Un salto nella Bologna Children’s Book Fair 2014

(Photocredit: BolognaFiere)

Chiedere di descrivere la Bologna Children's Book Fair a chi la scopre dal vivo per la prima volta è l'equivalente di chiedere a un ragazzino goloso di raccontare il suo primo giorno di scuola davanti a un'enorme torta al cioccolato. Tra l'entusiasmo dell'esperienza e la volontà di trarne tutti gli spunti razionalmente educativi, è un tuffo nelle letture del passato con gli occhi del lettore che si è diventati. Un'impresa tanto bella quanto ardua.

La Fiera del Libro per Ragazzi è un tripudio di colori, immagini e brusii cosmopoliti. È un corridoio di illustrazioni tanto belle da far bisbigliare degli "oooh, che meraviglia!" decisamente poco professionali. È un perpetuo sfogliare di libri, cataloghi, cartoline, inalando cellulosa e lasciandosi rapire dai disegni. È un via vai di gente indaffarata, di editori che salutano editori, di agenti che ritrovano clienti, di collaboratori che intrattengono conversazioni parallele in anglo-italiano: un'eco continua di "dov'è Tizio?" e di "Caio dovrebbe arrivare a momenti". È il tipo che sgomita per arraffare una spilletta in più, un quarto d'ora di fila per il bagno delle donne e cinque euro per un panino. È una realtà grandissima, paradossalmente dispersiva per l'esuberanza di poli d'attrazione. Ma è soprattutto un crocevia di culture vive e brulicanti, desiderose di esprimersi e di mostrarsi al mondo, alcune magari con l'ausilio di scenografie curatissime e di forte impatto, altre con una più timida esposizione di segnalibri, oggetti che vorrebbero raccontare nei loro pochi centimetri la storia di un editore o il progetto di una collana.

È un microcosmo vasto che rischia di ingoiare tra le sue decine di stand il visitatore più impressionabile e svampito (la sottoscritta), se sprovvisto di un obiettivo specifico o di una paziente guida. Fortunatamente io una guida l'ho avuta, ed è così che ho potuto ascoltare le storie di alcuni editori che da anni vivono e animano l'evento.

C'è stato, tra gli altri, Federico Appel di Sinnos, la piccola casa editrice romana nata come cooperativa nel 1990 e fortemente legata alle tematiche sociali dell'intercultura e del bilinguismo. Etichette che, come lui stesso ha rivelato, hanno spesso rischiato di trasformarsi in una prigione, un ostacolo all'evoluzione editoriale. È sufficiente tuttavia scorrere alcuni titoli in catalogo per avere la conferma di come la prospettiva sociale sia rimasta sempre alla base delle collane di narrativa e illustrate: Salvo e le mafie, Nina e i diritti delle donne per Nomos + (11-13 anni) o Lorenzo e la Costituzione per Nomos (7-11 anni). Socialità che non si limita solamente al genere young adult ma assume una veste più velata e semplificata anche per i piccini, con storie come quella de La gatta vagabonda. Si tratta spesso di testi realizzati con una certa sensibilità nei confronti dei piccoli lettori con difficoltà, evidente nella scelta di font anche autoprodotti e originali.

La legge del mercato è dura per una piccola impresa, ma Federico è consapevole: l'unica possibilità di sopravvivenza per la piccola editoria indipendente è offrire significati e contenuti colmi di inventiva e propositività editoriale in una forma e uno stile riconoscibili. In parole povere, perseverare nella ricerca della qualità.

Tanto entusiasmo, dunque, che con grande gioia non è mancato neanche in una realtà più grossa e nota: quella della Salani, la casa editrice di Harry Potter, Astrid Lindgren e Roald Dahl. Un incontro frizzante e del tutto anti-accademico con Francesca Manzoni, che ha descritto in cosa consiste il suo lavoro di junior editor partendo da due presupposti: primo, bisogna sfatare il mito dell'editore solitario che passa giorno e notte chiuso in camera a leggere fino allo sfinimento; secondo, la verità è che i libri che funzionano sono quelli che nessuno si aspettava funzionassero, in virtù di un'alchimia magica imprevedibile che genera per definizione il best seller. Ma se una parte impegnativa del lavoro editoriale consiste nella selezione, che segue dei criteri di gusto inevitabilmente soggettivi, cosa rende un bravo editor tale? Esattamente ciò che fa di uno scrittore un bravo scrittore: le letture pregresse, i libri divorati, quelli abbandonati e poi ripresi. Insomma, le migliaia di pagine alla base di quel giudizio critico che permette di intuire dai primissimi capitoli di un manoscritto se in esso è presente la scrittura nel senso letterario del termine, elemento che prescinde dall'aspetto commerciale e dalla vendibilità della storia. Questo spiega perché la Salani abbia scelto per principio di non indicare le fasce d'età consigliate: un buon libro è un buon libro.

Non sono ovviamente mancate le curiosità su Harry Potter: Francesca ha accennato alle difficoltà frequenti in casi di successi clamorosi nel trattare con gli editori di partenza, nello specifico molto rigidi e poco disposti ad autorizzare modifiche anche minime su tutti i livelli, dalla copertina al testo.

Francesca sorride incoraggiante, racconta le tappe di una carriera partita da una risposta a un semplice annuncio sul giornale. Di fronte agli sguardi avidi di consigli rivela la chiave del successo: «Fate una maratona. Una volta giunti al traguardo sarete fosforescenti, e tutti vi vedranno». Senza metafore.

Passando per Franco Cosimo Panini e Il Castoro, promotrici di un'idea di libro per l'infanzia non come mero prodotto commerciale di massa, Arianna Squilloni dell'editrice milanese sottolinea:

il nostro obiettivo è insegnare ai bambini a vedere le cose in una prospettiva diversa semplicemente raccontando una bella storia

 È così che si approda al settore internazionale.

Un salto lunghissimo porta dritti in India con Tara Books, la casa editrice vincitrice del New Horizons Award nel 2008. La storia di Tara è particolare almeno quanto i suoi libri illustrati: attiva da vent'anni, è un'impresa collettiva che collabora con scrittori, designer professionisti e artisti di strada (i veri e propri illustratori, spesso senza alcun tipo di istruzione), con lo scopo di valorizzare tutte le componenti della creazione, da testo e immagini fino alla produzione stessa (si pensi a La vita notturna degli alberi, edito in Italia da Salani, realizzato con la tecnica della serigrafia). Gita Wolf, autrice e editrice, ci dice che un libro può essere molte cose: una sequenza di parole o disegni, un formato piuttosto che un altro, una tecnica di stampa; può rappresentare significati diversi a seconda dei modi in cui lo si legge, della sequenza delle pagine e dalle molteplici possibilità di lettura che queste mettono a disposizione. Verità che ogni lettore conosce bene, ma che dalla bellezza dei libri di Tara traspaiono in maniera nitida, come se sfogliandoli si accarezzasse la natura orientale.

Incontri, figure e personaggi fin qui descritti hanno permesso di varcare per una giornata la linea di confine che separa il lettore affascinato dall'addetto ai lavori consapevole. Eppure un pizzico di ingenuità rimane: col suo turbinio caotico e multiculturale, la Bologna Children's Book Fair restituisce l'immagine di un mondo pulsante e attivo che allontana la nuvola nera del ritratto di un settore in crisi, rimpiazzato – almeno per l'occasione – dal gemello che ha ancora tanta voglia di raccontarsi e di raccontare. Sarà perché, in fondo, l'editoria per ragazzi è l'unica a registrare percentuali in aumento nel fatturato degli ultimi anni. O magari sarà solo colpa dell'ammaliante effetto fiera. Il sorriso che lascia, però, è vero: ed è lo stesso di quando, dopo aver letto magari la Matilda di Dahl, passavamo ore a cercare di spostare gli oggetti con la forza del pensiero.

Oriana Mascali

Abusa come se non ci fosse un domani dell'espressione "come se non ci fosse un domani". Specializzata in letteratura francese per aver scoperto troppo tardi gli americani, ha una sola certezza nella vita: avrebbe voluto essere Francis Scott Fitzgerald, ma non lo è. Peccato. Comunque le sarebbe andata più che bene anche Sylvia Plath.

1 Commento