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Arturo Robertazzi, Zagreb (Aìsara, € 6,99, no DRM)

zagreb robertazzi La Digiteca di Finzioni #1

Chi è nato durante la metà degli anni '80 ricorda nitidamente le guerre jugoslave come le prime vere guerre che hanno riempito le televisioni e che hanno avuto effetti concreti sulle nostre vite. La guerra civile ugandese era qualcosa di lontano; quelle slave erano vicinissime. E noi che eravamo piccoli e guardavamo le macerie fumanti di Zagabria e Sarajevo, noi non potevamo immaginare cosa significasse temere il proprio vicino.

Il protagonista di Zagreb si ritrova nella posizione crudele che ogni guerra civile impone: ci sei tu e chi sta dalla tua parte, poi ci sono gli altri; ma la scissione non è mai così netta, e la maggior parte si scopre a cavallo della linea. Questa linea di demarcazione non divide solo il popolo in due enormi gruppi: scinde le persone. E sarebbe bello poter ridurre la realtà a un qualcosa di così semplice, alla classica bicromia bianco-nero, ma ogni amicizia e ogni ricordo fanno oscillare la propria sfumatura verso il primo dei due colori, poi verso il secondo e alla fine l'oscillazione si fa così rapida che viene fuori un terzo colore, il colore di chi non vuole far parte di quel meccanismo stupido e irrazionale che sono le divisioni. Ciò di cui parla Zagreb è questo terzo colore.

Jacopo Donati


Boris Pahor, Il petalo giallo 
(Zandonai, € 7,99, watermark)

pahor il petalo giallo La Digiteca di Finzioni #1

Ci vuole tanta ma tanta bravura a raccontare l'orrore, perché i rischi sono molteplici. La retorica, il gusto del macabro, l'eccessivo soffermarsi su quel dettaglio sanguinolento che tanto piace al lettore-voyeur. Boris Pahor non fa nulla di tutto ciò, e solo raramente sfocia nell'ornamentale: per il resto, il suo Il petalo giallo scorre con l'equilibrio e la precisione di chi è stato protaginista delle storie che racconta.

L'orrore. L'orrore. Il colonnello Kurtz di Apocalypse Now lo sapeva: bisogna farselo amico, conviverci. L'orrore è il male privo di qualsiasi giustificazione, al di là di qualsiasi tentativo di comprensione. L'orrore è oltre la morte, di cui da secoli cerchiamo di farci una ragione. Ma come si va a vivere quando non riusciamo a dotare di senso delle esperienze così eccessive? I forni crematori, per Igor, sessantenne,  scrittore, sopravvissuto. L'abuso del corpo infantile, per Lucie, trentenne, psicologa, sopravvissuta. La morte dell'anima, nelle loro parole, per entrambi. E' possibile il paragone "fra il male fuori del lager il destino del deportato"? Su questa domande si fonda e si sostiene una relazione tenera e vitale, in mezzo ai vicoli del porto di Duino e ai viali di Parigi, tra i due sopravvissuti, fatta di carezze e introspezioni, di un amore terapeutico.

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