Tutti i titoli recensiti nella digiteca sono disponibili su UltimaBooks. Basta cliccare sul titolo del libro per accedere alla pagina dove acquistare l'ebook!
Matteo Strokul, La ballata di Mila (Edizioni e/o, € 12,99, Adobre DRM)
Park Chan Wook è un regista sudcoreano, autore tra le altre cose della trilogia della Vendetta: Mr Vendetta, Oldboy (che ormai è diventato un cult) e Lady Vendetta. Immaginatevi un Park Chan Wook cinese che decide di girare un film in coppia con Quentin Tarantino ambientandolo in Italia, precisamente nel Nordest, e avrete una mezza idea di “La ballata di Mila”. Poi immaginatevi un crossover tra la suddetta Lady Vendetta, la Sposa di Kill Bill di Tarantino, Gail e Miho di Sin City (versione fumetto o versione film, indifferente), un pizzico di Lisbeth Salander e dread rossi e avrete un’idea della protagonista, Mila Zago.
Insomma, unendo tutti questi elementi, viene fuori che La Ballata di Mila oltre ad essere un libro bello, scorrevole, uno di quelli che ti tiene col naso incollato alle pagine e che ti fa svegliare con le occhiaie perchè sei stato a leggere fino alle cinque di mattina (ma altrimenti Massimo Carlotto non l’avrebbe scelto per aprire la nuova collana di edizioni e/o, Sabot/age) è particolare perchè riesce ad unire ad una scenicità pop-pulp maledettamente cinematografica (o fumettistica) una componente sociale non da poco: Strukul, infatti, mette l’accento sulle comunità cinesi del NordEst (l’unico altro che mi viene in mente che abbia parlato di immigrati cinesi nella letteratura italiana ci ha vinto il premio Strega!) e, soprattutto, sulla criminalità organizzata cinese in Italia, la cui esistenza è del tutto ignota ai più.
In ogni caso, adesso chiudo perchè devo andare a spedire il libro a Tarantino e Park Chan Wook implorandoli di farci un film.
Eve Blissett
Marcela Serrano, Dieci donne (Feltrinelli, €12,99, Adobe DRM)
Dieci donne che si raccontano alla maniera di Spoon River. Ognuna ha un capitolo a disposizione per parlare di sé: sono pazienti di Natasha, la psicoterapeuta, la “donna in più” che guida queste sedute collettive, in cui chi è più ricca paga per chi non può permetterselo. Un microcosmo di equità sociale mossa dalla partecipazione solidale di nevrosi e depressioni.
Ognuna di queste donne ha la propria croce: Francisca a 42 non riesce a trovare un equilibrio a causa di un rapporto assente con una madre incapace d’amore; Mané, donna vanesia che come la Norma Desmond di Viale del tramonto fatica ad accettare la decadenza fisica della vecchiaia, covando la speranza imbarazzante di tornare, un giorno, ad ammaliare gli uomini come in gioventù; Juana alla prese con il suo deficit d’attenzione e una figlia affetta da disturbo bipolare; Simona la femminista che a più di sessant’anni decidere di tornare single e di godersi la libertà, perché lei di un uomo non ha proprio bisogno. E così via.
Infarcito di cliché che sfociano nella psicologia spicciola (sì, va bene, siamo depressi perché abbiamo avuto una madre nevrotica, un padre che ci ha abbandonato, un uomo che ci ha umiliato ecc.), Dieci donne si perde in minuzie strazianti per il lettore: le confessioni di ogni donna sono troppo lunghe, ridondanti di dettagli ininfluenti, ansiose di fornire quante più informazioni possibili. Con la conseguente ed estenuante impressione di non arrivare mai al sodo.
Peccato, perché l’idea del romanzo non è male: con almeno 130 pagine in meno e depurato dalla devozione al luogo comune sarebbe esonerato dall’idiosincrasia che genera.
Francesca Giannone








