Ecco cosa manca all’eBook

Quanti di voi preferiscono leggere su carta? Certamente la maggioranza dei lettori di Finzioni, perlomeno. E tanti hanno dato le motivazioni più disparate: l'odore delle pagine, l'attaccamento e l'affetto veri e propri verso il libro, la copertina, il fatto di possedere il libro che si sente appartenerci. Ebbene, GoodEReader ha cercato di mettere insieme le risposte che i neurolinguisti e gli psicologi hanno dato alla domanda fatidica: perché la carta?

Spoiler alert: quello che manca al libro digitale è il punto di riferimento.

Il formato digitale consente per natura di visualizzare non più di una pagina per volta, senza dare al lettore un'idea generale dell'avanzamento nella lettura: quello che vediamo è il modificarsi della percentuale di lettura e — a volte, ma non su tutti i dispositivi — il variare del numero delle pagine; quello che non vediamo è lo scorrere le pagine da destra a sinistra, l'occhio e il dito che scorrono dall'inizio di una pagina alla fine della successiva; non sentiamo il libro pesante prima nella mano destra, per poi sbilanciarsi sempre di più sulla sinistra; non abbiamo una netta percezione del "traguardo" raggiunto alla fine del capitolo; non abbiamo una chiara idea di dove finisca un capitolo e ne inizi un altro, semplicemente perché non vediamo mezza pagina bianca sulla sinistra e una chiara intestazione del capitolo dieci sulla destra.

E ancora: concentrarsi leggendo su uno schermo, o addirittura studiandovi, non consente al cervello di creare punti di riferimento né di utilizzare la propria memoria visiva. Studiando per il compito in classe di storia, quella volta in quarta superiore, siete tornati indietro di due pagine perché non vi ricordavate quella cavolo di data, e sapevate che l'avreste trovata lì. Questo non l'avreste fatto (non l'avremmo fatto) se il libro di storia fosse stato digitale, semplicemente perché le pagine su uno schermo appaiono un attimo e scompaiono subito dopo per lasciar posto a quelle successive. L'eBook, in pratica, spinge i lettori ad andare avanti, sempre più avanti, senza mai fermarsi.

L'eBook ci mette fretta, insomma, e ci lascia senza punti d'appoggio. Al nostro cervello occorrono, invece, i punti d'appoggio, e non si adatta bene ad assorbire parole e concetti se spinto alla fretta (vi ricordiamo che non stiamo parlando del rush lavorativo di fine anno al lavoro, ma della sacrosanta lettura di un buon libro). Parliamo di un punto di riferimento fisico, percebilile a livello polisensoriale. Perché apprenda, assorba e assimili, al cervello umano occorrono tutti e cinque i sensi. Non solo la vista, quindi, ma anche il tatto, l'udito, l'olfatto… magari in questo caso il gusto no, ma insomma: il peso del libro, il suono delle pagine, il profumo della carta. Il formato cartaceo, fisico se vogliamo, è di grande aiuto al nostro cervello perché esso possa davvero essere immerso nella concentrazione della lettura. 

In altre parole, se nel leggere troviamo la nostra pace dei sensi, non possiamo sperare di trovarla in un eBook. 

Il che significa che questo articolo è in forte controtendenza rispetto a tutto quanto scritto finora per questa rubrica, ma preferiamo tenere la mente aperta e leggere, piuttosto, come la vedete voi.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

1 Commento
  1. tutto vero quello che si dice nell’articolo! e lo stringo tutto in una parola:”passione!” non si può provare ‘passione’ per una ‘cosa fredda’ come il libro digitale…..lasciamo al libro quello che è del libro:carta-odore-possesso-amicizia-conforto…etc!!!