Fama letteraria da 5 minuti: la causa di Amazon e il caso Finzionico

Photocredit: SMBC

Ormai la notizia è stata data da tutti, anche dal Corriere dei Piccoli (ma de il Post ci fidiamo di più): Amazon ha fatto causa a tutti quegli anonimi, acronimi e -nimi vari che si fanno pagare per scrivere e pubblicare false recensioni. Oltre 1114 persone, al momento tutte legate ai servizi da costoro offerti su Fiverr — piccole inserzioni a partire da $5 — denunciate per aver pubblicato recensioni «false e fuorvianti».

Per smascherare le recensioni-fuffa, il Sunday Times ha creato un falso eBook, Everything Bonsai!, e ha poi pagato i recensori affinché i loro feedback positivi facessero schizzare l'eBook in cima alle classifiche Kindle UK. Amazon ha lasciato poco sottilmente intendere di non avere intenzione di rimanere a guardare mentre il suo buon nome viene danneggiato. Qui potete trovare la causa legale intentata da Amazon, che chiede alla corte di imporre ai responsabili di:

  • fermare la pratica delle false recensioni;
  • astenersi dall'utilizzare il marchio Amazon;
  • fornire informazioni circa le recensioni commissionate.

Questo è quanto si vuole ottenere con la causa legale:

Amazon is entitled to recover Defendants’ profits, actual damages and costs in an amount to be proven at trial or statutory damages of up to $100,000 per domain name, treble damages, attorneys’ fees and transfer of the infringing domain names to Amazon.

Amazon ha il diritto di recuperare i profitti della difesa, [e ha diritto ad un rimborso per] i danni effettivi e i costi per un ammontare triplicato, da dimostrare in tribunale, di $100,000 per ciascun dominio, [oltre alle] spese legali e al recupero dei domini.

Come a dire cornuti sì, ma pure mazziati parliamone. Del resto, Amazon sta forse accusando il colpo di molti riflettori puntati su di sé, e di conseguenti copiose indagini avviate nel tentativo di dimostrarne qualche movimento fraudolento. Forse per questo motivo ha deciso, stavolta, di non trascurare la denuncia del Sunday Times. Dico stavolta perché la situazione, ahinoi, era già sulla pubblica piazza da un bel pezzo. Tutti sanno come funziona il giochino delle recensioni, e di segnalazioni, ad Amazon, ne erano certo state fatte a centinaia.

Per chi di voi fosse lontano anni-luce dalla realtà del self-publishing, veniamo ora a illustrare il giuoco della hit-top in poche semplici mosse: scrivete un eBook, lo auto-pubblicate e lo proponete su Amazon; fatto ciò, se avete amici magnanimi con tanta voglia di inondare il vostro operato di splendide recensioni buon per voi, ma così non fosse potete sempre pagare qualcuno per farlo. E se invece fosse troppo tardi, il vostro manoscritto facesse pena ai più e tali più fossero lesti a recensire, niente paura: eliminando il vostro eBook da Amazon per poi riproporlo non appena trovati (e pagati) recensori fidati, les jeux sons faites.

Qui in redazione abbiamo un file appositamente dedicato alle recensioni-fuffa. Ora vi spiego [per ulteriori dettagli non esitate a contattarci — ma nomi e cognomi no, scusate].

Nel lontano Febbraio 2013, in seguito alla pubblicazione di questo articolo, un lettore ci scrisse per segnalare strani avvenimenti su Amazon: a quanto pare, tale lettore aveva lasciato una pessima recensione di un eBook comprato su Amazon che, evidentemente, non gli era affatto piaciuto. Tutto normale, se non fosse che poco tempo dopo la sua brutta recensione sparì. Al suo posto comparvero molte recensioni positive e insomma, long story short, venne fuori che le stesse belle parole usate per recensire quell'eBook erano state impiegate anche per altri: le stesse parole, espresse dallo stesso autore, per libri diversi.

Decidemmo di indagare: Andrea Camillo tentò di contattare l'autrice di quell'eBook e io contattai Amazon. Il mio obiettivo era quello di capire se a monte non ci fosse semplicemente un malfunzionamento della piattaforma, mentre quello di Andrea era di capire se l'autrice avesse dichiarazioni da fare in merito, perplessità, cose… insomma, un'intervista. Neanche a dirlo, avemmo scarsissimo successo: l'autrice non rispose mai ad Andrea, mentre Amazon mi rispose, dopo una lunga attesa e tanti giri di parole e passaggi di patate bollenti, quanto segue:

La recensione da lei segnalata dal titolo "Vale meno di quello che costa" é ancora presente sulla nostra pagina. Se cerca sotto quelle ad una stella la trova. In generale posso comunque dirle che se un libro non é piú in vendita sulla nostra pagina, le recensioni spariscono automaticamente.

Scrissi, in una mail ai miei colleghi: «Ok, solo che l'eBook in questione è ancora in vendita e la recensione non c'è». Non riuscendo ad ottenere altri risultati, ne concludemmo che i fatti dovevano per forza essersi svolti nella seguente modalità:

  1. L'autore (in questo caso l'autrice) scrive un eBook e lo mette in vendita su Amazon;
  2. L'eBook viene acquistato e letto;
  3. L'eBook non piace, e le recensioni sono negative;
  4. L'autrice rimuove il proprio eBook da Amazon, azzerando le recensioni fino a quel momento ricevute;
  5. L'autrice rimette il proprio eBook online, e stavolta le recensioni positive fioccano — sono le stesse che molti altri eBook hanno ricevuto, dallo stesso autore che ha inspiegabilmente scelto gli stessi vocaboli per tutte le recensioni da lui scritte.

Non avendo modo, però, di provare la nostra teoria, fummo costretti ad abbandonare il -Gate, seppure con profondo rammarico. Avemmo comunque modo di constatare come il codice ASIN (codice di vendita univoco) della prima pubblicazione fosse effettivamente diverso da quello della seconda, il che era appunto la riprova del fatto che l'eBook era stato prima eliminato poi riproposto. Più che altro, qui, il problema era dimostrare la cattiva fede dell'autrice.

Ora, ad ogni modo, vediamo bene che Amazon si è finalmente resa conto della gravità della situazione, che pareva esserle sfuggita completamente di mano. È da immaginarsi, infatti, che sia praticamente impossibile effettuare un tipo di controllo tanto serrato e minuzioso su una piattaforma tanto estesa e con una cifra di utenti da troppi zeri perché io possa saperla pronunciare. Ma la realtà è che la falla nel sistema era nota da un pezzo, e la si stava utilizzando impunemente e sotto gli occhi di tutti. Poi ci si chiede come mai i self-publishers sono valutati meno di niente e gli eBook siano considerati una mezza schifezza: se il contenuto online è troppo vasto per essere controllato, lucrarci sopra per 5 minuti di fama letteraria è un attimo.

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Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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