La Digiteca di Finzioni #3

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Jon McGregor, Neanche i cani (ISBN Edizioni, € 8,99, watermark)

Almeno per le prime venti pagine ti domandi chi è questo narratore plurale che racconta gli eventi, un cronista collettivo che sembra sapere tutto. Frasi spezzate, tronche,  ma che non per questo perdono senso, anzi, capaci di amplificare l'effetto drammatico del racconto di una morte. Presto si scopre che la voce collettiva è quella del gruppo di eroinomani, amici – se così possiamo chiamarli – di Robert, l’uomo che viene trovato disteso sul pavimento della sua casa.

Ed è intorno al suo cadavere che si dispiega la storia: un’autopsia descritta nei dettagli, lo smembramento pezzo per pezzo che procede lentamente, inframmezzata dai ricordi. No, se siete deboli di stomaco non è una lettura consigliata. La cassa toracica viene aperta, si estraggono gli organi, si analizza il fegato, ormai in stato di cirrosi avanzata, i polmoni. Per arrivare al cervello, poi riposto su un vassoio.

Il tentativo di ricostruire la verità dei fatti di una morte karamazoviana, di un padre pessimo, alcolizzato. Ma chi non ha colpe in questo romanzo? I personaggi di Neanche i cani sono tutti ugualmente dannati, provano a disintossicarsi, pronunciano parole di scusa, fanno buoni propositi, ma sempre con lo stesso fine: trovare i soldi per comprare la dose successiva. Un romanzo in cui ogni corpo è segnato da ferite, cicatrici, croste, buchi delle siringhe, bruciature di sigarette. Jon McGregor fornisce un eccellente e realistico spaccato di un disagio che non ha fine, in cui nessuno si salva, tutti sono colpevoli e ripugnanti, ma in cui il lettore non può non empatizzare con i protagonisti. Non è questo la letteratura?

Elena Biagi


Vanessa Diffenbaugh, Il linguaggio segreto dei fiori 
(Garzanti, €13,99, Adobe DRM)

“Se sai che si tratta di una rosa, cos’è che ne fa una rosa e non un girasole?”

'Il linguaggio segreto dei fiori' è entrato nella mia vita prima ancora di iniziare a leggerlo. Tutto ebbe inizio dalla top ten dei libri più venduti, da una recensione entusiasta dietro l'altra, dallo scoprire che ogni singola copertina è decorata con un fiore diverso (il mio potrebbe essere una rosa, ma a questo punto non ne sono più tanto sicura).

Victoria ha trascorso i primi diciotto anni di vita in un susseguirsi di istituti e famiglie sbagliate, sa comunicare solo attraverso i fiori e tutto d'un colpo deve affrontare la vita e diventare grande. Il lavoro educa, l'amore fortifica, l'amore materno salva, i segreti vengono a galla, le colpe sono perdonate.

Se sai che si tratta di un romanzo, cos'è che ne fa un romanzo speciale e non un romanzo comune?

La chiave di lettura arriva quando sai già com'è andata a finire. Vanessa Diffenbaugh si racconta. Lei stessa ha realizzato un suo dizionario dei fiori, nello stesso modo in cui lo abbiamo visto fare a Victoria. È stata ed è tuttora madre affidataria di ragazzi come Victoria, spesso costretti a passare da una famiglia all'altra e abbandonati a loro stessi al compimento dei diciotto anni, dovendo spesso scegliere tra la delinquenza e il vivere come senzatetto. Elizabeth, l'unica donna che Victoria avrebbe chiamato 'mamma' e che le ha insegnato la lingua dei fiori, è anche il nome di sua madre. I fiori sanno comunicare un sentimento più di tante parole.

Marta Traverso

La Redazione

Menino vanto altri delle pagine che hanno scritte; il nostro orgoglio sta in quelle che abbiamo letto

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