Wands up per Piton. L’addio ad Alan Rickman.

Wands up, Hogwarts.

Su le bacchette, per il professor Piton. Alan Rickman, magnifico interprete teatrale arrivato al cinema dopo i quarant'anni e consacrato dalla saga cinematografica tratta dai romanzi di J. K. Rowling non c'è più. Portato via da un cancro ieri, a 69 anni. Esattamente come David Bowie, se ci pensi: e come lui, anche in vita, ha portato una maschera sopra un'altra, sì che nessuno ha mai davvero saputo chi fosse.

Anche in questa ultima uscita di scena, il professor Severus Piton non ha smesso di insegnare qualcosa ai milioni di ragazzi che in qualche modo sono i "suoi" ragazzi. Dunque, a occhio e croce, tutti i ragazzi appartenenti a una generazione, quelli che sono appena diventati adulti e non si sono ancora resi conto di esserlo. Tutti quei ragazzi che sono diventati grandi leggendo Harry Potter, e imparando a memoria ogni scena degli otto film. Quei ragazzi là: tutti quei ragazzi che hanno odiato ferocemente il suo detestabile ingresso in aula, quel suo insopportabile "Pagina trecento- novanta-quattro". Il tono severo che era nella sua voce e nel suo nome, quel tratto infingardo da Giuda che aveva, lui, traditore due volte, prima del bene, e poi del male. Lui, tirapiedi di Voldemort, Mangiamorte e cattivo, antagonista eccellente delnostro piccolo eroe. Innamorato, da sempre, della mamma di lui, Lily, e per questo nemico giurato del padre di Harry, James,  bulletto da liceo che la prese per sé.

Tra le pagine di sette lunghissimi libri, che abbiamo amato pazzamente, un unico odio ci accomunava tutti: l'odio per quel personaggio altero, silenzioso, minaccioso. E abbiamo sbagliato tutti. Nel ritenere che fosse dalla parte dei cattivi, abbiamo sbagliato. Nel ritenere che osteggiasse Harry, abbiamo sbagliato. Perfino nel ritenere che abbia ucciso Silente per sua deliberata crudeltà, abbiamo sbagliato. Piton era il personaggio più luminoso della storia, a dispetto delle sue vesti nere, e del suo sguardo torvo. Lo sapeva solo lui, Alan Rickman. Che, solo tra tutti, aveva avuto da J. K. Rowling le informazioni più dettagliate sul finale della trama, quando ancora la trama non era stata scritta. Lui, che ricordano adesso i registi, su questo fatto scherzava, e si prendeva sul set le sue rivincite: «Non posso girare la scena come mi chiedete – diceva – perché io so cosa sta per succedere, e voi no». Visto oggi, quel personaggio aveva sempre un'ambivalenza misteriosa nello sguardo: ora sappiamo perché anche noi, oltre a lui. Lui, che per primo, ricorda Daniel Radcliffe, trattò quel bambino con gli occhiali tondi come un attore, come un collega. Che signore. "Era un magnifico attore e un uomo meraviglioso", è il ricordo della Rowling. Mentre Daniel, Harry, di lui ha scritto:

Alan Rickman è senza dubbio uno dei più grandi attori con cui avrei mai potuto lavorare. E' anche una delle persone più leali e di maggior aiuto che abbia mai incontrato nell'industria cinematografica. Mi ha incorraggiato enormemente sia sul set di Harry Potter sia negli anni successivi. Sono sicuro che sia venuto a vedermi sul palcoscenico sia a Londra sia a New York. Non era tenuto a farlo. Conosco altre persone che gli sono state amiche per molto più tempo di me e tutte dicono ' se chiami Alan, non importa in quale luogo del mondi sia o quanto sia occupato, ti risponderà subito.
 

Nell'ombra, come Severus per Harry.

"Non dovrai mai rivelare la parte migliore di te", gli aveva detto Silente, affidandogli i destini del ragazzo. Lo fece Severus, salvandolo dai piani dello stesso Silente, solo perché il ragazzo aveva gli occhi di lei, Lily, che lui amava mai riamato. E lo fece Rickman: per averlo promesso a J. K., e per amore del suo nero personaggio. Se non è amore, questo, io proprio non so cosa possa esserlo.
Ancora? Dopo tutto questo tempo?
Sempre.

Ps: Sì, l'ho rivisto. E sì, ho ripianto. Non credevo di poter provare tanto affetto per un personaggio con la faccia da Renato Zero. 

Amelia Cartia

M'innamoro di tutto. Parlo troppo, scrivo tanto, leggo un po', dubito di tutto, sbaglio spesso, mi perdo sempre e poi ritento. Cambio strada ad ogni passo, e cambio indirizzo più spesso che posso. Se la vita è un viaggio, sono abbastanza certa d'essere viva.

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