Ehi, cosa nascondi in quell’ereader?

Sì certo, c'è la questione della comodità. Per non parlare della maneggevolezza e della facilità di lettura. Ma non sono solo queste le ragioni per cui uno sceglie di leggere digitale. Anzi. Viene fuori che i motivi veri sono molto diversi da quelli immaginati comunemente.

Lo dimostra una ricerca di mercato effettuata da PixMania in cui si chiedeva agli intervistati di rispondere sulle loro abitudini acquisto cartacee e digitali. Il quadro delineato dai risultati è evidente. Quando si tratta di scegliere i volumi che andranno a riposare sulla libreria del salotto, tutti a comprare monografie, saggistica, grandi classici. Al contrario, quando si tratta di riempire un ereader i condizionamenti vengono meno e ci si lascia andare ad acquisti più di petto e meno di testa. Ed è così che l'horror, i romanzi rosa, l'humor e il fantasy scalano le classifiche di vendita digitali.

Addirittura uno su cinque intervistati dice di essere così imbarazzato dal contenuto del suo ereader che se lo perdesse non lo reclamerebbe nemmeno. In digitale si comprerebbero quindi soprattutto quei libri coi quali non vogliamo essere identificati. Ci piacciono, perché sono leggeri e si possono leggere in ogni situazione. Ma non vogliamo che le persone attorno a noi lo sappiano. E un negozio virtuale rende questo mascheramento decisamente più facile. Non c'è nessuno in fila alle casse che sbircia quello che hai in mano e nessuno sguardo-di-commessa da affrontare. Due click, ed è fatta. "Il seduttore di Lorraine" è nel tuo scaffale e nessuno lo saprà mai. 

Niente di nuovo per carità, l'anonimato dell'online ha portato a ben più aberranti problematiche. Ma in fondo perché vergognarsi a tal punto delle proprie letture? Perché non godersi in pace le cose che ci piacciono e imparare a lasciare da parte l'idea che le cose abbiano il valore che gli danno le persone attorno a noi? 
 

Immagine | http://www.flickr.com/photos/tourist_on_earth/3196689058/sizes/z/in/photostream/

Margherita Caramatti

Conosciuta anche come Maggie. E' nata con la passione per i libri e cresciuta con quella della tecnologia e del uéb, oggi cerca di unire le due cose e farne una professione.

3 Commenti
  1. Cara Maggie,
    è un piacere conoscerti attraverso questo tuo post che identifica un grande spirito psicologico d’osservazione per come molte persone possano essere schiave di loro stesse. Non so se ho letto giusto tra le righe ma l’ho interpretato così.
    La paura di un giudizio che uno può sentirsi addosso solamente per l’acquisto di un titolo che è visibile a chi gli sta vicino dia un senso di poca convinzione delle proprie azioni e di una sintomatica insicurezza.
    Nota personale: amo i libri in tutte le loro forme sia cartacee che digitali, sono un grande appassionato della tecnologia e del web.
    Grazie per questa opportunità,
    aldo

  2. Grazie Aldo e scusa il ritardo!

    Hai letto bene, in effetti. Anch’io credo che non dovremmo precluderci nessuna esperienza soltanto per l’impressione che questo può dare di noi.
    Le cose più belle che ho fatto non me le aveva consigliate nessuno. Anzi. 🙂

    E lo stesso vale per i libri. Anch’io ho letto di tutto e tutto mi ha insegnato qualcosa. Il punto sta sempre in quello che sappiamo fare col nostro cervello e con le informazioni che ci immagazziniamo dentro.

  3. Cara Maggie,
    rispondo alla tua gentile risposta al mio commento e concordo nelle azioni più belle mai consigliate!
    Vedo con piacere che siamo in sintonia per queste “piccole” cose che danno, secondo me, un’ampia diramazione nello stile comportamentale della personalità.
    Io vivo sereno e dormo sonni tranquilli quando non faccio del male a nessuno, soprattutto senza dare giudizi aprioristici nelle semplici azioni di chiunque sia.
    Se esistesse un certo rispetto reciproco, s’innalzerebbe di non poco la qualità di vita.
    Grazie della tua risposta, con un brindisi,
    aldo