La tecnologia al servizio della filologia

Tra i tanti detrattori del digitale e fautori dell'opposizione dicotomica che vede fronteggiarsi carta e digitale, saranno felici i filologi che continuano a trarre beneficio dalla tecnologia, trovando una sintesi tra la passione per i volumi cartacei e quella per la conoscenza.

La notizia è che in Inghilterra, la John Hopkins University assieme a Princeton e University College di Londra stanno portando avanti un progetto chiamato The archeology of reading in early modern Europe:

This new digital humanities research initiative will explore historical reading practices through the lens of manuscript annotations preserved in early printed books.

Per fare ciò trascriveranno e catalogheranno le note a margine dei libri del XVI e del XVII secolo conservati in diverse biblioteche inglesi, mettendo così la tecnologia a servizio della filologia e della conoscenza.

Ai filologi saranno venuti gli occhi a cuoricino pregustando la possibilità di frugare tra questi documenti senza dover investire il proprio tempo a bighellonare tra le biblioteche… forse… l'idea di bighellonare per biblioteche mi fa venire in mente un libro di Karl Schlögel, Leggere il tempo nello spazio – Saggi di storia e geopolitica e, pensando a questi saggi in cui l'atto del bighellonare viene descritto come un'esperienza molto proficua dal punto di vista conoscitivo. Sono entrata un po' in crisi, penso che ai filologi in fin dei conti bighellonare tra le biblioteche non dispiaccia. Sicuramente ai filologi potrebbe tornare utilie un archivio del genere.

Per fare un simile lavoraccio, però, c'è bisogno di tanti soldi, e per fortuna che esistono le fondazioni: la Andrew Mellon Foundation ci ha investito quasi 500 mila dollari. 
La novità dell'impresa non sta tanto nello studio delle note scritte a mano a margine dei libri antichi: esistono infatti siti come Early English Books Online e Annotated Books Online che hanno messo a disposizione del pubblico pagine e pagine di immagini di libri antichi, che però non sono catalogati con ordine e propongono quindi un approccio frammentario al tema.

La necessità alla quale questo nuovo progetto vuole sopperire è quella di una maggiore organicità del materiale, e intende farlo attraverso la costruzione di un database consultabile attraverso un sito web aperto al pubblico, insomma la vera novità sta nell'ordine e nella semplificazione della ricerca tra il materiale di tutte le biblioteche d'Inghilterra. Infatti, se una biblioteca dovesse possedere un manoscritto scarabocchiato da un personaggio significativo, che magari ci ha preso i suoi appunti per scrivere qualcos'altro, e poi questo manoscritto si trovasse a giacere in uno scaffale dimenticato da Dio (e dai filologi), il suo valore andrebbe sprecato.

Abbiamo quindi un esempio lampante di come la tecnologia possa essere un'ottima ancella della conoscenza e di come i libri digitali possano essere utili anche agli amanti dei libri di una volta.

Sara Cocco

Il mio pallino per l'editoria digitale si è rotto come un uovo, ed è finalmente nata Regina Zabo edizioni, ora faccio il direttore.

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