L’editoria digitale per salvaguardare la democrazia italiana

Si potrebbe anche pensare, e sarebbe anzi assolutamente lecito, che avremmo ben altre priorità messi come stiamo messi: il Governo dovrebbe pensare a come tirarci fuori da questa crisi nera costellata solo di disoccupazione e suicidi di imprenditori. E invece guarda qua, vanno a pensare di riformare l'editoria e creare norme specifiche per l'editoria digitale. Per alzata di mano, in quanti la pensano così – ma si sentono comunque come i vecchietti che scuotono la testa davanti ai cantieri? Tanto, oramai, qualsiasi lamentela e moto di sgomento sono completamente superflui, e trovare un filo logico nelle decisioni dei vari governi (che mano a mano ci vengono appioppati) è come divinare una sfera di quarzo nero. Tantovale, nell'attesa, prendere quel che di buono c'è.

E cosa ci offre di buono il nostro Governo oggi? Un accordo con l'Anso (Associazione Nazionale della Stampa Online) per la regolamentazione ed il sostegno dell'editoria digiltale, raggiunto nel corso di due mesi e firmato dalle controparti il 6 Agosto. Con questo accordo, l'editoria digitale è ufficialmente ed a tutti gli effetti riconosciuta come indipendente, e anzi, come chiave di sviluppo economico, sociale e democratico e come strumento per uscire dalla crisi. Stai a vedere che alla fine questa era davvero una priorità…

L'accordo si propone, in sostanza, come un mezzo per rispettare l'Articolo 11 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea – la promozione del pluralismo dell'informazione in quanto bene pubblico e principio fondamentale della democrazia. Almeno, così dicono. Per riassumere brevemente i punti del famigerato accordo:

  • sostenere lo sviluppo tecnologico dell'editoria digitale anche, soprattutto e con molti mezzi, finanziariamente (e questo seriamente, non in modo che i fondi stanziati siano usati domani per coprire qualche altro debito);
  • sostenere lo sviluppo delle start-up, delle imprese, dei professionisti e delle professioni legate alla stampa online;
  • promuovere la promulgazione della stampa online (ATTENZIONE: presumibilmente setacciando il web dalle cialtronerie, allarme probabili forme di censura);
  • proteggere il diritto d'autore.

Questo davvero molto in breve: per approfondire a modino, qui il testo completo (niente paura: il link avvia il download di un file Word).

Con questo, la stampa e l'editoria digitali non sono più appendici accessorie ai media tradizionali: anche in Italia, i nuovi media sono indipendenti, un discorso a sè, e necessitano quindi di una regolamentazione adeguata. Il discorso, immaginiamo tutti bene, è complicato soprattutto perchè (non so a voi eh) richiama immediatamente il pensiero di possibili censure, ma d'altra parte conferisce al web la credibilità che gli spettava già da un bel pezzo. C'è solo da sperare che le regolamentazioni a seguire siano utili ai fini preposti, e l'Anso non abbia in realtà firmato quello che i ggiovani chiamano "un gran pacco", i romani chiamano "una sola", i filosofi chiamano "uno specchietto per le allodole", i pochi italiani rimasti "una fregatura".

Scetticismi e complottismi a parte, se è vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, allora diamoci sotto e dimostriamo all'Italia il vero potere della libertà di stampa e di espressione. Con stile.

Sara D'Agostino

Book nerd D.O.C., crede nella Forza come religione e ha una dipendenza da asciugacapelli. Da vera strapezzente, ha percorso la rotta di Kessel in meno di dodici Parsec.

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