera civile, altrimenti sei fuori.
    Buona giornata.

  3. E questa sarebbe letteratura?! “Mad Dog’s Daughter” (“La figlia del cane rabbioso”) in riferimento a una bambina di 2 anni uccisa dai bombardamenti USA dell’86 sarebbe che cosa, letteratura??? Ed è morta nonostante fra le varie calunnie dei media degli ultimi tempi ai danni del colonnello Gheddafi sia uscita anche la storia che sarebbe viva, tanto per dimenticare cosa sia il rispetto del dolore altrui. La chiudo qui, precisando solamente che il “cane rabbioso” ha costruito un welfare in Libia che qua in Italia ce lo sognamo. Complimenti per la diffusione di questo marciume che va ad aggiungersi agli “articoli” dei vari gazzettieri che ogni giorno dobbiamo subirci con relativo seguito di telerincoglioniti. Saluti, anzi addio.

  4. @Daniela K.
    vale per te lo stesso avvertimento che è stato dato a Jazeera1973: qui si parla di libri, non di politica. Se quei libri non vi piacciono, è una vostra legittima opinione, ma gli insulti non sono ammessi. Punto.
    Altrimenti sei fuori. In un attimo.

  5. Cara Daniela,
    un po’ do cose: 1) hai letto Mad dog’s daughter? Ne parli ed esprimi giudizi come se lo avessi già letto; può darsi che tu lo abbia già letto (ne dubito) ma la tua critica è inadeguata, dove starebbe il problema nello scrivere un racconto su una bimba morta durante i bombardamenti? 2) che la figlia di Gheddafi sia morta questo in realtà sarebbe tutto da accertare e proprio i ritrovamenti a Bab al-Azizya paiono confermare la tesi contraria, quindi non comprendo il tuo sdegno 3) ognuno sul welfare della Libia e su come lo si sia ottenuto può pensarla come vuole, certo fa effetto leggere frasi del tipo: “rispetto del dolore altrui” quando ti riferisci a Gheddafi e poi mettere il walfare davanti a tutto: alla libertà, all’uso della violenza, davanti alle donne violentate durante questa guerra e all’utilizzo di bambini come scudi umani. Definirei più questo con il termine marciume, e non un progetto editoriale e soprattutto non me la prenderei con un sito che si occupa di letteratura e che ha riportato la notizia, senza tra l’altro entrare nel merito della vicenda “guerra in Libia”. Vabbè, questo è quel che penso io, ciao. Ché addio fa brutto!

  6. Minaccia inutile… Il significato della parola “addio” vi è chiaro? Ultima cosa: io avrei scritto “Gheddafi morto: otto scrittori ipotizzano”. “Raccontano” mi sembra un termine del tutto inappropriato visto che Gheddafi è ancora vivo e vegeto, magari fanno in tempo a morire prima di lui questi “scrittori” da 4 soldi, solo che il mondo non lo saprà mai. Non ho capito che tipo di commenti vi aspettaste. E’ chiaro che chi commenta può farlo a favore o contro il Colonnello. Trovare questi “libri” fortunatamente sarebbe un’impresa. Come si può commentare qualcosa che non si può leggere?! Pubblicizzandoli avete espresso un giudizio, eccome! Se io fossi una commerciante in vestiti non venderei mai una maglietta inneggiante agli USA come quelle che purtroppo si vedono in diverse vetrine, quei negozi sono stati cancellati dalla sottoscritta nei secoli dei secoli naturalmente. Goodbye.

  7. Federico, credi pure ciecamente ai media. C’è gente che con i libici e con gli italiani che hanno lavorato in Libia e ancora ci lavorano, perchè qualcuno non se n’è andato, ci comunica tutti i giorni. La verità è una. Gli attacchi aerei contro il popolo ordinati da un Gheddafi impazzito non sono mai avvenuti, non c’è nulla che lo provi e i libici stessi gridano ovunque che è tutta una bugia. Guardati i video dei “ribelli” che decapitano i soldati libici e che compiono violenze di ogni genere contro persone indifese, i video dei crimini della NATO, poi ne riparliamo. Queste sì che sono prove, quelle della repressione del popolo libico in rivolta dove sono? I “ribelli” sventolano la bandiera di un re tiranno dal quale Gheddafi, vero ribelle e non traditore mercenario, liberò la Libia nel 1969 portandola dal non essere niente all’essere il Paese guida dell’Africa. Il titolo di quel libro mi fa schifo, non c’è bisogno che io lo legga.

  8. Daniela, poi ognuno rimarrà con le proprie idee, però credimi: di verità non ce ne è mai una sola. E su una cosa siamo d’accordo: se quel libro non ti piace, fai bene a non leggerlo.

  9. Piuttosto leggi il rapporto di quest’anno del Consiglio dei Diritti Umani, organo dell’ONU, che elogia la Libia come Paese di grande civiltà. Il documento ufficiale è in rete. Dopo qualche mese ci si rimangia tutto e si va a bombardarla la Libia. Motivi: il petrolio, il fatto che Gheddafi volesse introdurre la moneta d’oro unica africana in un momento in cui USA e mezza Europa sono in crisi e da contrapporre all’oro avrebbero avuto solo carta straccia. Gheddafi è stato un rivoluzionario per il suo Paese e vuole esserlo per l’Africa tutta, per questo secondo la NATO deve morire. In moltissimi invece speriamo tanto che ce la faccia!

  10. @Daniela, auguri a te e ai supporter di Gheddafi. Noi non siamo tra questi. E ciò non significa che siamo servi della Nato, come si diceva una volta. Siamo gente – noi – che i libri li legge e le opinioni ce le costruiamo da soli. Ciao.

  11. @Daniela K e Jazeera1973, ora siete spam. Gli ultimi due commenti, pregni d’insulti, sono stati cancellati. Eravate state avvertite.

    Ci consola sapere che il popolo libico non vi conta tra i suoi membri.

  12. Jazeera, la tua opinione è sacrosanta, ma per favore non stare a spiegare e tentare di indovinare chi sia io (noi), la nostra storia, vissuto, ciò che vediamo, pensiamo, come ci informiamo. E’ mancanza di rispetto, spero tu lo capisca; sii più tollerante, se puoi. E comunque ribadisco un concetto che è evidente: non si dovrebbe criticare un libro senza prima averlo letto, ci si fa piccoli, superficiali, lo so la tentazione di sparare a zero è forte ma ci si dovrebbe controllare. Comunque direi (per quel che mi riguarda) che la discussione è andata anche troppo in là. Poi viene a noia!

  13. Per tutti: il commento di Federico Tamburini risponde a un commento di Jazeera1973 che è stato cancellato, vista la quantità d’insulti che conteneva. Lasciamo quello di Federico a testimonianza della sua attitudine aperta e tollerante!

  14. Se non avete “nessuna pretesa di offrire analisi o esprimere giudizi sulla terribile vicenda libica”… perché allora avete messo in prima pagina la frase “Otto scrittori raccontano gli ultimi giorni del DITTATORE”? Gheddafi nel 1979 ha rinunciato a tutti gli incarichi ufficiali assumendo il titolo onorifico di “Guida della Rivoluzione”. Per quale motivo ritenete corretto chiamarlo DITTATORE? Usereste lo stesso termine per il Papa, per Berlusconi, per le “toghe rosse” che lo stesso Berlusconi le definisce una “dittatura della sinistra” eccetera eccetera? Non avete appunto scritto che non avete “nessuna pretesa di offrire analisi o esprimere giudizi sulla terribile vicenda libica”?

  15. Eh, le parole! Certo hai ragione, Gheddafi non è tecnicamente un dittatore, ha rifiutato ogni potere e carica, è solo “Guida morale della rivoluzione” . Quindi tecnicamente è un rivoluzionario. E’ vero però che si intende dittatura anche quando il potere è nelle mani di un solo uomo, che lo mantiene con la forza e repressione. Direi che Gheddafi potrebbe anche corrispondere a queste caratteristiche, quindi non mi pare così scandaloso lasciarsi andare e usare il termine dittatore. Tanto è vero che si usa accostare al nome Libia, il termine -regime-. Invece quando poi passi a parlare di Berlusconi e il Papa davvero ti poni su un piano incomprensibile che non vale la pena neppure di commentare. Direi comunque che le vicende libiche meriterebbero maggior rispetto e attenzione, queste discussioni sono approssimative e superficiali (anche da parte mia-la vicenda è troppo complessa per liquidarla in due parole), sono convinto che l’intenzione dell’articolo non era di offendere qualcuno. Come ha scritto Marta alla fine, lo scopo era solo quello di occuparsi di narrativa.

  16. Qui si sta cercando il conflitto. Oggi sono arrivati una decina buona di provocatori che fortunatamente il nostro filtro antispam ha bloccato. Riassumo qui di seguito le regole di buon senso che applichiamo nella moderazione dei commenti:
    1) No trolls, no flames. Al secondo segnale di provocazione stupida e gratuita, si è fuori, non abbiamo tempo da perdere.

    Questo vale per @eLLe che si attacca a una parola – peraltro perfettamente corretta – per cercar di scatenare una polemica ridicola. E vale per tutti quelli che pretendono di darci lezioni di tolleranza e/o di scrittura. Se non vi piace Finzioni, non siete costretti a leggerla.

    Tutti coloro che invece desiderano esprimere insieme a noi la radicale distanza da ogni forma di intolleranza, l’abiura totale della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, la passione per la letteratura come occasione di dialogo e confronto civile e aperto, sono e saranno sempre i benvenuti.

  17. La parola dittatore a cui mi attacco non è “perfettamente corretta”, è proprio la cosa che offende qualcuno e, se davvero l’intenzione era quella di non offendere, perché non la togliete dal titolo del vostro articolo? Non mi sembra poi incomprensibile parlare del Papa in quanto corrisponde alla definizione di Federico riguardo al “potere nelle mani di un solo uomo” e prima che il termine assumesse un tono dispregiativo il Papa era da tutti riconosciuto come un vero e proprio dittatore (per esempio Gioberti scrisse che “nel medioevo il Papa ha esercitato legittimamente e proficuamente una dittatura civile e la dittatura pontificale”). Anche Garibaldi si fece proclamare dittatore in Sicilia e pochi avrebbero messo in dubbio che facesse bene, come dice Federico, a mantenere tale carica con la forza e la repressione che vengono usati contro chi si ribella, senza giudicare ora giuste o meno tali ribellioni. Ma appunto oggi il termine dittatore è diventato un offesa… forse vi è scappato perché non penso che vorreste intitolare il vostro articolo “gli ultimi giorni del massacratore”, “gli ultimi giorni del feroce despota”, “gli ultimi giorni del satrapo libico”… e allora cambiate il titolo con “gli ultimi giorni di Gheddafi” così siamo tutti contenti…

  18. @ eLLe
    Spero perdonerai l’intromissione; a mio avviso, il termine “incriminato” è corretto, basta prendere un qualsiasi dizionario per rendersene conto. Fidati quando sottolineiamo il fatto che, da parte nostra, non vi era – e non vi è – assolutamente intenzione di utilizzarlo a scopo dispregiativo, bensì in base al suo mero significato. Se poi ci si vuole attaccare per forza a qualcosa per far baruffa, questo è un altro discorso, ma non credo che il thread dei commenti sia il luogo adatto per farlo. Marta, nel suo articolo, è stata chiara: “per noi è narrativa”. Abbiamo meramente riportato una notizia che trattava l’argomento di cui ci occupiamo ogni santo giorno: i libri!
    Spero che il tono gentile con cui mi rivolgo a te e agli altri lettori sia sufficiente per porre fine, senza morti né feriti, a una discussione che ha preso una piega davvero spiacevole. Buona serata 🙂

  19. Federico ha già convenuto che tecnicamente non si può considerare Gheddafi un dittatore e si potrebbe aprire un ampio dibattito sul fatto se fosse lui a tenere tutto il potere nelle sue mani o se la questione sia molto più articolata, come per esempio le infermiere bulgare che contrariamente a quanto avrebbe voluto Gheddafi la loro condanna a morte è stata reiterata due volte dall’attuale capo dei ribelli libici. E’ comodo per molti semplificare la questione definendolo un dittatore e addossandogli tutte le colpe immaginabili quando solo l’anno scorso i nostri politici, che ora lo disprezzano, lo definivano “un leader contraddistinto da una profonda saggezza, una persona intelligentissima, un leader della libertà”. Ma mi sono già espresso ampiamente concordando sul fatto che qui si parla di narrativa e non si vuole esprimere giudizi politici e quant’altro. La mia richiesta di cambiare il titolo mi sembra quindi ragionevole, niente che possa sconvolgere i vostri piani editoriali.

    E lasciatemi dire che al posto dell’immagine di Gheddafi nudo in una botte di legno potreste metterne un’altra. D’accordo che l’hanno usata nel sito americano ma esula dalla questione narrativa e risulta essere anch’essa offensiva nei riguardi di una persona che non siamo qui per giudicare. Se loro vanno oltre la narrativa sbeffeggiando Gheddafi, voi dovreste limitarvi a riportare la notizia senza usare la parola dittatore e senza usare tale figura ancora più offensiva.