La Digiteca di Finzioni #17

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Diego De Silva, Sono contrario alle emozioni (Einaudi, € 6,99, Adobe DRM)

Non avevo capito niente, il primo capitolo delle vicende dell'avvocato Vincenzo Malinconico, lo comprai per caso, non conoscevo De Silva. Ero appena stato lasciato da una fidanzata (la ventiquattresima, per la precisione) e quel libro mi salvò la vita solo con le prime cinque paginette del suo incipit. Era un periodo un po' così, capitemi, avevo bisogno di essere consolato.

Quando poi uscì Mia suocera beve, mi precipitai a comprarlo. Il solito fesso che abbocca al marketing, direte voi. E avete ragione. Se quel libro fosse stato un film, si sarebbe vista pesantissima la mano del produttore, che, felice del successo del primo titolo, chiude in uno stanzino l'autore e lo obbliga a tirare fuori una storia un po' pazza che abbia tutti gli ingredienti del primo successo. Squadra che vince non si cambia, la verità. Ma seppur condito con scene sfiziosisissime, il secondo capitolo della saga Malinconico era distante anni luce, per spessore e contenuti, dal primo.

Per cui immaginatevi il dilemma che ho avuto quando ho visto che non solo Sono contrario alle emozioni continuava con lo stesso personaggio – un avvocato che ha superato i quaranta, s'imbarazza come un adolescente di fronte alle donne e s'imbarca in dei botta-e-risposta con la sua coscienza che sfiancherebbero un maratoneta – ma che era pure assai più scarno dei precedenti, con micro-capitoletti brevi e veloci. Stai a vedere che è un'altra fregatura, ho pensato.

E meno male che c'è il digitale, però. Eh sì, perchè almeno – se di fregatura si doveva trattare – sarebbe costata solo 6 euro e 99, e non 16 come il cartaceo. Volete mettere? Ma non divaghiamo.

Insomma, lo prendo. E lo finisco in tre ore circa.

«Ma tu vedi la Madonna» direbbe Malinconico. Una riappacificazione totale, con contorno di abbracci, pacche sulle spalle e lacrimucce. Proprio uno non ce la fa a non volergli bene a Malinconico, talmente aggrovigliato nella sua contorta esistenza sentimentale che questa volta, per trovare il bandolo della matassa, si fa aiutare da un analista. Ma voi ve lo immaginate un avvocato – uno abituato alle sottigliezze della retorica e della dialettica – a scornarsi con uno strizzacervelli? Sono scintille di pura vita che bruciano di una lingua caldissima.

E poi c'è lei, Raffaella Carrà. Che c'entra, direte voi. C'entra, c'entra. Mica Malinconico si fa una storiella con la Raffa nazional-popolare? No, no, tranquilli, quella sarebbe fantascienza. E' che Malinconico, in un esercizio di analisi socio-culturale, si mette a sezionare le canzoni pop italiane degli anni Settanta, soprattutto quelle della Carrà. E lo fa con una enorme maestria (io pure c'avevo provato, con ben altri risultati), tirandone fuori dei pezzi da far rabbrividire la critica letteraria, la sociologia e pure un poco la psicanalisi. Dopo aver letto Sono contrario alle emozioni vi verrà una voglia impellente di fare l'amore ascoltando Forte, forte, forte, sappiatelo.

A proposito: il titolo. Un colpo di genio. In un tempo e in un luogo dove anche i fatti più semplici della coesistenza umana e civile sono dominati da un eccesso di emotività (basta accendere la TV per capire cosa intendo), De Silva se ne esce con un titolo così. Bisognerebbe fondarci un partito, con un titolo così, la verità.

eFFe

eFFe

eFFe sarebbe un antropologo, ma ha lavorato come lavapiatti, professore, pubblicitario, ghost-writer e sandwich-man. Di conseguenza non crede che un uomo possa essere definito dal lavoro che fa, ma solo da come lo fa.

2 Commenti
  1. Ho visto ieri De Silva alla “Notte degli scrittori”. Un’attrice ha letto alcuni brani dell’ultimo libro e poi, lui stesso ha fatto l’esegesi di “Forte, forte, forte” cantando abbracciato alla chitarra. Il risultato più evidente è stato comico, puro intrattenimento. Ma chi si è soffermato sui brani, sulla scrittura “spogliata” dal cabaret, ha trovato un autore vero, talentuoso. Ieri sera avrei comprato “Sono contrario alle emozioni”, ma ho preferito rimandare a Natale. Dopo il tuo post, sono ancora più convinto: ma come si incarta un Ebook?

  2. E’ già pronto sul mio e-reader. Ho amato Non avevo capito niente, un po’ meno Mia suocera beve. Forse è per questo che il terzo libro giace ancora lì senza note né sottolineature. Ho paura.