Ventisei autori per un thriller

 

Quattro anni di lavoro e ventisei scrittori all’opera: non male, direi. È quanto ci è voluto per realizzare No Rest for the Dead, thriller collettivo nato da un’idea di Andrew Gulli, già editor della rivista poliziesca «Strand Magazine».

Il libro, pubblicato da Simon & Schuster e per il momento disponibile solo in lingua inglese, ha come protagonista tale Jon Nunn, commissario di polizia che decide di riaprire il caso dell’uccisione del curatore di un museo di San Francisco, caso apparentemente risolto dieci anni prima con la condanna a morte della moglie della vittima. Un giallo in piena regola, a quanto pare. Ma la peculiarità dell’opera sta, come si è già detto, nella stesura: non credo sia stato facile far andare d’accordo gli stili – e gli ego – di ventisei autori, tra l’altro tutti specialisti del genere (fra gli altri, Jeffery Deaver e Alexander McCall Smith).

Un altro aspetto positivo del progetto è la mancanza di fini di lucro: il ricavato delle vendite, infatti, sarà devoluto alla ricerca contro le leucemie e i linfomi. Una bella notizia se si pensa che, messi insieme, gli scrittori partecipanti hanno venduto decine di milioni di libri.

Precedenti illustri a iniziative come questa non mancano – si pensi a The Floating Admiral di Agatha Christie e del suo Detection Club –, ma ventisei autori non saranno un po’ troppi? Ai lettori l’ardua sentenza.

Alessandra Ribolini

Alessandra Ribolini

Traduttrice e teacher, ma soprattutto wannabe finta bionda senza averne l'aria

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