Gli eBook non conoscono il razzismo

Negli Stati Uniti, il mese di Febbraio è un mese particolare, dedicato alla storia afro-americana. Qui da noi questo argomento risuonerà a malapena come un'eco lontana, perché in Italia soltanto ora stiamo avendo realmente a che fare con le problematiche riguardanti l'integrazione e la diversità (e le stiamo gestendo… come le stiamo gestendo, sorvoliamo). Il fatto è che negli Stati Uniti la questione razziale, nonostante sia formalmente superata da un pezzo, è tutt'ora un tema spinoso e delicato. Si sente ancora la necessità di creare spazi dedicati, "neri". Esiste persino un'associazione chiamata African American Book Club, e librerie dedicate alla letteratura afro americana.

Ecco, il problema è che nemmeno questa nicchia di letteratura, che pure doveva rappresentare un caposaldo nel panorama editoriale americano per le motivazioni di cui sopra, è riuscita a scampare alla crisi dell'editoria: le librerie afro-americane, che erano oltre 300 nel 2002, ora sono poco più di un centinaio. E non solo la crisi, ma anche l'intensa urbanizzazione delle periferie americane, dove (a quanto pare) la popolazione afro-americana si concentrava, ha contribuito a dismembrare le librerie dedicate che ne erano parte integrante. Di tutto questo accennava un articolo sul Publisher's Weekly, di Judith Rosen.

Mercy Pilkington di Good E-Reader ha poi pubblicato un suo pezzo, riferendosi all'argomento, in cui si domandava se gli editori non fossero, sotto sotto, razzisti. Dal discorso fatto fin'ora a questa frase passa una bella spanna, capirete. Bene, il ragionamento della Pilkington scaturisce da un'insoddisfazione verso le spiegazioni della Rosen e da una veloce analisi di Kindle Store: a quanto pare, i titoli di letteratura afro-americana scarseggiano, solo 15 mila su un totale di 2 milioni tra libri ed eBook. Dal momento che non esiste immediata correlazione tra librerie ed eBook, la Pilkington si chiede se e come mai gli autori non stiano semplicemente più trattando questo genere letterario. Altra ipotesi, se non ci sia direttamente carenza di lettori afro-americani, e dunque gli editori e gli scrittori non si regolino di conseguenza. Mercy Pilkington suggerisce, tra le righe, che la spiegazione non possa che trovarsi in una differenza culturale di tipo razziale.

Fermi tutti: ha ancora senso parlare di differenze razziali nell'era digitale?

Perché ciò che Internet ha sempre rappresentato, e la digitalizzazione della letteratura con esso, è l'abbattimento di ogni tipo di barriera, sia essa cromatica, razziale, sociale. La digitalizzazione ha portato e porta la letteratura ad un livello che trascende e stravolge completamente l'idea di "pubblico letterario". Gli eBook stores e il self-publishing sono la livella dell'editoria, la voce della verità: se ci sono i lettori, ci sono anche i titoli. Non è più concepibile che non ci sia offerta corrispondente alla domanda, in questo mercato.

Semplicemente, la carenza di titoli afro americani dedicati potrebbe non significare niente. A parte il fatto che azzardare supposizioni sulla base di una rapida scansione di un solo eBook store è, per l'appunto, azzardato. In secondo luogo, se davvero il self-publishing e gli store digitali rappresentano le reali tendenze dei lettori, allora perché non limitarsi a leggere i "dati" attraverso questa lente: semplicemente, l'argomento non interessa. Forse gli editori non sono razzisti, forse è passato davvero tanto tempo che i lettori non sento più una reale esigenza di tornare sul'argomento, e gli eBook ne sono la prova.

Fingiamo per un attimo che io sia una cittadina americana di origini africane, residente a Parigi ed impiegata presso una multinazionale cinese che mi porta spesso a viaggiare tra la Nuova Zelanda, il Giappone e il Paraguay (scenario tutto sommato plausibile). Ovviamente, sono una gran lettrice e posseggo un eReader. Che genere prediligo, mi chiedete? Che sciocchezza! Vi pare che io possa ingabbiarmi in un genere soltanto, quando la vita che faccio mi ha reso tanto eclettico? Nel mio eReader la Kinsella è accanto a Grisham, Dickens vicino ad Asimov e Lilin segue Brignano (sì, parlo anche italiano). Come fate ad assimilarmi ad una categoria di lettori soltanto? O anche solo ad una categoria sociale, culturale, per la miseria, razziale?

Certo, questo sarebbe un caso particolare, ma se anche prendessimo in esame dei normali lettori stanziali la questione razziale cadrebbe nel momento stesso in cui questi avrebbero a disposizione una connessione Internet, non trovate? Ribaltando la questione: nessuno sembra sorpreso di non trovare bizzeffe di eBook sulla letteratura del Congo. Si tratta di razzismo o di assenza di domanda?

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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